Caro #Salvini, ti scrivo…

Caro Matteo Salvini,

mi chiamo Antonino, ho 25 anni e sono del Sud. Volevo parlarle di alcune questioni che mi stanno particolarmente a cuore.

La prima riguarda la questione degli immigrati. Rimango sempre sorpreso. Sorpreso perché davvero faccio fatica a capire come degli esseri umani possano essere considerati un problema. Uomini, donne, bambini che si imbarcano, senza sapere se arriveranno vivi alla fine del viaggio. Che, ammassati gli uni sopra gli altri, vivono della sola speranza, minuto dopo minuto. Lei pensa davvero che, se potessero, non se ne starebbero a casa loro? Lei riesce a immaginare la disperazione che provano quando partono? Questa gente scappa dalla guerra, o da una terra che noi abbiamo violentato e stuprato per costruirci il nostro benessere. Rimandare indietro gli immigrati è un po’ come andare da un bambino, rubargli tutte le sue bottiglie d’acqua e poi incazzarti se te ne viene a chiedere un bicchiere perché lui e la sua sorellina hanno sete.

E non mi si venga a dire che dobbiamo aiutarli a casa loro. Greta e Vanessa lo hanno fatto. Sono state rapite. E invece di ringraziarle, la cosa migliore che ha saputo dire è che ‘potevano stare più attente’. Ancora meglio hanno saputo fare i suoi seguaci su facebook, commentando che le due ragazze possono pure rimanere dove stanno, che i terroristi possono anche tenersele. Quelle due ragazze si chiamano Greta e Vanessa. Sono fissato con i nomi. Perché mi serve a non disumanizzare le vittime. Perché un conto è dire: ‘Ma si, che se le tengano pure in Siria quelle due!’. Un altro è dire invece: ‘Che se le tengano pure li, Greta e Vanessa’. Un conto è dire: ‘Che tornino a casa tutti questi immigrati!’. Un altro è dire: ‘Che tornino a casa Ekow, Semelo e Abah’. Non è proprio la stessa cosa. La coscienza, nel secondo caso, inizia a graffiare.

La verità è che è comodo sfruttare il dolore e la rabbia della gente. Non si spiegherebbe come mai si è indignato (giustamente) per quel marocchino che, riferendosi alla strage di Charlie Hebdo, ha detto che ’12 morti sono pochi’, ma non si è indignato per tutti coloro che, commentando le sue parole relative ai clandestini, dichiaravano che ‘600 morti in mare sono pochi’. È facile, sfruttando questa rabbia, dirigere l’odio verso i più deboli. I più deboli fino a un po’ di tempo fa eravamo noi del Sud. Ora le servono voti. E i più deboli sono diventati i clandestini, mentre noi siamo diventati una risorsa. Ma io non ci casco. E tanti come me.

E il motivo è semplice. Non è tanto per i cori razzisti che lei stesso cantava. Sa com’è, un po’ abbiamo la memoria corta, ma soprattutto siamo gente di buon cuore, perdoniamo (a volte troppo) facilmente. Vede, il motivo è un altro. Il motivo è, ad esempio, il numero uno delle Ferrovie,  che afferma che i soldi li investe al Centro-Nord, perché è li che rendono (cito dal libro ‘Terroni’ di Pino Aprile). Però poi dimentica di dire che, nel 2009, per rendere il servizio migliore, i soldi furono presi dal Fas, il fondo per le aree sottoutilizzate, destinato prevalentemente al Sud. Soldi che quindi, come affermato dal numero uno delle Ferrovie, furono poi totalmente investiti al Nord. Un altro motivo è, ad esempio, la Cassa del Mezzogiorno. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, dal 1984 al 1994, le imprese che ne hanno beneficiato erano per l’80% del Nord. Potrei elencarne ancora tanti di questi motivi. Con questo non voglio dire che qui al Sud non abbiamo colpe. È vero che abbiamo un tessuto sociale sfilacciato, che abbiamo tanti problemi. Ma con questo voglio dire anche che questi problemi sono il risultato di tanti fattori. Problemi che voi invece avete sfruttato cinicamente per tanti anni. Per fortuna al Sud (ovviamente) e al Nord non vi hanno seguito in tanti. Perché, sempre per fortuna, al Sud e al Nord, sappiamo che siamo tutti fratelli.

È per tutti questi motivi che io e tanti altri non ci caschiamo. Perché non sono gli insulti in sé che hanno fatto e fanno male. Ma quello che nascondono. E nascondono ciò che avete sempre provato a inculcarci, l’educazione alla minorità. Ma noi non ci stiamo. Noi, dal Nord al Sud, rispondiamo invece con una educazione all’umanità.

Antonino