Papa #Francesco, via vaticana al #Socialismo?

«Diciamo insieme con il cuore: nessuna famiglia senza tetto, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità del lavoro!»

Non è una citazione né di Karl Marx, né di Che Guevara, né di Salvador Allende. È però una frase pronunciata da un sudamericano come gli ultimi due signori che ho nominato. E, ancora una volta, non sto parlando né di Morales, per la terza volta Presidente della Bolivia, né di Rousseff, appena rieletta Presidenta del Brasile, bensì di un argentino ormai da più di un anno vescovo di Roma: Jorge Mario Bergoglio, argentino, fra le luci e le ombre che contraddistinguono ogni persona dotata di carisma e prestanza mediatica, sta un attimo facendo perdere la bussola a tutta la compagine politica che da sempre vede nella Chiesa Cattolica una maestra ideologica sulla quale fare affidamento e dalla quale tratte, oltre a finanziamenti, anche voti e forza.

Bergoglio, come disse in passato, risente di aver vissuto sulla sua pelle gli effetti della dittatura fascista, tanto quanto Wojtyla risentì della dittatura comunista nella sua Polonia. Forse per questo la distanza fra i due papi è molto palpabile, almeno a parole, almeno in alcuni piccoli gesti. Se il polacco rappresentava insieme a Ronald Reagan e Margaret Thatcher uno dei picconatori del Muro di Berlino, di cui quest’anno si commemora il venticinquennale della caduta, e quindi della deflagrazione del blocco sovietico, papa Bergoglio è più attento a quelle che sono le esigenze concrete della popolazione, di quello che potremmo definire ancora proletariato.

Egli, seppur contraddittoriamente, è vissuto in una Argentina – e in una America Latina – funestata dai colpi di stato dei militari, finanziati dagli Stati Uniti d’America e dai partiti democratico-cristiani locali e occidentali, dai grandi movimenti popolari socialisti e comunisti che vedevano in Che Guevara, Fidel Castro e Salvador Allende un indubbio margine di successo, persino democratico, come nel caso del presidente cileno barbaramente assassinato dai fascisti.

Pur non avendo abbracciato e anzi a volte criticato la teologia della liberazione, che si sviluppa proprio nel periodo post Vaticano II e irrompe prepotentemente dal Sudamerica sugli scranni teologici del mondo, Bergoglio diede rifugio ai tanti preti che per il loro sostegno alla teologia della liberazione vennero perseguitati dal regime militari argentino.

È quindi la storia dello stesso pontefice che un po’ ci anticipa queste parole e che, ai più e anche a chi vi scrive, possono sembrar strane: si sente parlare più spesso di comunismo, di politiche sociali, di condizione dei lavoratori dal rappresentante della più longeva e potente istituzione religiosa dell’umanità, da sempre oppositore del comunismo e delle ideologie liberali e libertarie.

Perché – e questo va ricordato – ancora oggi la Chiesa e i cattolici in generale vivono e rimangono in un eterno Sillabo, quel documento scritto da Pio IX in cui vi era una feroce condanna al liberalismo, al socialismo, al comunismo, al materialismo, a tutte quelle ideologie democratiche e repubblicane che si battono per l’uguaglianza sostanziale di tutti gli uomini.

Forse che Bergoglio, provocatoriamente, voglia sfidare tutti quei movimenti che, cristianamente o meno, hanno a cuore gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici di tutto il mondo? Forse che dobbiamo attenderci una nuova Rerum Novarum, stavolta meno rivolta a trovare un compromesso fra capitalismo e comunismo, e conscia che la società e le ideologie sono cambiate, aggiornandosi nel tempo e abbandonando strumenti e dialettiche ormai obsolete?

Certo è che in papa Bergoglio, fuori dall’ampollosità dei media nostrani che arrivano a santificarne la figura con indecenti e volgarissimi magazine come “Il mio papa”, si sta trovando sempre più spesso una figura con la quale condividere almeno qualche battaglia, anche solo (e diciamo poco?) sui diritti dei lavoratori contro le politiche del laissez faire neoliberiste?

Non pretendiamo certo che il papa citi padre Hélder Camara, che disse «Quando offro il cibo ai poveri, tutti mi chiamano santo. Quanto chiedo perché i poveri non hanno cibo, tutti mi chiamano comunista!» ma, forse, qualcosa, oltre Tevere, si sta muovendo…

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About Davide Clementi

Nato nel 1996 a San Benedetto del Tronto lo stesso giorno del celebre movimento rivoluzionario cubano, dopo i 5 anni presso il Liceo Classico di San Benedetto del Tronto, mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Macerata. Dal 2014 porto i miei pochi silenzi anche su Qualcosa di Sinistra.

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