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Intervista a Karl Marx

Karl Marx è ancora vivo e lotta insieme a noi. Lo storico britannico Donald Sassoon è riuscito addirittura a intervistarlo e ha reso pubbliche le parole del vecchio pensatore comunista in un libro che è appena uscito in Italia, “Intervista immaginaria con Karl Marx” (Castelvecchi). Questo breve “divertissement” di Sassoon è introdotto da una prefazione redatta dall’autore stesso, nella quale scopriamo un Marx molto lontano dall’immagine austera e dogmatica che gli venne affibbiata in seguito alla sua morte. Il motto filosofico più amato dal padre del comunismo era infatti il cartesiano de omnibus dubitandum est (“bisogna dubitare di tutte le cose”) e un’altra massima molto apprezzata dal filosofo nato a Treviri nel 1818 era nihil humani a me alienum puto (“ritengo che nulla di umano mi sia estraneo”).

Nelle prime righe di questa “intervista”, Karl Marx si affretta subito ad affermare che “le mie teorie non sono mai state dominanti. Ho avuto dei seguaci che non mi sono scelto o cercato, e per i quali ho meno responsabilità di quante ne abbiano Gesù per Torquemada o Maometto per Osama bin Laden. I seguaci che si nominano da soli sono il prezzo del successo”. Nel prosieguo di questo colloquio immaginario tra Sassoon e Marx, il grande filosofo tedesco non nasconde una certa vanità nel sottolineare che “il mio lavoro non è mai stato così importante come in questo periodo storico. Negli ultimi cinquant’anni ha conquistato le università dei Paesi più avanzati del mondo. […] Parlano tutti di classi, strutture, determinismo economico, rapporti di potere, oppressi e oppressori. E fanno tutti finta di avermi letto – un chiaro segno di successo”.

Ad un certo punto dell’intervista Sassoon osserva che Marx era eccessivamente legato ad una visione economicista del mondo, ma la replica del pensatore comunista non si fa attendere: “quanto avevo ragione ad essere ossessionato dall’economia! Siete tutti ossessionati dall’economia e, nel prevedibile futuro, lo rimarrete. Non ho bisogno di spiegarlo ai lettori del <<Financial Times>>, del <<Wall Street Journal>> e dell’<<Economist>>. Né ai politici che promettono il paradiso in terra e poi dicono che <<non si può evitare il mercato>>, e che la globalizzazione (l’attuale parola soft usata per sostituire l’espressione <<capitalismo mondiale>>) è inarrestabile”.

Il Marx di Sassoon, inoltre, non riesce a resistere di fronte alla tentazione di formulare alcune battute al vetriolo contro la borghesia, interessata unicamente al buon funzionamento del sistema capitalista: “quando la borghesia è minacciata, dà il potere a chiunque è in grado di toglierla dai guai. A chi importa dei diritti civili, delle elezioni e della libertà di stampa quando il dominio del capitale è in pericolo?”. E quando Sassoon chiede a Marx quale sia la sua opinione riguardo ai crimini perpetrati da Stalin, il pensatore di Treviri risponde affermando che Stalin era certamente un personaggio poco raccomandabile, ma che “il capitalismo è nato nello stesso modo, grondando dalla testa ai piedi, e da ogni poro, sangue e sporcizia”.

Questa breve conversazione immaginaria tra Sassoon e Marx si conclude con alcuni giudizi decisamente taglienti espressi dal filosofo tedesco riguardo ad alcuni personaggi e ad alcuni avvenimenti di questi ultimi anni. Sulla “guerra al terrore” di George W. Bush Marx è categorico: “è assurdo pensare che un mondo capitalista non debba incontrare una forma qualunque di resistenza. I comunisti e i socialisti offrivano un’opposizione razionale, moderna, affidabile. Condividevano molti valori dei loro avversari liberali: diritti minimi, l’idea della democrazia popolare, l’emancipazione delle donne, un’avversione per la religione organizzata. Ma una volta spazzati via i comunisti e i socialisti che si aspettava? Il trionfo del pensiero razionale? Certo che no. Il vuoto politico è stato riempito da fanatici, fondamentalisti, religiosi bigotti, pazzi mullah”. E quando lo storico britannico chiede a Marx quale sia il suo giudizio su Tony Blair, il padre del comunismo confessa tutta la propria avversione nei confronti di questo ex premier laburista: “davvero devo esprimermi su gente del genere? Dire che la storia li dimenticherà è troppo. Non se ne accorgerà nemmeno. E questo dimostra quanto siete scesi in basso”. Povero Karl, chissà che cosa avrebbe detto riguardo al nipote fiorentino di Blair, Matteo Renzi. Per sua fortuna Marx si è risparmiato questo “spettacolo”…

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Luca Quaglia

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