Erri De Luca, non si processa il dissenso

La mia rubrica si chiama ‘Il teatro degli Indecenti’. Ma qui, ormai, siamo al teatro dell’Assurdo. Assurdo è un Paese che processa un pensiero. Assurdo è un Paese che reprime il dissenso attraverso i tribunali. Assurdo è un Paese con  il ‘pensiero unico’. Ed è questa, la cosa che mi spaventa di più.

Erri De Luca, poeta e scrittore, è stato sottoposto a processo il 28 Gennaio. L’accusa è istigazione al sabotaggio, a seguito di un’intervista rilasciata dallo scrittore all’Huffington Post, in cui ha dichiarato che ‘la TAV va sabotata’. All’udienza preliminare era stato proposto il rito abbreviato, che si sarebbe svolto a porte chiuse. Ovviamente Erri De Luca e i suoi avvocati lo hanno rifiutato. Le ingiustizie, se vogliono, che le facciano a porte aperte.

È un verbo nobile, sabotare, dice Erri De Luca. Si può sabotare un progetto di legge, o, scioperando, si può sabotare la produzione di una fabbrica. Il concetto è che il verbo sabotare significa ostacolare, non necessariamente in senso materiale. Penso a tutte le lotte fatte dagli operai. Occupando le fabbriche. Penso alla Resistenza italiana. Si, anche la Resistenza ha rappresentato un sabotaggio. Del nazifascismo per liberare l’Italia. Sabotaggio. Uno strumento senza il quale spesso il popolo non avrebbe nessuno strumento per far sentire la propria voce. Senza il quale oggi non avremmo le otto ore lavorative. Senza il quale oggi non avremmo la nostra democrazia. Si, è davvero un verbo nobile, sabotare. Spesso significa rivoluzione.

Istigazione a delinquere. Sempre che si riesca a collegare le sue parole alle azioni di sabotaggio. La verità è che questo collegamento non c’è. La verità è che le uniche incriminazioni sono solo per i NO TAV. Oltre mille. Chiamatela, se volete, persecuzione. La verità è che questo è un processo alla parola. In un Paese in cui l’articolo 21 della Costituzione recita:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Erri De Luca. Poeta e scrittore ho detto prima. Ma, prima di tutto, un uomo. Con le proprie idee. Con il proprio diritto e dovere di contribuire alla società con la propria opinione. Libera. Come sempre.

Caro Erri, però una colpa ce l’hai. Hai istigato me. Se l’accusa vuole, posso testimoniare contro di te. Si, perché mi hai istigato ad oppormi sempre contro ciò che ritengo sbagliato. Mi hai istigato ad indignarmi di fronte alle ingiustizie. Mi hai istigato a lottare sempre per un ideale. A pensare sempre con la mia testa. Mi hai istigato, infine, ad alzarla, la mia testa. A rivolgerla verso l’alto. Per sognare con i tuoi libri. Ma la cosa più importante che mi hai insegnato è che l’arte non è fine a se stessa, confinata fuori dalla vita reale, come cercano di farci credere in questo mondo dominato dalle logiche di mercato. Già, a loro conviene farcelo credere. Perché lo sanno, che la poesia, la scrittura, la musica, la pittura sono in grado di smuovere le coscienze. Ecco, a questi pensieri mi istighi. Sei colpevole, Erri. Di istigazione alla giustizia e al pensiero.

 

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