Le vere cause della crisi in #Venezuela

I media occidentali fotografano una situazione drammatica: da una parte il regime sanguinoso di Maduro, dall’altra i coraggiosi manifestanti democratici. Peccato che sia una semplificazione totalmente errata e arbitraria, che si serve spesso e volentieri di clamorose bufale. Come distinguere allora la realtà dalle strumentalizzazioni? Proviamo ad indagare le cause della crisi venezuelana.

L’Oro nero e gli interessi dell’Occidente. Caracas è l’undicesimo produttore di petrolio al mondo. Non a caso, al tempo di Chavez l’industria statale ha rilevato svariati progetti che le multinazionali portavano avanti nel delta dell’Orinoco. Fino ad oggi i profitti derivanti dall’industria petrolifera hanno permesso lo sviluppo dei vasti programmi di assistenza sociale da cui è derivato un drastico calo della povertà (dal 42% del 1999 al 27% del 2011 in termini relativi, mentre quella assoluta è scesa dal 17% al 7%). Ebbene, negli ultimi anni (grosso modo dal 2014) il prezzo del prodotto è crollato in tutto il mondo e questo ha rotto il fiato ad un’economia largamente dipendente da esso.

Il boicottaggio americano (e non solo). Gli Usa, da sempre legati alla concezione del Sudamerica come giardino di casa e danneggiati dalle politiche di Chavez, non hanno mai smesso di far pressione sugli alleati regionali e soprattutto sugli investitori per destabilizzare il Venezuela. Ma non solo. Tra i più strenui oppositori di Maduro ci sono i grandi imprenditori nazionali che hanno da sempre contribuito a fomentare il malcontento popolare contro il governo. È accaduto con il grande blocco petrolifero del 2002-2003, cominciato proprio qualche mese dopo il fallimento del colpo di Stato militare che per due giorni aveva portato al potere l’affarista Pedro Carmona. Un meccanismo simile sembra essersi attivato anche durante la campagna per le elezioni parlamentari del 2015 (le prime vinte dalla destra dall’inizio della Rivoluzione bolivariana), quando le catene di distribuzione hanno cominciato a soffrire di gravi carenze, cessate solo dopo l’esito delle urne. Se così stanno le cose, non è peregrino pensare che la scarsità di beni di prima necessità che affligge il Venezuela nonostante le iniziative del governo, sia collegata a questa vera e propria guerra economica.

La corruzione e l’inflazione a tre cifre. La prima è uno dei grandi problemi cronici del Venezuela, dovuta soprattutto ad una casta militare molto potente e invischiata in rapporti ben poco chiari con l’élite economica e la criminalità organizzata. Chavez ha potuto fare ben poco per cambiare la situazione, anche per evitare un altro golpe. La seconda, causata in gran parte dalla crisi produttiva, incoraggia fortemente la speculazione e il mercato nero. La borghesia che ha accesso ai dollari americani fa affari d’oro convertendoli in moneta locale, il bolivar, ad un tasso di cambio informale estremamente più alto di quello ufficiale. Allo stesso tempo il governo cerca di proteggere i salari reali calmierando i prezzi, ma non riesce a fermare gli speculatori che si appropriano delle scorte e le rivendono a prezzi maggiorati.

La colpa è del socialismo? No. Semmai, le responsabilità del chavismo sono due: non aver saputo contrastare la corruzione e non aver reso il Venezuela meno dipendente dal petrolio. Mancanze alle quali Maduro ha promesso di rimediare inserendo questi due problemi nel programma su cui dovrà lavorare la nuova Assemblea costituente. Essa rappresenta l’unico sbocco istituzionale per una crisi causata in gran parte proprio dalle resistenze imprenditoriali e militari alla transizione socialista. La Rivoluzione bolivariana, oltre a portare una cospicua fetta della popolazione fuori dalla povertà, persegue da sempre un processo di riforme verso la creazione di un’inedita democrazia economica. Dal 1999 ad oggi sono nate decine di migliaia di cooperative e un’apposita legge del 2010 ha creato centinaia di comuni autogestite. È evidente il trasferimento di poteri in atto: dall’élite capitalistica al popolo.

Gli oppositori della Rivoluzione bolivariana dicono di lottare per la libertà. Hanno ragione: difendono la libertà di sfruttare altri esseri umani che da sola distrugge tutte le altre, per parafrasare Berlinguer. E non c’è altro da aggiungere.

P.S. Per approfondire ulteriormente l’analisi sulla crisi venezuelana

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Samuel Boscarello

Sono nato a Caltagirone (CT) il 9 agosto 1996 e nella mia città ho frequentato il Liceo Classico “B. Secusio”. Adesso faccio parte degli allievi della Scuola Superiore di Catania e studio Storia, politica e relazioni internazionali presso l’università etnea. Il giornalismo e la politica sono le mie due grandi passioni: collaboro con diverse testate e blog occupandomi di svariati ambiti, sperando un giorno di trasformare questo impegno nel mio mestiere. Ho scoperto le idee di Berlinguer, e la loro meravigliosa attualità, imbattendomi un giorno quasi per caso nello storico discorso di Piazza della Frutta. Credo per questo che sia compito delle nuove generazioni guidare il cambiamento democratico con cui superare la disumanità di un mondo diviso in sfruttatori e sfruttati. Anche nella civilissima Italia. A gennaio 2014 ho fondato con un gruppo di ragazzi universitari e liceali l’associazione ParlaMente, che si propone di promuovere lo scambio di idee tra i giovani di ogni orientamento politico. Ascolto De André e i Queen, leggo George Orwell e Stephen King, adoro la saga di Rocky. Non mi piace l’ortodossia e non tollero l’intolleranza.

