Caro Giovanni, scusaci

Caro Giovanni,

ti do del tu, anche se io e te non ci siamo mai conosciuti, perché quando Brusca premette alle 17:58 il telecomando in quel maledetto 23 maggio io ero solo un bambino di tre anni, quindi è come se non ci fossi stato. Ho ricordi confusi di quei giorni, ricordo solo sgomento e rabbia, di mio padre anzitutto, anche se non capivo perché.

Ti ho conosciuto per la prima volta a 18 anni, leggendo Cose di Cosa Nostra. E lì ho capito perché ti hanno ucciso. Ma vivendo a Milano pensavo che la mafia fosse qualcosa che non mi riguardasse, che fosse relegata al sud. Ero infarcito di stereotipi di quella cultura che ancora oggi mistifica e banalizza il fenomeno mafioso, arrivando finanche a negarlo.

Poi, per caso, ho iniziato a occuparmi di mafia, ma non per vocazione: dovevo riempire 9 crediti sul piano di studio all’Università e decisi di seguire quel corso di Sociologia della Criminalità Organizzata tenuto da Nando dalla Chiesa che comunque ben si sposava coi miei interessi e studi sulla Questione Morale. E poi? Poi ho visto il mio professore così attento all’etichetta che non riusciva a trattenere le lacrime davanti ai suoi studenti il 23 maggio di  anni fa per non aver fatto abbastanza per difenderti quando eri in vita. E lì mi sono vergognato: non perché non ti avevo difeso quando eri in vita, ma per non esserci stato dopo quel 23 maggio 1992.

Da allora ho una e una sola ossessione: far sapere a tutti, in maniera chiara e semplice, attraverso WikiMafia e non solo, cosa sia veramente il fenomeno mafioso, sradicando uno ad uno quegli stereotipi di cui io ero il primo ad essere vittima, prima di trovare qualcuno che mi aprisse la mente, gli occhi ma soprattutto il cuore.

Tu passi per eroe, ma non lo eri affatto: passi per tale perché hai avuto semplicemente il coraggio di assolvere al tuo dovere di cittadino e di professionista, cioè hai avuto il coraggio di non stare zitto, di non fare finta di niente, di restare libero fino alla fine. Soprattutto, volevi conoscere in maniera ostinata i fatti, per ridare dignità a un Paese e a una Repubblica fondata sul ricatto.

Sono sempre più convinto che avesse del tutto ragione Ilda Boccassini che lamentava che quel cratere, nell’Italia delle opere pubbliche infinite, era stato ricoperto troppo in fretta: sarebbe dovuto restare lì, a futura memoria, spostando il corso dell’autostrada. Invece è stato richiuso in fretta e furia, così come in fretta e furia si sono voluti chiudere i processi sulle stragi, salvo poi scoprire 15 anni dopo che quella giudiziaria non era tutta la verità. E che ancora non la conosciamo tutta, tant’è che siamo l’unico Paese al mondo con processi bis, ter, quater per fatti come quelli che ti hanno riguardato e che hanno cambiato la storia dell’Italia intera.

Troppa gente che oggi ti commemorerà domani tornerà a intrallazzare con gli amici degli amici, si farà beffe dello Stato di diritto, continuerà ad assicurare ai cittadini del proprio territorio i loro sacrosanti diritti solo sotto forma di favore. Probabilmente la colpa è nostra, che sappiamo mobilitare le folle solamente un giorno l’anno, anziché trasformare in pratica quotidiana un impegno contro la mafia straordinario nell’ordinarietà della vita pubblica.

E’ nostra la colpa quando pensiamo di essere autosufficienti, è nostra quando crediamo di essere migliori degli altri, è nostra quando non facciamo nulla per dare a tutti gli strumenti per ribellarsi, per riappropriarsi delle proprie vite. Se le cose vanno così, è anzitutto colpa nostra che abbiamo ereditato da te questa lotta, fatta di studio, di continui sacrifici e di nessun compromesso, e pensiamo di esaurirla in un giorno l’anno, anziché in un impegno quotidiano. E non fa nulla se noi quell’impegno lo dimostriamo davvero ogni giorno: se non riusciamo a portarci dietro anche gli altri la colpa è nostra e solo nostra.

Per questo ti chiedo scusa: per non esserci stato fino a sei anni fa e per non aver capito prima che tu non avevi nulla di straordinario, ma facevi solo il tuo mestiere. Con te e Paolo sarebbe stato tutto diverso, con te e Paolo sarebbe stato tutto più bello. E’ vero, vi hanno uccisi: ma non si sono accorti che eravate semi. E che da quei semi è sbocciato un intero campo di fiori.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro “Casa per Casa, Strada per Strada”. Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

32 commenti

  1. Attenzione pero’ : il vittimismo auto accusatorio (…scusaci la colpa e’ soprattutto nostra…) finisce per confondersi con un fatalismo lasciapassare di qualsiasi cosa. Sara’ ininfluente ma personalmente non mi sento addosso alcuna responsabilità’ circa l’ipocrisia commemorativa “sciacqua coscienze” molto in voga ai giorni nostri, nonostante tanto sacrificio umano.

  2. Almeno questo “Uomo” ci ha fatto capire che in Italia ci sono, “esistono” tantissime brave persone, che vogliono eliminare le mafie! Anche se fu tradito, offeso, ingannato, infangato ed ucciso, ci fu qualcuno che lo aiutò a raggiungere i suoi obbiettivi, se non tutti, una buona parte. Come Claudio Martelli, di cui nessuno parla mai, chissà perchè?! Quindi dobbiamo e possiamo contare sugli amici, sugli eredi morali, sulla quella parte onesta del popolo Italiano, su quel 90% di gente di indole “potenzialmente” onesta, che Falcone, Borsellino e tanti altri, ci hanno provato l’esistenza

  3. È stato ucciso come lui Borsellino perchè dava fastidio…erano arrivati alla fonte del malessere di quell’epoca,con dedizione,coraggio e professionalità…doveva essere eliminato e ha pagato con la morte…da Siciliano diró sempre che la Mafia è una montagna di Merda…e le idee di questi eroi non sarsnno dimenticate mai!!!Ciao Giovanni!

  4. Spesso mi viene una sensazione di schifo di vivere in questo paese dove ancora le cosche guadagnano 31 miliardi di euro dal settore agro alimentare. E la soluzione sarebbe alzare l’IVA al 25%. Non è servito a niente la morte di queste persone. Lo Stato è mafia

  5. Dobbiamo chiedergli scusa, soprattutto perché da domani tutto sarà uguale. La mafia continuerà ad espandersi, chi vorrà combatterla sarà ostacolato e le istituzioni prepareranno il solito pistolotto da leggere, con commozione, il prossimo anno. Si, scusaci !

  6. SI ……………..scusaci Giovanni…………!!!!

  7. Si ricordino tutti che quando vanno
    a votare che la mafia risiede alla camera e al senato decidevi a cambiare questo paese brava gente del cazzo decidiamo noi ben venga il populismo

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