All’illustrissimo #Bitonci da un’ex padovana d’adozione

Gentile egregio illustrissimo sindaco Bitonci,

mi chiamo Laura e ormai 4 anni fa (sigh!) ho preso una laurea e lasciato la mia amatissima Padova. Ho vissuto lì per oltre tre anni in una casa bruttissima di cui pagavo un affitto stratosferico, dividendo per altro la camera con un’altra persona (roba che a sentire greci, tedeschi e portoghesi… ma siete pazzi e la privacy?). Le dico solo che il sottoscala venne fatto passare per “cucina” e la caldaia stava nel bagno alla faccia delle norme sulla sicurezza. Ironico che accada questo agli studenti mentre nella stessa città falsi poveri parcheggiano la Porsche davanti alla casa popolare, vero?

A Padova mi hanno rubato la bicicletta una volta, di solito mi muovevo a piedi, questo va precisato. Poco male, si andava ai giardini dell’arena a comprarne un’altra (rubata a sua volta, si dice) o se ne prendeva una in prestito. A Bordeaux lo chiamano bike sharing, noi ci arrangiavamo come potevamo: l’illegalità, come la chiamate voi, è sintomo delle vostre mancanze, lo tenga a mente.

Quando l’Italia vinse i mondiali di calcio c’era il maxischermo a Prato della Valle, una piazza meravigliosa, che le assicuro ha pochi eguali in Europa. Pare che però gli abitanti del centro super fashion super costoso super lussuoso di Padova non fossero molto contenti dei festeggiamenti e abbiano elargito secchiate d’acqua e/o urina sui temibilissimi tifosi azzurri. I suddetti padovani erano già riusciti a imporre la chiusura di tutti i locali alle 23:00 / 00:00, d’altronde cos’avrà mai da perdere in questo modo una città di 200 mila abitanti al centro del Veneto, terza per numero di turisti in regione dopo Venezia e Verona, con un’università da 70 mila studenti, la seconda più antica d’Italia oltre che una delle più prestigiose e l’unica ad essere stata insignita della medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza partigiana?

Lei illustrissimo Bitonci segue fedelmente la linea del suo partito: legalità legalità legalità. E diciamocelo, è il motivo per cui a lei i migranti e gli accattoni non piacciono. Un po’ come a chi aveva deciso che gli studenti stranieri non potessero candidarsi alle elezioni di ateneo: per quello che a lei sembrerà probabilmente un’inezia si è arrivati fino a interrogare l’ormai ex ministro Giannini. Sa cosa mi diede più fastidio di quella storia? Che il motto dell’università è Universa Universis Patavina Libertas (tutta intera, per tutti, la libertà nell’Università di Padova). Mi chiedevo cosa fosse cambiato in quasi 800 anni di storia.

So anche, egregio, che lei ama molto poco i festeggiamenti post-laurea. Forse a Cittadella, dove ha fatto il sindaco, è poco noto, ma la goliardia è una cosa antichissima, a Padova specialmente, e l’unico che riuscì a sopprimere le associazioni studentesche fu, sorpresa delle sorprese, Benito Mussolini. Non la sto paragonando a lui, chiarisco perché non si sa mai che arrivi la querela, sto cercando di farle capire cosa significa per Padova quello che lei trova un’offesa al pudore. Se le paiono troppo sconci i papiri, gentilissimo Bitonci, vuol dire che lei non ha mai conosciuto un veneziano: faccia un giretto per le calli, vedrà che il suo limite di sopportazione delle battute a sfondo sessuale si alzerà di parecchio. Se invece il problema sono il lancio di uova e farina mi risulta che sia già perfettamente collaudato l’uso dei nylon per evitare di sporcare la città, sbaglio? Temo proprio di no. Se le dà fastidio l’ubriachezza dei ragazzi e delle ragazze, le ricordo che esiste già una legge (art. 688 CP). Le domando, perché in Italia bisogna scriverci sempre altre mille ordinanze sopra?

A proposito di ordinanze. Leggo che lei vuole imporre che in città ci si vesta in un certo modo. Mariella Baroli le chiede giustamente lumi sulla questione, potrà mettere la minigonna? La sensazione è che lei voglia imporre dei divieti tutt’altro che precisi. Ad esempio cosa sono questi luoghi destinati allo scopo? Quando verrò a Padova e mi verrà da starnutire, soddisfacendo una mia esigenza fisiologica, dovrò farlo in un luogo adeguato? Padova ha degli starnutatoi o qualcosa del genere? E se mia nonna fosse stanca di camminare si potrà sedere alla modica cifra di 100 euro? Non so se sia un problema di linguaggio, italiano-politichese-legiferalese, o se veramente lei pensa che questo sia il modo di governare una città di medie dimensioni, con un’università conosciuta anche all’estero (e glielo posso confermare quando vuole).

Perché vede Bitonci, forse a Cittadella e in qualche altro comune fare i tutori dell’ordine e della sicurezza a colpi di ordinanze che soddisfino i ricchi abitanti del centro è semplicissimo. A Padova un po’ meno. Padova non è una città governabile come piacerebbe a lei e ai suoi alleati politici. A Padova puoi anche tirare su un muro e non cambia niente. A Padova puoi sgomberare tutte le aule studio autogestite, ne vengono fuori altre cento. A Padova puoi impedire agli studenti di divertirsi, faranno spallucce e ordineranno un altro spritz. A Padova mercoledì sera Piazza delle Erbe era piena di padovani che di sceriffi col fazzoletto verde non ne vuole nemmeno sentire parlare.

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"Non comanderò, né sarò comandato"

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