Agnelli per #Lupi

Ci risiamo. L’ennesima, tremenda farsa di questo governo.

Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi, insieme alla famiglia, hanno ricevuto regali di cortesia da un bel numero di indagati per un giro di tangenti sulle grandi opere. Non solo, il figlio del ministro, Luca Lupi, da poco laureato in ingegneria, casualmente riceve un Rolex dal valore di più di 10000 euro e incarichi di lavoro da Stefano Perotti, uno degli indagati. Come riferisce Guido Burchi a Massimo Avenardi, dirigente dell’ANAS: “anche il nuovo palazzo dell’Eni a San Donato e c’ha quattro giovani ingegneri e sai uno come si chiama? Sai di cognome come si chiama? Un giovane ingegnere neolaureato, Lupi, ma guarda i casi della vita”.

E poi ci sono cene, parole dette e non dette che dovranno emergere nel corso delle indagini.

Posto che la presunzione d’innocenza sia fondamento del nostro ordinamento giuridico incontrovertibile e che il ministro Lupi avrà sicuramente modo di difendere se stesso e la sua famiglia – nel caso in cui dovesse venire iscritto nel registro degli indagati – com’è diritto di ogni cittadino di questo stato, tuttavia il balletto continuo da parte del governo italiano nella persona di Graziano Del Rio è davvero avvilente. Prima si temporeggia, poi ci si smarca, infine si lascia cadere la questione mano a mano nel dimenticatoio. E’ un copione già visto, e di cui il ministro dell’Interno Alfano ne sa qualcosa.

Ormai ci si è pure stancati a fare sempre, costante appello ai “Paesi civili” dove “se uno sbaglia o viene indagato, si dimette automaticamente“. Questa solfa la continuiamo a ripetere tutti, in coro, e continueremo a ripeterla come è giusto che sia, ma, puntualmente, si ripresentano l’orgoglio dell’attaccato di turno e del suo partito e i vari giochi di palazzo che servono a mantenere il governo stabile: il Nuovo Centro Destra sa benissimo che se il governo dovesse chiedere le dimissioni di Lupi si aprirebbe inevitabilmente una crisi di governo; così come se fosse il partito di Alfano a chiedere le dimissioni di un uomo di spicco, quale Lupi è, da un dicastero importante come quello dell’economia, NCD perderebbe non solo un punto di riferimento, ma tutto il bacino di voti che a Lupi fa capo: Comunione e Liberazione. Un partito che, in sostanza, si estinguerebbe.

Logica vuole che, da un Ministro che deve rappresentare l’Italia a EXPO2015, che si è vantato del fatto che “in Italia si possono fare grandi opere senza tangenti” il fatto che qualcuno intorno a lui abbia smaneggiato con esse porterebbe a una riflessione sul proprio operato e a un passo indietro che Lupi non è intenzionato a fare.

Lupi non si dimetterà, probabilmente neanche se l’inchiesta dovesse arrivare a scoprire direttamente qualcosa sul suo conto. Ma il Parlamento, che fino ad ora si è comportato come un branco di agnelli, potrebbe cogliere questa ennesima occasione per mandare avanti la legge anticorruzione e dimostrare al Paese che la politica può trovare i mezzi per pulire se stessa e la società.

Staremo a vedere.

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Davide Clementi

Nato nel 1996 a San Benedetto del Tronto lo stesso giorno del celebre movimento rivoluzionario cubano, dopo i 5 anni presso il Liceo Classico di San Benedetto del Tronto, mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Macerata. Dal 2014 porto i miei pochi silenzi anche su Qualcosa di Sinistra.

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