A Michele, a Segen, a Marielle

Ci abbiamo messo un po’ a scrivere questo articolo. Non è semplice trattenere la rabbia, trovare la lucidità di una parola giusta al posto giusto. E cosi i giorni passavano, fino a quando ci siamo resi conto che la parola giusta, al posto giusto, non era possibile trovarla.

A Michele, morto per l’odio e l’indifferenza. Perdonaci, se non abbiamo saputo ascoltarti, se non siamo stati in grado di proteggerti. Tu, piccola e fragile vittima di una società in cui prevalere è più importante che sostenere, in cui offendere è più importante che difendere, in cui respingere è più importante che integrare. Tu, fragile e piccola vittima di questa giungla che non ha più rispetto nemmeno della morte. A te, Michele, possiamo ormai solo dedicare queste parole di Fabrizio De Andrè:

“Signori benpensanti | Spero non vi dispiaccia | Se in cielo, in mezzo ai Santi | Dio, fra le sue braccia | Soffocherà il singhiozzo | Di quelle labbra smorte |Che all’odio e all’ignoranza |Preferirono la morte”.

A Segen, morto per fame. I tuoi piedi, quando hanno toccato terra, non hanno lasciato nemmeno l’orma sulla sabbia. Il lenzuolo, su quel letto d’ospedale, non presentava nessuna piega dopo che il tuo corpo, leggero e innocente, vi si era posato sopra. Tu, martire straniero, affamato, assetato. Crocifisso da un mondo vorace, inchiodato da ogni mattone posto su un muro ad ogni frontiera e da ogni grido che ribadisce che tu, e quelli come te, venite sempre dopo qualcun altro. La vostra sofferenza, rende meno giusto il nostro benessere. Amen.

A Marielle, morta per passione. Passione per la sua gente. Quei proiettili non ti hanno uccisa, perché non è possibile sparare ad un animo libero. Per te, parole non ne abbiamo, Marielle. Per te abbiamo una richiesta. Dacci la forza di lottare con il tuo stesso vigore, di schierarci senza remore al fianco degli ultimi, dei più deboli, di impegnarci concretamente affinché questo mondo cambi. Ti hanno sparato alla testa, Marielle. Almeno 9 proiettili. Ma non hanno avuto il coraggio di spararti al cuore. A te, Marielle, facciamo una promessa, e te la facciamo in portoghese:

Prometemos que resistiremos.

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Antonino Roseto

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