La falsa #resistenza delle #sentinelleinpiedi

Resistenza è la parola che molte delle Sentinelle in piedi, un gruppo aconfessionale e apartito che si riunisce per combattere il DDL Scalfarotto – che istituirebbe il reato di omotransfobia – e ogni qualsivoglia forma di riconoscimento di famiglie che esulano dall’esempio biblico di Adamo ed Eva, usano in questi giorni.

Resistenza è la parola su cui ribatte Mario Adinolfi, politico, pokerista, fra i padri fondatori e deputato per breve tempo del Partito Democratico e ora scrittore/editore di un breve e chiaro libricino “Voglio la mamma”. Adinolfi, che rivendica con fierezza il suo essere di sinistra e di essere contro «i falsi miti del progresso» (tanto da fondare il quotidiano “La Croce”, a breve nelle edicole), dal settimanale ultracattolico Tempi dice:

«Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli. In premessa confesso. Ho le mie colpe. Ho contribuito a far nascere il principale partito della sinistra italiana, sono stato candidato alla segreteria nazionale alle primarie fondative (eravamo in cinque, non sono neanche arrivato ultimo, ma quarto) di quel Pd veltroniano nel 2007; ne ho scritto lo statuto, ne sono stato dirigente e pure parlamentare. Poi, dopo aver deciso di non ricandidarmi a deputato, non pago ho pure scritto un libro dalla copertina rossa che insiste sulla parola “resistenza” (il titolo del libro è Voglio la mamma, qualcuno di voi l’ha letto?). Capirete che è normale, dato questo retaggio, che mi compaia di tanto in tanto in sogno il compagno Lenin pronunciando il suo slogan più famoso: “Che fare?”.»

Il delirio adinolfiano chiama in cause parole e personaggi importanti della Sinistra internazionale: dall’allusione alla Resistenza al formidabile saggio di Lenin «Che fare?» che segna un momento cruciale dell’evolversi del socialcomunismo russo. Adinolfi va oltre tutto questo, travalica pesantemente i confini del normale delirio estatico che la sua fede cieca nel Catechismo della Chiesta Cattolica, nuovo “manifesto del progressismo” in salsa adinolfiana, gli provoca. Compone in quell’articoletto un’ottima summa del suo pensiero: l’attacco alla inesistente ideologia del gender, un’invettiva feroce a quella che lui pensa essere una mercificazione del bambino che si fa prodotto da acquistare o da scartare se si è una coppia omosessuale o una donna abortista, alla pratica dell’eutanasia.

Ecco che Adinolfi continua a domandarsi, da cristiano cattolico, da uomo di sinistra, da giornalista, da sentinella: «Che fare?».

«Che fare contro i genderisti, contro gli omosessualisti, contro gli abortisti, contro i sostenitori dell’eugenetica del XXI secolo?»

“Sentinellare” – verbo sgrammaticato che va di moda negli ambienti delle milizie in piedi – è una risposta: vegliare contro i diritti, spacciati per capricci, degli omosessuali e, badate bene, degli omosessuali. Perché la battaglia immediata condotta fino ad ora dalle “Sentinelle in piedi” è contro gli omosessuali in quanto essi reclamano allo Stato la tutela contro le violenze e le discriminazioni perpetrate nei loro confronti a causa del loro orientamento sessuale. Non più l’aggravante per motivi futili o abietti, come spesso ripetono gli oppositori all’estensione della Legge Mancino-Reale all’omotransfobia, ma una classificazione del reato che integri l’orientamento sessuale.

Si è parlato di legge Mancino-Reale, vista come liberticida e imbavagliatrice di coscienze, senza ricordare bene cosa sia questa temutissima legge: essa, approvata il 25 giugno del 1993 su volere del ministro degli Interni democristiano Mancino, contiene “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. In sostanza, se io, pasticciere profondamente ateo, non voglio fare una torta nuziale per una coppia di cattolici, essi mi possono denunciare per ovvia discriminazione. Contrariamente, se un pasticciere cattolico si rifiuta di fare una tortura nuziale per una coppia lesbica o gay, egli non incorre in alcuna forma di discriminazione. L’effettiva contraddizione delle “Sentinelle in piedi” e dei tanti Adinolfi che hanno popolato le cento piazze italiani tristemente colpite da questi rigurgiti fascisti tanto attaccati al terzo valore della mortifera “Trinità fascista” è che esse stanno lottando contro una legge che li tutela fisicamente e moralmente dalle discriminazioni, ma non vogliono che a beneficiarne sia una categoria di cui f parte un numero discreto di individui. Contesto, e mi riservo il diritto di contestare, che l’impianto delle modifiche alla legge Mancino-Reale ha subito due negativi peggioramenti: primo, che si parla di omofobia e transfobia quando in realtà si poteva parlare di orientamento sessuale e identità di genere; secondo, che grazie a un subemendamento – votato da PD e Scelta Civica – del montiano Gitti, queste aggravanti non valgono per le organizzazioni politiche, andando quindi a peggiorare la legge nella sua organicità e permettendo a partiti estremisti di esprimere ideologie razziste, omofobe e contro la religiosità in piena libertà.

Se da un lato le “Sentinelle” possono cantar vittoria, visto che la legge è arenata in Senato, dove il governo la farà rimanere fino allo scadere naturale (o innaturale) della legislatura, dall’altra è bello notare come la resistenza – con la minuscola – di questi moderni inquisitori sia stata seppellita dai colori e dalla ironia di persone comuni, etero e omo, sposati e non sposati, che hanno animato davanti alle Sentinelle proteste civili e assolutamente efficaci, contrariamente alle violenze che in alcune zone si sono verificate.

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A Bergamo troviamo un ragazzo, vestito da nazista dell’Illinois e con al braccio il simbolo reso celebre dal film di Charlie Chaplin “Il grande dittatore” intento nella lettura di Main Kampf, per rimarcare la presenza di membri di Forza Nuova durante la veglia. Paradossalmente, pur portando al petto una spilla con il simbolo del movimento antifascista, il ragazzo è stato fermato per apologia del fascismo.

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A Modena, invece, una giovane madre molto popolare su Twitter, veglia insieme alle Sentinelle indossando la bandiera arcobaleno e leggendo “Le cose cambiano”.

Come sempre, una risata li seppellirà. E sarà una risata collettiva perché il loro pacifico ed inerme militarismo, il vegliare contro il riconoscimento inarrestabile del diritto alla felicità e all’uguaglianza verrà ricordato come una dimostrazione clownesca da parte di ignoranti usciti dal Medioevo.

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About Davide Clementi

Nato nel 1996 a San Benedetto del Tronto lo stesso giorno del celebre movimento rivoluzionario cubano, dopo i 5 anni presso il Liceo Classico di San Benedetto del Tronto, mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Macerata. Dal 2014 porto i miei pochi silenzi anche su Qualcosa di Sinistra.

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