M5S, Casaleggio commissaria i parlamentari

La spaccatura all’interno del gruppo a 5 stelle ha fatto infuriare Beppe Grillo, ma l’entità della spaccatura gli ha messo quanto meno il freno alla tastiera su nuovi e possibili decreti di espulsione (sarebbero 21 i senatori colpevoli di aver votato Grasso). Anche perché, regolamento 5 stelle alla mano, “i parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno, per palesi violazioni del Codice di comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione online sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza.” Dunque, in teoria, lui non può decidere niente. In pratica anche, perché esiste anche la Costituzione col suo art.67 (fino a un anno fa difeso a spada tratta da Grillo), che vale giuridicamente più di qualsiasi scrittura privata.

Qualcosa, però, lo ha fatto, per correre anche ai ripari dalle imbarazzanti gaffes compiute dai parlamentari grillini (epocale quella di Gessica Rostellato, che alle Iene dimostra di non sapere né cosa sia la BCE né chi sia Mario Draghi, salvo poi vantarsi su fb di non aver salutato Rosy Bindi che voleva presentarsi). Ha nominato due responsabili della comunicazione: Claudio Messora per il Senato e Daniele Martinelli alla Camera.

Come ha spiegato direttamente Messora, in arte byoblu, “il team avrà un ruolo di armonizzazione delle posizioni. Ovviamente il compito è ancora più importante, visto che il capo politico è fuori dal Parlamento“. Ma il meglio arriva quando il blogger spiega, a pagina 10 del Corriere, di fare riferimento direttamente a Grillo e a Casaleggio: “Sì. Grillo non lo conosco bene, l’ho incontrato solo a teatro. Casaleggio di più, anche se non ci vado a cena, per intenderci. Però è lui che mi ha scelto.

Dunque, nessuna discussione “democratica”, nessuna votazione online, nessun curriculum vitae visionato per questo ruolo: la base completamente esclusa dalla scelta. Evidentemente, si premia la fedeltà. E Messora ha dimostrato di essere parecchio fedele, sin da quando ha smontato Viola Tesi, promotrice della petizione pro governo PD-M5S, accusata di non essere della base del Movimento perché mesi prima era nel partito pirata. Ci si chiede se Messora fosse in cabina elettorale con lei, ma non è dato saperlo.

Ma se Messora è un blogger navigato e più famoso, chi è Daniele Martinelli? E’ presto detto: famoso per un celebre video in cui accusava di silenzio mafioso l’ex-vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, fu condannato a risarcirlo, e prontamente arrivò l’aiuto dal blog di Beppe Grillo. Era il 2011.

Un anno importante per Daniele Martinelli, candidato alle elezioni comunali milanesi per l’Italia dei Valori, in contrapposizione proprio alla lista del M5S: 54 voti, un successone che lo piazzò 14° per numero di preferenze. Ma ci aveva provato già l’anno prima, alle regionali 2010, sempre con l’IDV, di cui curava anche il sito: 568 voti a Bergamo, quinto su sette candidati. Niente elezione.

La base, comunque, è in fermento e la domanda è, per sintetizzare quella comparsa sulla bacheca della deputata Paola Nugnes: “Ma questi due affiliati del blog di Grillo li ha scelti qualcuno? Non è questo forse un modo per tenervi a bada?” E in effetti la sensazione è che, da oggi, la comunicazione con l’esterno sia stata appaltata ai due nuovi responsabili e quindi, de facto, i parlamentari a 5 stelle siano stati commissariati.

E dire che proprio nel 2011 Beppe Grillo scriveva nel suo comunicato politico numero trentacinque:

Ogni eletto si impegnerà a interagire quotidianamente attraverso la Rete per informare i cittadini e interagire con gli iscritti al M5S. La libertà di ogni candidato di potersi esprimere liberamente in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capo bastone sarà la sua vera forza. Il M5S vuole che i cittadini si facciano Stato, non che si sostituiscano ai partiti con un altro partito. I partiti sono morti,organizzazioni del passato, i movimenti sono vivi. Oggi i parlamentari sono soltanto dei peones che schiacciano un pulsante se il capo, che li ha nominati, lo chiede. Non sono nulla, solo pulsante e distintivo. Il M5S vuole far entrare degli uomini e delle donne alla Camera e al Senato che rispondano solo alla Nazione e al proprio mandato.