18 commenti

  1. L’opposizione venezuelana ha certamente un milione di difetti, e però la totale incapacità che attanaglia il governo venezuelano è innegabile.
    Da un punto di vista economico, il limite principale – accennato anche nell’articolo – è aver basato l’intera economia venezuelana sul petrolio, con il risultato che appena i prezzi sono crollati è crollata anche l’economia. Come se non bastasse, è un dato di fatto che il governo non ha la minima idea di come risolvere la questione: oltre le promesse di Maduro non c’è nulla di concreto, se non convocare una nuova assemblea costituente (eversiva) e aumentare ancora ulteriormente lo strapotere dei militari, l’unica vera classe privilegiata ormai rimasta nel Paese. A questo proposito, Chavez un golpe militare lo subí: poteva essere l’occasione per limitare i poteri delle forze armate, invece…

    Innegabile resta anche la svolta autoritaria. Certo, tutti vediamo il paradosso di una opposizione che difende una costituzione sulla quale sputava fino a ieri, e però tale atteggiamento non può giustificare i tentativi governativi di svuotare di significato proprio quegli istituti democratici che Chavez aveva introdotto: il referendum revocatorio, innanzitutto, e la legittimità stessa di una Assemblea Nazionale democraticamente eletta.

    L’incapacità di Maduro ha portato oggi il Venezuela in una delle crisi più gravi della sua storia, vanificando buona parte degli sforzi dello stesso Chavez. Prova ne è il voto per il Parlamento, dove moltissimi sono stati i chavisti che si sono astenuti o hanno votato per l’opposizione. Mi aspetterei una riflessione più critica su questa esperienza, senza buttare il bambino con l’acqua sporca, ma con l’onestà intellettuale di dire le cose come stanno e riconoscere che in democrazia quando uno perde se ne deve andare…anche se chi ha vinto non ci piace.

  2. Bravo Samuel! Ma ha mio parere il Venezuela è segnato.
    Maduro ha militarizzato la frontiera con la Colombia, e a mio parere a fatto bene. Comunque, vediamo gli svolgersi del governo Trump e ciò che sta succedendo in Brasile.

  3. Ma un paese con enorme ricchezza non puo far fare la fame al suo popolo

  4. Signor Qualcosa di Sinistra visto che e difendi quel sanguinario narcos di Maduro ti cancello immediatamente!
    Le offese alle Vs persone fisiche non ve le scrivo ma abbiate un minimo di fantasia e ci arriverete da soli.
    Quanti voti ho sprecato fidandomi di PD e loro predecessori.
    A mai più rivederci

  5. Non avete però spiegato: 1) Perché una parte consistente del popolo protesta contro il governo. 2) Se nel 2015 la destra ha vinto le elezioni, come mai è ancora al potere Maduro. Che gli industriali e gli USA cerchino di approfittarne è scontato, ma perché escludere che ci sia responsabilità anche di Maduro?

  6. Avete perso un like con queste stronzate scritte sul Venezuela! Andateci prima di sparare minchiate del genere. Siete ancora dei comunisti vecchio stampo, ormai obsoleti nel mondo di oggi. Andate a fanculo.

  7. Vogliono imporre il sistema neoliberista, fregandosene delle classi meno abbienti.
    Sfruttare al massimo la popolazione povera con salari da fame.
    Maduro si è dimostrato incapace; però, molto è propaganda.

  8. Se quel che sta facendo Maduro fosse fatto da Macri o Temer condanneremmo la repressione senza troppi problemi. Evidentemente il cappellino del socialismo sta confondendo un pó le idee. Di limiti qua ne vedo molti: il chavismo é al potere da quasi vent’anni, le responsabilitá per il disastro economico del venezuela odierno stanno tutte in quel campo, ed é palese che Maduro stia facendo di tutto per arroccarsi a Miraflores ed evitare elezioni che perderebbe. Poi si puó anche discutere del fatto che l’opposizione sia golpista (ma anche Chavez fece il suo golpe nel 1992, non dimentichiamolo…), dell’opposizione delle vecchie elites economiche, del ruolo degli Stati Uniti e dei numerosi aspetti positivi del chavismo in ambito sociale. Ma non é che possiamo raccontarci favole solo perché Maduro ha il cappellino del socialismo in testa.

    • Infatti non mi piace questo doppiopesismo di certa sinistra, come per la Siria (in quel caso neanche giustificato dal socialismo). Chissà come la pensa Qualcosa di Sinistra sulla Siria, non sono riuscita a trovare neanche un articolo.

    • “Se quel che sta facendo…senza troppi problemi. ” Con relazione allo stronzo di Temer, la citazione è impropria. Ricordo che il medesimo è al potere (per non molto) grazie ad un atto ignobile; comunemente conosciuto come GOLPE.
      Con relazioni al Macrì, vada a vedere come sta riducendo la classe media tramite il suo ministro delle finanze.

    • Non mi pare di aver espresso apprezzamenti per macri o temer :-)

    • C’è così tanto socialismo che i ricchi e la borghesia fa la bella vita… E si lamentano pure. Forse di socialismo ce n’è troppo poco ancora. Sveja!

  9. io ho dei dubbi sulla vostra analisi. Conosco delle persone che vivono e lavorano in venezuela . Una vita blindata! E la gente che protesta per mancanza di generi di prima necessità in un paese ricchissimo di risorse? C’è qualcosa di più.

  10. Socialismo e non socialismo, non vi siete ancora accorti che in tutto il mondo, dove gli americani o loro alleati hanno degli interessi però ci sono governi non in linea con loro c’è un conflitto in corso con o senza intervento militare.
    SVEGLIA.

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