Capodanno a Colonia, un’occasione persa

L’unica nota positiva dei fatti della notte di Capodanno a Colonia è che forse, e sottolineo forse, in qualche angolo recondito del dibattito politico e culturale si comincerà a parlare di molestie sessuali nei luoghi pubblici. Pensare che quello che è accaduto a Colonia possa rivelarsi una colossale bufala è legittimo, lo è molto meno pensare che sia anche un evento da film di fantascienza. Tre anni fa un’indagine dell’agenzia YouGov ha rivelato che il 40% delle giovani londinesi è stata molestata mentre si trovava in spazi pubblici. Sono cose che accadono frequentemente in tutto il mondo. Basta un giro in rete per trovare tonnellate di video, come questo girato in Cina. Va anche peggio alle rifugiate siriane in Libano ed Egitto: spesso sole e impossibilitate (per legge) a lavorare, sono costantemente vittime di molestie e vengono loro richiesti favori sessuali in cambio di aiuti economici.

Per una donna è veramente difficile essere sicura che i propri spazi e la propria persona saranno rispettati mentre si trova in un luogo pubblico, indipendentemente dal Paese in cui si trova. Ed è sconfortate vedere come questo tema sia stato liquidato a favore di un ben più comodo, e apparentemente più contingente, dibattito sull’immigrazione e lo scontro di culture. Si è arrivati a contare da una parte i molestatori di origine araba e dall’altra, per ripicca, i  molestatori occidentali. Le donne, nel frattempo, sono sparite dal radar della stampa e della politica.

Bisogna ammetterlo, almeno quando si tratta di genere femminile, le culture sono tutte universalmente concordi. Lo “scontro” di cui si parla un po’ ovunque, e specialmente tra i fasci, è perciò inesistente. E la sinistra cosa fa? Per paura (legittima) di ritorsioni razziste, sminuisce una battaglia che noi donne portiamo avanti con pochi mezzi, ancor meno aiuti e conseguentemente molta fatica. Noi, alla meno peggio, ci becchiamo l’epiteto di feminazi, lo slang moderno con cui si reitera l’assunto che le femministe non siano altro che un branco di femmine brutte e acide il cui unico scopo nella vita è odiare gli uomini. Mentre loro, i professionisti dell’opinione politica, non sanno nemmeno come si scrive la parola sessismo.

Ma non c’è molto di cui sorprendersi. Tutti i gruppi che subiscono discriminazioni e vessazioni sanno molto bene che qualsiasi cosa dicano, qualsiasi denuncia facciano, verrà immediatamente rigirata a proprio favore da coloro che si trovano, al contrario, in una posizione privilegiata. Amelia Shroyer, giovane immigrata in Svezia, ha scritto un pezzo molto intelligente su come il razzismo viene spesso affrontato dai bianchi:

Quando ci chiedono di fare davvero il minimo, ascoltare e mostrare un po’ di empatia, centriamo l’intera conversazione su di noi e i nostri sentimenti. Litighiamo con le persone di colore circa la loro esperienza col razzismo. Diciamo “non tutti i bianchi!” e “tutte le vite contano!” e manchiamo completamente il punto. Chiediamo alle persone di colore di educarci sulla questione, ma anche di essere “buoni” con noi. Parliamo delle nostre buone intenzioni. Portiamo ad esempio situazioni in cui anche noi siamo stati trattati male.

Un atteggiamento familiare, non vi sembra? Pensate al dibattito sul riconoscimento delle coppie omosessuali. Avete mai notato come venga costantemente surclassato dalla sterile questione sul diritto di opinione degli eterosessuali? Dico sterile perché è talmente evidente che non solo le opinioni degli eterosessuali non sono in pericolo, ma sono anche largamente presenti (e prevalenti) ovunque, sin dalla nascita dell’umanità, che anche solo pensare che la questione esista è di una comicità disarmante.

Un meccanismo simile entra in funzione per la questione femminile. Il caso di Colonia mi pare sia stato un ottimo esempio di rigiramento della frittata. Anziché ascoltare le donne, anziché chiedersi se le molestie sessuali siano un problema reale e quanto sia diffuso, anziché riflettere sul rapporto di potere fra i generi, si è deciso di dire ancora una volta cose come “non tutti gli uomini molestano” o che alcuni molestano più di altri. Che se ne tornino al loro Paese, a molestare le loro donne!

Io. Io. Io. E ancora io. Quello che conta è sempre e solo cosa penso e come mi sento io uomo. Le palpatine e le avance insistenti sono un’ottima scusa per parlare di me uomo. Io che non molesto nessuna. Io. E vuoi che non ci sia pure qualche uomo che è stato molestato? E allora forza, che si parli di uomini anche quando si discute di questione femminile. Io che comunque le donne le proteggo e ho anche tante amiche donne. Io che alle donne ho concesso di girare libere in piazza a Capodanno. E loro che molestano le donne a cui io ho dato la libertà. 

Ho letto molte cose sul caso di Colonia, poche con cui concordo, e spesso solo parzialmente, ma credo che principalmente si sia detta una montagna di stupidaggini, e questo soprattutto a destra, ma molto anche a sinistra. Sembra non si riesca ad analizzare la società moderna senza creare compartimenti stagni. Nel cortocircuito generale ho però trovato molto interessante e ben articolato il post di Musa Okwonga, che ha raggiunto visibilità anche grazie all’endorsement di J. K. Rowling. Il post si chiude così:

Quindi cosa farne di quest’analisi? Be’ a dire il vero è semplice. Stiamo dalla parte delle donne. Sono un uomo di origini africane, i razzisti in Germania e altrove ci odiano comunque. Hanno pensato fossimo stupratori e pervertiti e ogni altra forma di molestatori sessuali nel momento in cui hanno posato gli occhi su di noi. A loro non interessano le donne attaccate a Colonia e Amburgo, tranne che per provare che siamo quegli animali che hanno sempre pensato – o sperato – che fossimo. In risposta, a me non importa nulla di loro.
Questo è quello che propongo facciamo. Perché non partiamo con la premessa che sia diritto fondamentale di una donna, ovunque si trovi nel mondo, di camminare per strada senza essere assalita. E perché non la vediamo come l’opportunità perfetta per tutti gli uomini, indipendentemente dall’etnia, di essere davvero arrabbiati per come le donne vengono trattate nei luoghi pubblici […] Facciamo del nostro meglio per combattere la misoginia rampante che impera ovunque, rigettiamo qualsiasi lezione di repressione sessuale che ci è stata insegnata. Perché le donne sono stanche di tutto questo, ed esauste per una battaglia che per troppo tempo è stata trascurata. 

Commenta con il tuo account Facebook

Laura Bonaventura

"Non comanderò, né sarò comandato"

5 commenti

  1. Lo dico sempre,dobbiamo cambiare il fornitore!!!!E’ tagliata male !!!!!

  2. Sempre e solo le solite chiacchiere, la verità è che gli uomini di qualsiasi etnia colore o religione, a chi più a chi meno, dei problemi delle donne se ne fregano altamente. Siamo noi donne che sbagliamo aspettandoci da questa società maschilista la soluzione. Quindi donne , basta subire,basta viziare, basta servire,la parità costruiamocela

Lascia un Commento