#RiformaCostituzionale, il bivacco della maggioranza

Le riforme costituzionali si avviano verso la chiusura. L’Italicum è già legge. Prende forma il disegno Renzi-Boschi-Verdini che stravolge l’architettura della Repubblica italiana.

Non mi dilungherò e non scenderò nel tecnico della riforma oggi approvata da un ben definibile gruppo – da Finocchiaro ai verdiniani – di 179 senatori: non sono un costituzionalista, come non lo è la ministra Boschi e il presidente del Consiglio dei Ministri, artefici di questo scempio alla Costituzione insieme alla lunga mano dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Sta di fatto che col voto di oggi l’Italia si sta avviando verso una forma di governo mai tentata precedentemente: una camera, unica a votare la fiducia al governo, con rappresentanti scelti dai partiti – le preferenze vengono snaturate dai capilista bloccati candidabili in 10 diversi colleghi –, eletti a doppio turno con l’ipotesi spaventosa che un partito del 15-20% al primo turno possa arrivare tramite il ballottaggio al 51% e per tale ragione vincere un premio di maggioranza pari al 52% dei seggi che consentono un amplissimo margine di stabilità.

Nessuna Repubblica – dagli Stati Uniti al Cile, dalla Francia alla Grecia, dalla Turchia al Giappone – ha mai eletto una camera tramite ballottaggio, strumento usato esclusivamente in realtà medio-piccole come i comuni o per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica in forme semipresidenziali (come in Francia). L’altra camera è un bivacco di manipoli con competenze ridottissime – legge elettorale, riforme costituzionali, ratifica trattati UE – e a totale direzione partitica con maggioranze governative che potrebbero arrivare anche a 70 senatori su 100. Un esecutivo che con il voto a data certa dei propri DDL dirige il calendario parlamentare e l’azione legislativa della Camera dei Deputati.

Governo forte, dunque, con una Camera tranquillamente scavalcabile dai poteri dell’esecutivo e un Senato composto da nominati interni alle logiche di una delle amministrazioni locali più corrotte, le regioni. Nominati su nominati che andranno a fare da gabellieri a un governo con poteri in grado di determinare la politica nazionale superando la discussione parlamentare, sale della Repubblica nata dalla Resistenza antifascista.

Lungi dall’affermare che questa riforma sia fascista, essa altresì getta lunghe ombre, segno di lontananza fra il palazzo e i cittadini: la democraticità delle elezioni è funzionale soltanto all’accrescimento del governo che scrive leggi e le fa ratificare al proprio parlamento di nominati.

L’articolo 138 della Costituzione è l’unica arma rimasta per fronteggiare la follia del Partito della Nazione: la possibilità di sviluppare un movimento referendario ampio e articolato al fine di bloccare lo stravolgimento della Carta Costituzionale è quanto più necessario per via della foga e della sregolatezza con cui il Nazareno ha condotto l’iter di riforma, fra scilipotismi e cammellieri del calibro di Denis Verdini.

Nel frattempo ci sentiamo di invitarvi a firmare l’appello promosso da Il Manifesto che vede le firme di Gaetano Azzariti, Lorenza Carlassare, Gianni Ferrara, Alessandro Pace, Stefano Rodotà e Massimo Villone, sei fra i più autorevoli costituzionalisti oggi presenti in Italia.

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About Davide Clementi

Nato nel 1996 a San Benedetto del Tronto lo stesso giorno del celebre movimento rivoluzionario cubano, dopo i 5 anni presso il Liceo Classico di San Benedetto del Tronto, mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Macerata. Dal 2014 porto i miei pochi silenzi anche su Qualcosa di Sinistra.

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15 comments

  1. A chi e cosa servirà questa specie di infame riforma??? meditiamo e capiremo, x chi ne è capace, ciaooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

  2. Questo esercito di nominati può essere sconfitto dal referendum.

  3. La Boschi uguale a Calamandrei?! Povera Italia.

  4. Non capisco per quale arcana ragione dovrebbero essere due le camere a votare la fiducia al governo, con conseguente raddoppio dei tempi delle procedure democratiche. Riguardo al premio di maggioranza abnorme al vincitore del ballottaggio, ricordo che è pratica mente lo stesso principio che regola l’elezione dei sindaci delle grandi città. Perché per i sindaci va bene e per il capo del governo no? Se il prossimo Senato, votato di gran parte dei poteri che attualmente, sarà infarcito di consiglieri regionali, ciò non significa che questi siano meno onesti dei senatori attualmente in carica.

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