Per una passione durevole dell’anticapitalismo

Se si vuole essere conflittuali con l’attuale regno animale dello spirito in cui siamo, non possiamo non dichiararci anticapitalisti. L’orizzonte di senso in cui siamo diretti è quello che Platone, nel Politico, definiva “mare infinito della disuguaglianza”.

La crisi globale, le riforme strutturali, la precarizzazione del lavoro, la comunità disgregata e l’atomo individuale isolato sono tutte manifestazioni di una chiara e precisa costruzione e visione ideologica del mondo: quella che vede egemone il nomos del Capitale e la religione del mercato.

Anche lo Stato che trova le sue radici nella storia del movimento democratico è stato totalmente sussunto dal movimento impersonale del Capitale; è stato reso inerme rispetto al supremo ordine del mercato e delle sue leggi, in quanto quest’ultimo, dall’ideologia dominante, viene dipinto come razionale ed efficiente (a differenza dello Stato), nonostante quella che Foucalt definiva “l’estetica del supplizio” sia solo mutata di forma; nonostante oggi la violenza si manifesti sotto forma economica, come era chiaro già al filosofo marxista ungherese György Lukács.

Ma se lo Stato è stato reso inerme all’imperante nomos del Capitale, non è stato rimosso del tutto: è stato reso organico e funzionale a quella che il filosofo Roberto Finelli ha chiamato “sfrenata accumulazione di capitale finanziario”. I doppi deficit di Reagan e lo spostamento dalla politica fiscale alla politica monetaria come leva principale della politica economica sono gli emblemi di questa funzionalità statale al Capitale.

Lo Stato, quindi, non è più quella che Hegel definiva “potenza etica”, cioè un’autorità posta al controllo dell’economia poiché, in caso contrario, si avrebbero le “tragedie nell’etico” che oggi, appunto, viviamo sulla nostra pelle.

Il Capitalismo non è mai uguale a se stesso, come riconosceva Paul Sweezy. Dalla chirurgica critica di Marx il capitalismo ha subito non pochi cambiamenti: uno su tutti è stato quello della finanziarizzazione.
Ma nonostante esso abbia mutato forma, il contenuto è il medesimo di sempre: sfrenata ricerca di un sempre maggiore saggio di profitto, alienazione, sfruttamento dell’uomo sull’uomo, disuguaglianza, mercificazione di ogni strato dell’esistente, illimitatezza. Leggere il capitalismo con le sole lenti interpretative dell’economia ci rende ciechi! Non ci permette di comprendere la falsità di quelle che Marx definiva “robinsonate”, di quei processi che mercificano l’uomo rendendolo un mero ingranaggio della mega-macchina della produzione.

La crisi globale che stiamo vivendo è una grande crisi capitalistica. Leggere la crisi dell’Eurozona e gli effetti che essa ha avuto e sta avendo sul lavoro e sui diritti sociali non può essere fatto astraendo dalla metamorfosi che il capitalismo ha subito negli ultimi 30 anni. Astrarre le dinamiche dell’Eurozona non ci permetterebbe di comprendere a pieno il perché di questa “carica del rinoceronte”, come la chiamava il filosofo Costanzo Preve, cioè l’austerità, la Troika e l’attacco al lavoro.

Nel tempo in cui il capitalismo si è reso pienamente egemone e l’ideologia da esso veicolata, quella dell’intrasformabilità del mondo, ha permeato anche i potenziali “pensieri pensanti”, bisogna aver il coraggio di porre nuovamente sotto le armi della critica marxiana il nostro tempo storico. Il mondo non è un oggetto dato per natura, intrasformabile (Objekt) ma è un oggetto posto soggettivamente (Gegenstand), ovvero un oggetto sempre modificabile dalla prassi trasformatrice dell’Io fichtiano (l’umanità intesa nel suo complesso). Riappropriamoci della gramsciana “filosofia della prassi” per uscire da questa caverna platonica chiamata Capitalismo. Ricostruiamo una passione durevole dell’anticapitalismo.

A tutti coloro per cui il marxismo, l’anticapitalismo, il comunismo sono stati, sono e saranno ‘passioni durevoli’ oltre il momento magico del radicalismo della giovinezza

COSTANZO PREVE, “La passione durevole”

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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