La soluzione è aprire i confini

L’immigrazione è un problema. Ormai lo sanno tutti. La causa è che il mondo fa schifo. Attualmente ci son 33 guerre, 27 nel solo continente africano, una di queste è il conflitto somalo, iniziato nel 1991 e ancora in corso nonostante la missione  delle Nazioni Unite a metà anni ’90. Le 300 persone più ricche al mondo possiedono la stessa ricchezza dei 3 miliardi di poveri. Ma gli immigrati non sono solo poveri, si dirà. Ed è vero. Gli immigrati vengono in Occidente anche perché da noi si sta relativamente meglio a livello di libertà e diritti.

Il mondo va cambiato, non c’è dubbio, ma cosa fare, ora, con l’emergenza immigrazione? Sempre più persone* oggi ripropongono una vecchia idea, spesso e volentieri bollata come utopistica e, più recentemente, buonista: aprire i confini. Eppure farlo potrebbe essere conveniente per tutti…

1. Tagliare spese inutili
Gli Stati Uniti spendono per il controllo e la militarizzazione dei confini il 24% in più delle altre agenzie di sicurezza (FBI, ATF, Marshal’s Service, Secret Service) messe insieme. Ciò nonostante l’immigrazione irregolare è cresciuta del 16% nel 2014. Anche la deportazione è costosa. Se la metà dei “clandestini” è messicana e può essere rimpatriata via terra, l’altra metà deve essere localizzata e deportata via aria: questa è la principale ragione per cui il numero dei deportati nello stesso anno è diminuito del 24%. Un flusso libero potrebbe rivelarsi, alla fine, meno costoso di un controllo militare dei confini.

2. La politica europea è contraddittoria e i nodi stanno venendo al pettine
L’Europa ha aperto i suoi confini 30 anni fa con l’accordo di Schengen. Verso il resto del mondo, però, i confini rimangono chiusi, tanto che le controverse situazioni alla frontiera di Ventimiglia e nel porto di Calais stanno creando non poche tensioni tra i pacifici popoli fratelli dell’Europa unita. In sostanza mentre l’immigrazione interna è cosa abbastanza gradita (ma non lo sarà a lungo), quella proveniente dall’esterno viene costantemente stigmatizzata. L’Europa, con l’accordo di Schengen, ha creato un’isola (in)felice in cui si distingue in migranti di serie A e serie B. Il perché un italiano possa aprire un ristorante a Duisburg e un tunisino no, lo hanno capito solo gli esimi politicanti di Bruxelles.

3. Per alcuni i confini sono già aperti
Un petroliere di Dubai può girare il mondo come più gli piace. Un cittadino europeo o statunitense, con regolare passaporto, può entrare praticamente in tutti gli Stati del mondo. Se è ricco, però, la sua presenza è anche più gradita, specialmente se passando per la Svizzera deposita qualche milioncino nelle casse di HSBC. I confini, di fatto, sono chiusi per tutti gli altri, inclusi quelli che cercano lavoro o maggiori libertà.

4. Per merci, armi e capitali i confini sono già tutti aperti
Il mondo fa schifo perché si è voluto che facesse schifo. Gli “investimenti” all’estero, inclusi la vendita di armi e il finanziamento delle dittature, hanno creato le condizioni disagiate da cui gli immigrati scappano. Ma mentre quelle condizioni vengono orgogliosamente tenute in piedi, le persone vengono respinte, come se fossero un qualcosa di perfettamente autonomo e scollegato.

5. I confini fanno parte di una visione sorpassata della società
C’è chi ha paura della perdita dell’identità culturale, chi teme l’invasione dei terroristi, chi ripete il vecchio adagio degli immigrati che rubano il lavoro o che divorano le risorse statali a scapito degli autoctoni. La realtà è che i flussi migratori esistono da sempre ed esistono perché ci sono aree del mondo in cui le attività umane, anche le più basilari come l’agricoltura, sono più redditizie.
Una volta in Europa chi nasceva figlio di calzolaio faceva il calzolaio, chi nasceva principe invece diventava re. La nostra mentalità non è cambiata molto: se nasci in miseria devi rimanere in miseria, se nasci francese, giapponese o australiano, invece, è come se avessi vinto alla lotteria senza nemmeno comprare il biglietto e puoi decidere di avere più diritti di chi è nato altrove.
Dopo un po’ a qualche re, in Europa, tagliarono la testa. Quei re non avevano capito che non si possono sempre raccontare balle ai calzolai e tenerli in miseria. Più ci si ostina a chiudere le frontiere, più si favorisce la conflittualità. Un mondo aperto, invece, scoraggia il risentimento e diminuisce l’attrattiva verso movimenti estremisti e violenti. Provare per credere.

*Michael Clemens intervistato da Vice
Open Borders il blog di Vipul Naik, Nathan Smith, John Lee e Michelangelo Landgrave
Un articolo di Bryan Caplan Why should we restrict immigration?

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"Non comanderò, né sarò comandato"

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