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La complessità della #politica

Il prossimo 25 maggio si terranno le elezioni europee e, quasi sicuramente, le tre forze politiche più votate in Italia saranno il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Forza Italia. Queste tre formazioni politiche hanno una caratteristica in comune: tutte e tre sono infatti guidate da un  demagogo, da un venditore di fumo il quale sostiene che la politica sia l’arte della semplicità. Renzi, Grillo e Berlusconi, tuttavia, non si sono mai resi conto del fatto che la politica, in realtà, è caratterizzata dalla complessità.

L’epoca che stiamo attraversando, per di più, è la più complessa della storia dell’umanità. Moltissimi problemi dirimenti e complicati sono all’ordine del giorno. Come gestire il fenomeno delle migrazioni di massa? Come affrontare i cambiamenti climatici scaturiti dall’inquinamento a livello globale? Come comportarsi di fronte all’incremento esponenziale della popolazione nei Paesi del sud del mondo? Come cercare di mantenere uno “stato sociale” quantomeno decente nel XXI secolo? Queste sono solo alcune delle questioni fondamentali poste sul tappeto, ma questi problemi vengono puntualmente ignorati dalla politica italiana, la quale è da sempre specializzata nel concentrarsi sul proprio ombelico peninsulare e nel non occuparsi delle sfide importantissime che si giocano ogni giorno nel nostro pianeta.

I demagoghi nostrani, pur di non rispondere ai quesiti succitati, trascorrono infatti le proprie giornate a propinare slogan ad effetto, ad elencare promesse che non verranno mai mantenute, a dipingersi come avversari irriducibili dei “palazzi della politica” ed a cercare un contatto diretto con il “popolo” senza passare per la mediazione delle istituzioni, dei partiti, dei sindacati. Renzi, Grillo e Berlusconi sono dei veri e propri campioni in queste specialità.

Del resto, siamo ancora immersi in un periodo storico nefasto nel quale la “politica come professione”, tanto cara al grande sociologo tedesco Max Weber, viene sempre indicata come un orizzonte deprecabile. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. In questo Paese infatti non siamo più nelle condizioni di poterci avvalere di un personale politico di primo livello, colto e pronto ad affrontare le questioni molto complesse che l’età contemporanea pone di fronte a noi. Siamo invece in balia di un’accozzaglia di politicanti impreparati, i quali siedono nelle aule parlamentari soltanto per il fatto di essere stati nominati dal loro padrino politico di riferimento.

Dopo aver strepitato per anni contro la “casta” e contro i “politici di professione” questo è il ben misero risultato che siamo costretti a constatare. E la “complessità della politica” è ormai un ricordo sbiadito nella nostra memoria.

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Luca Quaglia

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