#BuonAnno, per un 2018 di lotta!

Ogni movimento cronometrato. Movimenti del braccio misurati in millesimi di secondo. Se si sfora, bisogna recuperare il più in fretta possibile. Ciò che Charlie Chaplin rappresentava in ‘Tempi Moderni’ diviene tragicamente reale ogni giorno. L’uomo come una macchina, ogni suo movimento registrato, controllato. Schiene che si spezzano, menti che crollano. E il suicidio diventa l’unica via d’uscita da una vita di cui hanno svuotato il senso.

Una gara al ribasso. Stanno smantellando tutti i diritti ottenuti dopo anni di lotte. E pur di lavorare, sei costretto a dire ‘grazie’, anche se sei sfruttato, anche se sei calpestato. Perché tutto, ormai, è trattato alla stregua di una merce. La sanità, l’istruzione e la cultura, fino alla sofferenza umana. Giorno dopo giorno assistiamo alla finanziarizzazione di ogni singolo uomo. Tutto ha un valore in denaro. E ogni aspetto della vita diventa flessibile, perché flessibile è il capitale. Ma nessuno dice mai che la flessibilità, questo tipo di flessibilità, fa rima con precarietà.

E no, non crediate che il colpevole di tutto sia il profitto. Perché, dietro il profitto, ci sono persone. Con nomi e cognomi. Che, dando la colpa al mercato, costruiscono i loro privilegi sul sangue e sulle lacrime di miliardi di persone. Dobbiamo imparare che dietro il profitto non c’è una legge divina che vuole che le cose vadano e restino cosi, ma uomini che, scientificamente, accumulano ricchezze sulla nostra pelle.

L’impresa più bella che possiamo tentare in questo nuovo anno è ritornare a provare empatia verso gli ultimi della terra, verso i dimenticati, verso chi non ha più la forza per gridare. Dobbiamo tornare a dare voce a loro e a noi stessi, impegnati come siamo a urlare parole afone contro un mondo che diciamo e pensiamo sia sbagliato. Siamo noi che viviamo in questo mondo e siamo noi che nel nostro piccolo possiamo cambiarlo. Cambiarlo non solo pubblicando un post su Facebook ma anche uscendo per strada ad attaccare manifesti.

Ed è da qui che dobbiamo ripartire. Da questa consapevolezza. Dobbiamo ripartire dalla conoscenza. Dobbiamo ripartire mettendo l’uomo al centro del nostro mondo. L’uomo con le sue paure e le sue debolezze. Con le sue gioie e le sue forze. ‘Chi non crede nell’essere umano non è un rivoluzionario’ diceva Che Guevara.

Ridiamo forza alla nostra voce. Usciamo dal mutismo dell’irresponsabilità. Prendiamo il coraggio a piene mani. A ben pensarci, ne basterebbe solo una, di mano. Quella sinistra.

Tieni stretto quel coraggio dentro un pugno. Alzalo. Ci troviamo tutti lì, al sol dell’avvenire di questo 2018.

Buon anno di lotta e resistenza a noi!

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Antonino Roseto

22 commenti

  1. Se realmente siete di sinistra,invece di brontolare come una pentola di fagioli in ebollizione ricompattate la lotta armata!Solo così in questo dannato paese si risolveranno le ineguaglianze democratiche!!!! W BR !!!

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