#Fertilityday (ma a tutele crescenti)

Fabrizio De Andrè avrebbe cantato «Poi la voglia svanisce e il figlio rimane | e tanti ne uccide la fame. | Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore: | ma non ho creato dolore.»

Al di là della futile polemica sull’odore di fascismo della campagna lanciata dal Ministero della Salute allo scopo di promuovere «la cultura della fertilità nella popolazione giovanile e per la prevenzione dell’infertilità», dall’Unione Sovietica, che premiava le donne che mettevano al mondo più di dieci figli, con l’unica eccezione di un uomo che venne premiato per aver cresciuto dodici figli adottivi) passando per i democratici Paesi scandinavi, tutti i governi occidentali stanno incentivando la natalità con messaggi pubblicitari dal dubbio gusto, come accaduto per il Ministero della Salute e la sua titolare, non sempre acuta nel commentare la letteratura medica e scientifica e propensa a boutade clamorose, come quella sui bambini e la marijuana.

L’idea che traspare dalle pubblicità del Ministero, che dovevano creare «empatia» fra i giovani, è quella di una società a cui viene imposta alla donna e alla gioventù la prole come massima forma di realizzazione dell’individuo, senza nulla dire su come genitori e nascituri verrebbero sostenuti e aiutati in questo decisivo passo nella vita di coppia.

In un’Italia senza tutele (o a tutele crescenti, come direbbe il nostro Presidente del Consiglio) per la classe lavoratrice (che grazie al Jobs Act vede precarizzato anche il contratto a tempo indeterminato), dove sempre meno giovani trovano spazio nel mondo del lavoro, spazio fondamentale dove trovare stabilità e prosperità proprie e per il proprio nucleo familiare, l’onorevole Ministra pensa, con stucchevole semplicità, che il modo migliore per essere creativi è essere genitori giovani. Sì, giovani, genitori, con figli che tanti ne uccide la fame, visto che non si ha un salario adeguato per mantenerli, un lavoro sicuro su cui basare i propri piani e il proprio futuro.

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Davide Clementi

Nato nel 1996 a San Benedetto del Tronto lo stesso giorno del celebre movimento rivoluzionario cubano, residente (nel corpo e nell'anima) a Grottammare, cresciuto fra le eterne discussioni fra un padre di destra e una madre di sinistra. Inutile dire a chi abbia dato ragione. Dopo i 5 anni presso il Liceo Classico G. Leopardi di San Benedetto del Tronto, che mi hanno visto suo rappresentante alla Consulta Provinciale degli Studenti per il biennio 2013-2015 e Vicepresidente della stesa, oltre che caporedattore del trentennale giornale d'Istituto 'Logos', mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Macerata. Sin da piccolo ero "l'avvocato delle cause perse", il radicale che non sapeva stare zitto e dal 2014 porto i miei pochi silenzi anche su Qualcosa di Sinistra. Oltre alla politica e al diritto, mi interesso di filosofia, di video-game, di storia, di Turchia (la mia seconda casa) e di pallavolo.

15 commenti

  1. fare figli non penso sia la massima realizzazione dell’individuo è solo un processo di natura ma l’uomo che assomma all’istinto la consapevolezza non può progettare figli se le proprie condizioni economiche non siano sicure

  2. Datti una mossa: l’avvoltoio va bene lo stesso!

  3. mia moglie appena fatto il primo figlio ha perso il posto di lavoro… grazie luride merde

  4. Non credo che la massima realizzazione di un individuo sia avere un figlio, o almeno non tutti la pensano così. Chi non vuole o non può averne cosa fa, si ammazza?

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