La #Sinistra e quella distanza umana tra politica e popolo

Scendo di casa, vado a farmi una passeggiata. Faccio dieci metri. Una voce mi saluta, gentile, in un italiano approssimativo. Io ricambio il saluto, lui mi porge il cappello. Cerco nelle tasche, gli do quello che posso. Lui mi stringe la mano, io gli sorrido e riprendo la passeggiata.

In giro, ragazzi. Ragazzi come me. Ragazzi che non hanno una meta. L’unica cosa certa del loro (nostro) futuro è il passo che faranno l’istante dopo. Nessuna prospettiva di lavoro, nessuna politica volta verso di loro, bersagli di illusioni durante la campagna elettorale e dimenticati subito dopo. E con loro i precari, gli operai, e tanti altri ancora. Ma, se mai fosse possibile, non è questa la cosa che più mi tormenta. Quello che mi tormenta è la rassegnazione in cui ci hanno relegati. Rassegnati allo status quo. Rassegnati al fatto che ormai le cose vanno cosi e non si può far niente. Brutta trappola la rassegnazione. È una prigione in cui ti condannano all’inattività.

Li vedo, i ragazzi. Sfruttati, con periodi di prova e di stage gratuiti. Li, a lavorare 8 o 9 ore al giorno, pagati in buoni pasto, quando vengono pagati. E poco importa se per fare quello stage, per poter scrivere due righe sul curriculm e avere quei mesi di esperienza in più, devi andar via da casa, devi pagare l’affitto, devi fare la spesa.  È il sistema che è sbagliato. Quel sistema che ti induce a pensare che un diritto al ribasso, dilaniato e spogliato della sua dignità sia comunque un diritto.

Li sento, la notte, mentre torno a casa. Senzatetto avvolti nelle coperte. Chi piange, chi trema, chi vaneggia sotto gli effetti dell’alcol. Italiani, indiani, africani. Umani. E mi giro, mi guardo intorno. Vedo edifici abbandonati. Strutture comunali vuote, enormi. Mi giro ancora, e vedo ancora edifici in costruzione. Ma in costruzione per chi? “Avevo una casetta piccolina in Canadà…” canticchia un vecchietto sopra il suo cartone e dietro la sua bottiglia di vino.

Cosa c’entrano tutte queste riflessioni, apparentemente scollegate tra loro?  C’entrano, perché fanno tutte riferimento ad un’unica idea, che vogliono tenere nascosta per bene: la giustizia sociale.

La sinistra l’ha smarrita. La sinistra si è smarrita. Il PD è crollato alle ultime elezioni comunali. Non è un caso. Ci è voluto tempo, ma non è un caso. Per il semplice motivo che non è sinistra. Si è presentato come tale, e i disperati in cerca anche solo di una briciola della vecchia sinistra, ci sono cascati. Non me la sento di condannarli. Che il PD non sia la sinistra non è una cosa nuova, mi direte. Certo, ma il punto non è questo. Tutto ha un comun denominatore. Le riflessioni di cui sopra, il flop del PD, e aggiungerei anche la Brexit.

Il punto è la distanza. La distanza tra politica e popolo. E sto parlando di distanza umana. Di comprensione dei problemi della gente comune. Non ci si immedesima. Non cercano nemmeno di capire cosa si possa provare ad essere un extracomunitario in un Paese straniero. Non cercano nemmeno di capire cosa si possa provare ad essere un ragazzo che ha perso la speranza, rassegnato alla propria condizione di dimenticato o sfruttato. Non cercano nemmeno di capire cosa si prova a dormire sotto un portico tra cartoni e coperte sporche. Non vogliono capire, non possono. Non riescono a capire che non basta un’unità economica per avere un’unità di popolo. Se non è volto ai problemi reali della gente comune, ogni progetto politico è destinato a fallire. Io credo ancora nei sogni. Ma il sogno non si chiama Europa della Moneta, si chiama Europa dei Popoli.

Hanno dimenticato gli ultimi, i vinti. Ma noi non dimentichiamoci di noi stessi. Lanciamolo, questo hastag: #nonDimetichiamoNoiStessi. Perché se è vero che pochissime persone possiedono la maggior parte della ricchezza mondiale, è anche vero che noi siamo di più. E siamo più forti.

 

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20 comments

  1. Peccato che solo cento persone condivida questo principio; e questo da da pensare, e molto !!!

  2. Quella era la vera sinistra.Oggi è solo un grande minestrone e non si sanno di che ingredienti è composto.

  3. Ma qua dimenticare e non capire… Hanno paraculato i ceti subalterni per 30 anni, per farsi votare, ottenere ruoli di peso pilitico e consolidarvisi costruendosi clientele indipendenti dall’aziobe politica, rette dal consenso acquistabile, e divenire oligarchie anche essi, così che si sono venduti alle oligarchie di sempre, integrandovisi nella farsa della dialettica democratica. Hanno capito benissimo chi sono i poveri, come raggirarli, prenderne le distanze pur facendosi votare comprando voti e manipolando l’opinione col potere e il denaro acquisiti. Hanno fatto il salto da una classe all’altra, e da 40 anni ci fanno lotta di classe coi padroni. Parlare di distanza umana come una incomprensione o una dimenticanza è ridicolo e intellettualmente offensivo. È una manipolazione abusiva speculativa e usurpativa… strategica, cosciente e premeditata. Si chiama raggiro.

  4. Ieri alla riunione PD se ne sono sentite di tutti i colori da parte del pifferaio toscano. L’assenza di volti noti la dice lunga. Il ballettio inconsistente della sinistra dissidente mi conferma il solido attaccamento alla poltrona di tutto. Perché Renzi vada via è necessario che prevalga il NO degli italiani onesti, che vogliono veramente il cambiamento sempre che Mattarella voglia fare la sua parte congelato definitivamente Napolitano e Verdini. Renzi DEVE andare a casa. Qualcuno gli trovi un piccone e una pala e vada finalmente a dare quella cosa che non ha mai fatto: LAVORARE !

  5. Cioè ha dimenticato quello x cui era nata

  6. Se continua così, il PD è destinato a raggiungere gli stessi numeri di F. I. – ne sono ultra contento. Ieri in diretta radio, ho sentito le riflessioni di Orfini, ragazzi siamo alla frutta, tutto sommato va bene così – si stanno annientando da soli con le loro mani e teste vuote, lasciamo che le cose vadano avanti da sole, addio ex partito – vuoti e senza idee x i cittadini ma, pronti a servire i vostri padroni, ciaoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

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