Guerra a Pisapia, la strategia della destra

Bossi ha tuonato duro contro Giuliano Pisapia: farà di Milano una zingaropoli, senza contare la comparsa a funghi di centri sociali e moschee. Il leit motiv perdente pare non abbia insegnato nulla al centrodestra, che persevera sulla campagna sbagliata. Ma, Lega a parte, pare che in generale la linea sia cambiata, ed ecco come.

La Moratti ha abbandonato la Sec, l’agenzia di comunicazione di Cl, specie dopo la mossa avventata della calunnia durante il confronto ultimo con Pisapia davanti alle telecamere di Sky: l’agenzia non ne sapeva nulla ed è rimasta molto seccata. La palla è passata a Glisenti, che ha già portato Letizia a Palazzo Marino cinque primavere fa e l’Expo a Milano. Letizia crede nella rimonta e a sinistra c’è da stare attenti: nel 2008 Alemanno aveva un fortissimo ritardo su Rutelli, ma al ballottaggio ha ribaltato tutto.

La comunicazione quindi si baserà su toni più tranquilli e più concentrati sulle proposte: se la Lega ora tuona, il Pdl si ferma a riflettere e si è deciso di limitare le apparizioni del premier, se non strettamente necessario, di sospendere gli attacchi a Pisapia su moschee, passato, campi rom, centri sociali etc, tanto da puntare su manifesti con Ombretta Colli e Gabriele Albertini, rispettivamente ex presidente della provincia ed ex sindaco di Milano. La svolta si è già vista in questi giorni, dopo che il Pdl è uscito con manifesti che chiamavano Milano a svegliarsi per non lasciare la città alla sinistra, rinunciando però alle invettive di cui sopra.

Sul versante Lega pare che la città sia persa: in queste ore sono apparsi manifesti che ricordano il raduno di Pontida e nulla per il Comune; lo stesso Salvini crede nel ballottaggio nella misura del 10%. Era già stato sottolineato che fra la Lega e la Moratti ci fossero pesanti malumori e il voto lo ha ampiamente confermato: si sospetta che lo zoccolo duro della Lega non si sia recato a votare o spesso abbia votato disgiunto.

Nel frattempo c’è stato spazio anche per un chiarimento con le componenti di Comunione e Liberazione, altro tasto dolente di questa campagna elettorale. Berlusconi aveva sbottato contro chi, dall’interno, ha remato contro. Formigoni ha replicato citando Lassini, ma anche l’ipotesi di franchi tiratori fra i Don Giussani boys non è da escludere: nei mercati i ragazzi che volantinavano per Masseroli e Forte (entrambi comunque eletti in consiglio comunale con circa 7000 preferenze in due) spesso invitavano al disgiunto o davano comunque l’impressione di non martellare tanto sulla Moratti.

In ogni caso non c’è da farsi ingannare: seppur a pezzi e in crisi, con Milano ormai data persa, bisogna sempre ricordare che le analisi hanno segnalato una tenuta dei voti del centrosinistra e una perdita nella misura di ottantamila voti da parte della destra. Se una quadra si riuscirà a trovare, la strada per loro non sarà poi così in salita. Motivo per cui bisogna continuare a sostenere Giuliano Pisapia con tutte le forze, ricordare alla gente di tornare a votare al ballottaggio e istruire bene sulle modalità di voto.

28 commenti su “Guerra a Pisapia, la strategia della destra”

  1. Di nuovo non fanno che buttare palate di merda sull’avversario. E’ questo il modo di parlare dei problemi di Milano che avevano promesso il giorno dopo la batosta elettorale del primo turno? Niente da fare sono sempre loro! Non fidatevi! è di questa gente che abbiamo voluto liberarci quando abbiamo votato (scusate avete…ma io ero lì con voi) Pisapia e De Magistris e molti altri (altro che pareggio). Non molliamo vi prego…siamo a un passo dall’eliminare questi omuncoli dalla scena politica italiana…non credete a nulla di quello che vi diranno in questa settimana e tornate tutti in massa a votare!

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