Se #Bertinotti si riscopre liberale

In un intervento al Todi Festival, venerdì 29 agosto scorso, Fausto Bertinotti ha fatto mea culpa affermando di aver sbagliato tutto. Riconosce il suo fallimento politico e l’incapacità di intercettare i cambiamenti della società contemporanea. Riconosce implicitamente l’errore di far parte della sinistra elitaria tanto odiata dal cittadino comune dove solo una cerchia ristretta di persone può far politica mentre il resto delle persone sono troppo ignoranti per capire.

E fin qui nulla di nuovo sotto il cielo: il fallimento di quella classe dirigenziale ha portato all’estinzione della sinistra italiana. È comunque riduttivo pensare che la colpa sia solo da attribuire alla caduta dell’Unione Sovietica o al fallimento della rivoluzione proletaria applicata. Il punto sta nel non aver avuto un briciolo di idea progressista. Nell’era del berlusconismo, non sono stati in grado di proporre una sola idea che non fosse un attacco al berlusconismo stesso. Mai niente di propositivo, solo invettive verso il nemico giurato, e per quel poco che ha governato è stata in grado di partorire oscenità come il pacchetto Treu sul lavoro introducendo di fatto il precariato e facendo estinguere un’intera generazione di giovani.

Ma la dichiarazione peggiore dell’ex presidente della Camera sta nel rivendicare l’ideologia liberale come la sola oggi da cui ripartire, perché la sola attenta alla libertà dell’individuo. Non so se si riferisce al concetto di libertà dei neo conservatori americani che hanno esportato la democrazia nel mondo con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Oppure alle dottrine Thatcher Regan, che hanno estinto la classe operaia inglese trasformando l’Inghilterra nella nazione dei “servizi”, dove si fanno i soldi con i soldi, creando pochi super ricchi e una massa enorme di poveri.

Mi sa tanto che il “compagno” Bertinotti sta prendendo un’altra delle sue cantonate. In questo blog scrivono ragazzi che quando hanno votato per la prima volta, il partito comunista non esisteva più. Che non vengono dalla sua generazione elitaria della sinistra, ma sono cresciuti e si sono formati con un ideale di sinistra dove il diritto al lavoro, alla casa, a progettare il futuro non sia un’utopia. Dove il più debole è aiutato, al contrario di quello che fa l’attuale ideologia liberale. Se si afferma che invece bisogna ripartire da lì, allora si è alla canna del gas.

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