Storia di una donna di nome Giustizia Sociale

Questa è la storia di una donna di nome Giustizia Sociale. Una donna che ha cercato di cambiare il mondo. E che il mondo può ancora cambiarlo.

Giustizia Sociale, fin da ragazza, ha sempre mostrato di essere giusta, leale e salda nei suoi principi. Non le è mai interessato il suo interesse personale, a lei interessava solo il benessere di tutti.

Durante gli anni, insieme a lei cresceva la voglia di impegnarsi per una società più giusta. Iniziò ad esporre le sue idee tra il popolo. Numerose sono state le sue battaglie.

Con lei si iniziò a parlare di tasse proporzionali al reddito: perché togliere una bottiglia d’acqua a chi ne ha solo due per tutto il mese non può essere la stessa cosa che toglierla a chi ne ha 30 per lo stesso periodo di tempo.

Si iniziò a parlare di una più equa distribuzione delle ricchezze: perché non può essere giusto che un manager guadagni 10 volte più di un operaio.

Con lei si iniziò a parlare dello spreco dei generi alimentari: Paesi ricchi che sprecano cibo e Paesi poveri che non ne hanno.

Si iniziò a parlare del diritto ad un tetto: città piene di edifici vuoti ed inutilizzati mentre c’è gente che muore di freddo perché costretta a vivere per strada.

Qualcosa stava cambiando grazie a lei. Ma fu proprio allora che, una sera, delle persone senza scrupoli la rapirono. La imbavagliarono e le impedirono di parlare. La rinchiusero in uno stanzino, senza finestre, con dentro solo un materasso sudicio che ha visto le peggiori perversioni di cui l’uomo è capace.

Non è un segreto il luogo in cui la tengono rinchiusa. Ma preferiamo restare fermi nelle nostre stanze invece di uscire e renderla di nuovo libera. La verità è che i veri schiavi siamo noi. Perché, a differenza della Giustizia Sociale, noi siamo rinchiusi e prigionieri per nostra volontà.

I veri schiavi siamo noi perché abbiamo paura. Abbiamo paura di perdere il nostro piccolo mondo fatto di precario benessere, stretti da frontiere immaginarie che si chiudono sempre più su di noi. Abbiamo paura di liberala, la Giustizia Sociale, perché sappiamo di non poter sopportare le sue lacrime davanti al mondo che troverebbe.

Ma non è più possibile sopportare un mondo che fa della diseguaglianza il suo unico valore. Per questo noi giovani della We Generation abbiamo deciso di uscire dalle nostre stanze. Con i tasca fazzoletti. Pronti ad asciugare le lacrime della Giustizia Sociale di nuovo libera.

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Antonino Roseto

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