“Il Mondo Nuovo” non ammette disordini

L’incubo dell’organizzazione totale è sortito dal futuro e ora ci attende, lì all’angolo.

Forse nessun genere letterario come la fantascienza ha analizzato così a fondo la lotta tra l’ordine e il disordine: nel primo termine si possono comprendere tutte quelle società immaginarie descritte come perfettamente funzionanti e apparentemente felici, in cui prima o dopo si insinua un elemento di disturbo che generalmente ne mette a nudo gli orrori.

Il romanzo attualmente più citato in questo e altri ambiti, tanto da sembrare perfino inflazionato, è 1984 di Orwell, autore senza dubbio di sinistra ma dallo stile e le tematiche molto meno pop di quanto la sua giustissima fama faccia pensare. Lo stesso Huxley sosteneva che il suo “Brave new world (Il mondo nuovo)” del 1932 si avvicinasse alla realtà molto più di 1984 e, benché oggi sia, come detto, molto meno citato, è certamente l’opera fondamentale della corrente distopica.

Il Mondo Nuovo in effetti contiene più della profezia del nazismo, ci parla anche dello stalinismo, il luogo in cui sul marxiano “ciascuno secondo le proprie capacità” si è andati ben oltre una cattiva interpretazione del testo. Per Huxley il fordismo non era solo un metodo di produzione, ma un modo di pensare e di agire. Era, potenzialmente, un metodo di organizzazione completa della società. L’Unione Sovietica ne fu la dimostrazione pratica.

Nell’universo creato da Huxley non solo gli individui hanno perso il concetto di libertà/disordine, hanno anche rinunciato alla scienza e l’arte in quanto tali: la prima è definitivamente schiava del progresso tecnologico, la seconda della legge del consumo. Non ci sono sofferenze, nessun desiderio rimane insoddisfatto, ciascuno è programmato per essere felice nel posto e con la funzione che gli sono stati assegnati all’interno della società.

Alla fine de La Caduta di Hirschbiegel, Magda Goeebels, moglie del ministro della propaganda del Reich, non sopporta il pensiero di veder crescere i propri figli nella società tedesca futura, quella dove il nazionalsocialismo è definitivamente sconfitto. Vale la pena vivere, si domanda, dove nessuno provvede alla nostra felicità, dove molto probabilmente non conteranno l’efficienza e l’organizzazione della comunità? Oppure noi e i nostri figli abbiamo, paradossalmente, il diritto all’infelicità?

Attento a ciò che desideri, potrebbe avverarsi.

Nei momenti più critici della storia le società manifestano una tendenza piuttosto forte a desiderare l’ordine (la “stabilità”, la “sicurezza”, la “totale razionalità”). Se ammettiamo che esistano due estremi sociali, l’ordine e il disordine, e che una società possa trovarsi in un punto qualsiasi del segmento che li unisce, è importante comprendere il prima possibile quale sia questo punto e verso quale dei due estremi le forze politiche ed economiche ci stanno portando. Perché, come disse lo stesso Huxley:

Nel 1931, quando scrivevo Brave New World, ero convinto che ci fosse ancora tempo, e parecchio.

Che ci fosse tempo prima di Hitler, Franco, Mussolini, Salazar e Stalin, ovviamente.

Il Mondo Nuovo è edito da Mondadori, con l’aggiunta del saggio del 1958, sempre di Aldous Huxley, Ritorno al Mondo Nuovo.

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