Camminiamo su ciò che spegne i sorrisi dei nostri bambini

Notti insonni. Senti il tuo bambino piangere, ti alzi per andare a controllare. Magari è il tuo primo figlio, l’ansia sale alle stelle al primo colpo di tosse. Noti un rigonfiamento sul collo, la mattina lo porti immediatamente dal pediatra. Ti consiglia di sottoporre il bambino a delle analisi. Lo porti in ospedale, e attendi con ansia i risultati. Dopo qualche giorno ricevi una telefonata. La voce dall’altra parte del telefono ti dice che hanno delle notizie da darti, e di presentarti in ospedale appena possibile. Lasci tutto ciò che stai facendo, entri in macchina e corri in ospedale. Ti fanno entrare in una stanza, di fronte a te un medico con l’espressione tipica di chi non riesce a trovare le parole. Inizia a parlare delle analisi di tuo figlio. Il cuore inizia a battere all’impazzata. Riesci a cogliere solo una parola. La vista si annebbia, le lacrime iniziano a scorrere sul tuo viso e senti già che non finiranno. Perché si, il tuo bambino di appena 6 anni ha un tumore.

Questa non è una storia. Sono tante storie. Sono le storie di Enrico, 8 anni, di Alessia, 9 anni, di Riccardo, 22 mesi. E di tanti altri. Bambini la cui unica colpa è stata quella di nascere nella Terra dei Fuochi, tra Napoli e Caserta, o a Carpiano, in provincia di Milano, o in provincia di Brescia, dove sono presenti ‘colline’ piene di amianto, di materiali ferrosi e geno-tossici, in grado di alterare il DNA. In altre parole, di essere nati su di una terra violentata.

Violentata ogni giorno, da chi specula sullo smaltimento dei rifiuti, uomini senza dignità né onore che giocano con la vita delle persone. Violentata dall’indifferenza delle istituzioni che sanno, da tempo, le condizioni in cui versano queste terre, ma non hanno mai fatto niente.

Istituzioni che restano sorde davanti al grido di aiuto di migliaia di cittadini, migliaia di mamme e papà che denunciano le condizioni di vita, che le conseguenze dei rifiuti tossici le vivono sulla propria pelle e su quella dei propri figli. Istituzioni che invece processano il responsabile di un corteo, da sempre impegnato a sensibilizzare il territorio, per averlo fatto partire 300 metri prima del luogo prefissato.

E allora ti sale la rabbia, per uno Stato che non ti tutela, che spende milioni di euro per armare i propri eserciti, per difendere i propri cittadini da un qualche nemico esterno, prodigandosi in giustificazioni geopolitiche, ma non è in grado di difenderli da un nemico che si trova sotto i loro piedi, e nell’aria che respirano.

E la rabbia si tramuta in lacrime, e le lacrime si tramutano in silenzio, quello che ti fa sentire piccolo davanti a un bambino che, nonostante abbia dolori in tutto il corpo, nonostante sia stanco, dimagrito per la chemioterapia, ha la forza di dire al dottore:

‘Dottore, mi sa che queste medicine sono scadute, perchè non mi fanno stare meglio…prendi le medicine buone’.

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