Salvador #Allende, una vita per il suo popolo

Strana terra, l’America Latina. Non trovo un altro termine per definirla. Come definireste voi una terra in cui movimenti di lavoratori di sinistra si uniscono a movimenti di ispirazione fascista per nazionalizzare miniere, intraprendere una campagna di alfabetizzazione e ridistribuire le terre ai contadini (vedi Bolivia)? Come definireste una nazione che ha deciso di eliminare l’esercito, primo Paese al mondo a farlo (vedi Costa Rica)?

Strana terra, l’America Latina. Strana, ma solo per quelli che, ancora oggi, pretendono di fare politica senza avere la minima conoscenza della società in cui vivono. Per chi non può capire quali sono i problemi della gente, del popolo. Per chi non sa cosa significhi vivere nella precarietà. Per chi non sa minimamente cosa significhi non avere nemmeno la speranza di un futuro. Per chi ha eletto a propria religione i dogmi di una economia neoliberale al cui altare vengono portati in sacrificio pezzi di stato sociale, diritti e conquiste dei lavoratori e di coloro che sono alla base della piramide. Per tutti questi è e resterà strana, perché ci ha donato Presidenti che conoscevano il loro popolo e le sue sofferenze.

Salvador Allende era uno di questi. Presidente del Cile, primo presidente marxista democraticamente eletto, morto a seguito del Golpe finanziato dai ‘democraticissimi’ Stati Uniti. Il programma della sua ‘Unidad Popular’ parlava di cultura e istruzione:

“La nuova cultura non si creerà per legge; essa sorgerà dalla lotta per la fratellanza contro l’individualismo; per la valorizzazione del lavoro umano, […] per l’accesso delle masse popolari all’arte, alla letteratura, ai mezzi di comunicazione contro la commercializzazione di questi. […] Verrà predisposto un piano nazionale di borse, tale da consentire l’iscrizione e la continuazione degli studi a tutti i bambini cileni. […] Il nuovo Stato progetterà un piano straordinario per la costruzione di edifici scolastici.”

Rifletteva una profonda conoscenza dei meccanismi sociali:

“Il Cile è un Paese […] internamente dominato dai settori della borghesia strutturalmente legati al capitale straniero, che non possono risolvere i problemi fondamentali del Paese, la cui matrice risiede proprio nei loro interessi di classe ai quali giammai rinunceranno volontariamente.”

Parlava di solidarietà e giustizia sociale:

“Perché è violenza il fatto che, accanto a chi possiede case di lusso, gran parte della popolazione viva in alloggi insalubri e altri non dispongano nemmeno di un tetto: è violenza il fatto che alcuni sprechino il cibo mentre altri non hanno di che nutrirsi.”

Ora ditemi se non sono parole che vorreste sentirvi dire anche oggi.

Sono parole del 1970.

Si, è proprio strana l’America Latina.

“È possibile che ci annientino, ma il domani apparterrà al popolo, apparterrà ai lavoratori. L’umanità avanza verso la conquista di una vita migliore.” (Salvador Allende)

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Antonino Roseto

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