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Shock Electrolux? Non per la Commissione Europea

Credo che un po’ tutti si sia rimasti interdetti dinanzi alla proposta della multinazionale svedese Electrolux di tagliare del 40% il salario dei lavoratori al fine di salvare l’azienda e i posti di lavoro nel nostro paese.
Il tutto è giustificato dal fatto che bisogna essere più competitivi sui mercati internazionali, che il cuneo fiscale è troppo elevato e, quindi, i salari vanno tagliati.

Ma c’è qualcuno che non è rimasto per nulla interdetto da questa proposta dell’Electrolux, anzi.
Questo qualcuno è (toh!) la Commissione Europea, uno dei 3 membri della ormai nota Troika. Nel “Press releases database” della Commissione si può trovare questo breve rapporto del 21 Gennaio 2014 nel quale sono contenute cose interessanti, anche se ormai arcinote (tranne per quelli con gli occhi foderati di prosciutto).

Nella sezione “Dimensione sociale dell’UEM” si legge:

Venuta meno la possibilità di svalutare la moneta, i paesi della zona euro che tentano di recuperare competitività sul versante dei costi devono ricorrere alla “svalutazione interna” (contenimento di prezzi e salari). Questa politica presenta però limiti e risvolti negativi, non da ultimo in termini di un aumento della disoccupazione e del disagio sociale e la sua efficacia dipende da molti fattori come il grado di apertura dell’economia, la vivacità della domanda esterna e l’esistenza di politiche e di investimenti che promuovano la competitività non di prezzo.

È chiaro, no? Non potendo riequilibrare in parte la competitività con il deprezzamento del tasso di cambio (dato che siamo in un’unione monetaria) quello che si deprezza è il lavoro. L’Electrolux è la manifestazione materiale di tale assunto economico.
E questa è una chiara politica di classe imposta con le mani legate: “eh ma c’è l’Euro”, “ce lo chiede l’Europa”, ecc…
Una cosa molto di Sinistra, senza dubbio!

Ma la Commissione Europea enuncia anche quali variabili possono rendere efficace una politica di svalutazione interna (taglio dei salari), ovvero la presenza di una domanda estera e decise politiche di investimento.

Il punto è che siamo nel pieno di una crisi capitalistica globale e all’interno dell’Europa ci stiamo suicidando con queste folli politiche economiche che stanno distruggendo la domanda aggregata. Ergo la variabile della domanda estera viene a cadere.
Gli investimenti nemmeno a parlarne! Il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione e l’architettura dell’Unione Monetaria Europea rendono impossibile poter implementare politiche economiche di investimenti pubblici e di spesa pubblica in disavanzo. E questo la Commissione Europea lo sa benissimo.

I tecnocrati europei sanno benissimo che è l’Euro la problematica dell’economia europea (lo dimostrano decine di documenti ufficiali come quello qui citato). Sorge allora una domanda: perché continua a perseguire la strada infernale dell’austerità? Cui prodest? Lascio a voi le risposte…

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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