Stefano #Cucchi, la vergogna di uno Stato

Le lacrime. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, è scoppiata in lacrime. Lacrime trattenute troppo a lungo.

 È sempre stata forte, Ilaria. È stata forte di fronte alle foto di suo fratello, pieno di lividi. È stata forte di fronte a una difesa che distruggeva l’immagine di Stefano. È stata forte di fronte all’ipocrisia, all’atteggiamento vigliacco di chi ha cercato di ridurre il tutto a un ‘se l’è cercata, era un drogato’. È stata forte di fronte a chi continuava a ripetere che i lividi di Stefano, i danni al fegato, una vertebra fratturata erano la conseguenza di una caduta dalle scale. Ora, spiegatemi come si fa a cadere e a riportare tutto questo. Da quante scale bisogna cadere per procurarsi un’emorragia alla vescica cosi estesa che impedisce di fare pipì? Quante scale? È una domanda che non faccio solo ai poliziotti, ai medici, ai pm o agli avvocati. È una domanda che faccio a tutti noi, perché sono incazzato. Perché se si possono permettere di dire certe cavolate è perché c’è gente che ci crede. O, se anche non ci crede, non si indigna.

È sempre stata forte Ilaria. È stata forte, pensando a suo fratello in quella cella. Solo. Picchiato. Pieno di lividi. Paralizzato dalla vita in giù. Incapace di fare pipì. Con il pensiero di essere stato abbandonato dalla propria famiglia. Si, perché la mamma, il papà, Ilaria, hanno dovuto aspettare il 22 Ottobre per avere l’autorizzazione a incontrare Stefano. Il 22 Ottobre. Troppo tardi. Stefano era già morto. Torturato fisicamente e psicologicamente. Perché non ha nemmeno avuto la possibilità di guardare con i suoi occhi tumefatti quelli di sua madre. Se n’è andato picchiato, umiliato, credendo di essere stato abbandonato. Ilaria è stata forte anche a convivere con quest’altra violenza.

È sempre stata forte Ilaria. E lo è stata anche oggi. Più di ogni altra volta. Di fronte a una sentenza di cui noi tutti dobbiamo vergognarci. Tutti assolti. Stefano è morto e nessuno ha colpa. È forte Ilaria. Perché ha avuto la forza di piangere. Di piangere anche le lacrime di Stefano. E quelle di Federico Aldrovandi. E quelle di Giuseppe Uva.

A te, Ilaria, a tua madre, a tuo padre, va tutta la nostra vicinanza. Perché, anche se hanno sempre cercato di far passare Stefano solo come un drogato, per noi era ed è sempre un uomo. E, ricordando De Andrè, facciamo nostre quelle che immaginiamo siano le vostre parole: ‘Piango di lui ciò che mi è tolto, le braccia magre, la fronte, il volto, ogni sua vita che vive ancora, che vedo spegnersi ora per ora’

Spente da uno stato che dalle lacrime di Ilaria dovrebbe imparare e di cui dovrebbe vergognarsi. C’è tanta dignità in quelle lacrime. Lacrime che dovremmo versare anche noi. Per salutarti Stefano. E per chiederti scusa.

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Antonino Roseto

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