Dopo la reprimenda all’art.67 della Costituzione e la nomina dei due “responsabili della comunicazione”, evidentemente Beppe Grillo ha cambiato idea. E come ha scritto Nando dalla Chiesa sul suo blog:

Il primo modo per riconoscere se un partito fa politica al servizio dei cittadini o per sé è porsi il seguente interrogativo: sceglie ciò che è meglio per il paese o ciò che è meglio per sé, magari sostenendo che il bene del partito coincide con l’interesse generale perché “solo noi possiamo difendere l’occidente”, “solo noi possiamo essere il cambiamento”, ecc? Grillo ha già dimostrato con le elezioni lombarde che dell’interesse collettivo gli frega poco, che lo identifica con i numeri del suo partito. E ieri non lo ha fermato neanche la prospettiva di rifilare al paese Schifani presidente del senato. Dunque: è utile per far cambiare gli altri, ma è inutile (anzi dannoso) per quello che fa in proprio.

About Pierpaolo Farina

Sono nato nel 1989 a Milano, dove vivo. A vent'anni ho fondato enricoberlinguer.it e a 21 Qualcosa di Sinistra. A 23, dopo la laurea triennale, WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie. Oltre a scrivere e fotografare con Sophie, la mia fedele Canon 6D, mi occupo di comunicazione politica e digitale. Nel 2014 ho pubblicato "Casa per Casa, Strada per Strada", il libro più venduto su Enrico Berlinguer. Sono dottorando in Studi sulla Criminalità Organizzata presso l'Università Statale di Milano.

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29 comments

  1. Qualcosa di sinistra ” La libertà di ogni candidato di potersi esprimere liberamente in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capo bastone sarà la sua vera forza”. Infatti non devono chiedere il permesso a nessun capo bastone, ma al regolamento che liberamente hanno sottoscritto si!!

    • Sentivamo tutti il bisogno di un dottor sottile che ci illuminasse e ci conducesse fuori dalla nostra pochezza intellettiva. Grazie.

  2. Luca Colucci Ma qual è stata la decisione di maggioranza?
    LB

  3. Ma grillo non ha mai una faccia normale, sempre incazzato e folle??????

  4. Andrea Piras attraverso Facebook

    Comunque era il comunicato “numero 45” e Grillo vale uno come gli altri. Hanno ragione i parlamentari che hanno votato per Grasso, dimostrando di non essere facilmente comprabili e non essere “pulsanti e distintivo”. Senza il Movimento avrebbero eletto Franceschini e la Finocchiaro che non sono di sinistra a mio modestissimo parere.

  5. Luca, la linea la decidono Casaleggio-Grillo, quindi hai ragione: i capibastoni, effettivamente, sono due.
    Andrea, fortuna che c’è il link nell’articolo e il titolo è “comunicato politico numero trentacinque”. E se avessi fatto la fatica di arrivare fino in fondo all’articolo, avresti anche letto la posizione di Nando dalla Chiesa, che sottoscriviamo, a proposito di Franceschini-Finocchiaro.
    PF

  6. Dalia Nocchi attraverso Facebook

    sterebbero bene nell’URSS di Stalin….a quel tempo si chiamava “centralismo democratico”….non hanno inventato nulla (purtroppo)

  7. Forse è un bene che la linea la decidano Grillo e Casaleggio, visto che per ingenuità i senatori del M5S sono caduti nel trapplone di PD e PDL

  8. Andrea Piras attraverso Facebook

    A me pare che molti parlamentari di sinistra abbiano dimenticato i loro trascorsi di gioventù e che oggi siano preoccupati solo di mantenere lo status quo. Sicuramente vi ricordate il discorso alla Camera di Luciano Violante nel 2003 inserito nel film “Viva Zapatero!” della Guzzanti. Anche Violante, leggendo la sua biografia, un tempo fu di sinistra. http://www.youtube.com/watch?v=_stxOSyxE7k

  9. Babajaga Lucia attraverso Facebook

    Due degne persone e con curriculum spaventosi come Boldrini e Grasso sarebbero il ‘trappolone’ di PD e PDL? (ma il PDL che c’entra in questo caso?)

  10. Andrea Piras attraverso Facebook

    “Il trappolone” è l’espediente con cui Grillo cerca di uscire dal pantano creato dal suo ultimo diktat che non è piaciuto alla quasi totalità degli attivisti e alla maggior parte dei suoi elettori.

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