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Renzi e quell’insostenibile deriva neoliberale

E fu così che Matteo Renzi, sindaco di Firenze, vinse le primarie di un partito che ricorda, per il suo sostegno alle politiche europee, la firma ai trattati europei e la convinta adesione agli accordi del WTO (qui una panoramica degli scellerati accordi presi), uno dei più sfrenati partiti della destra neoliberista.

Il 70% degli elettori del PD ha dato il proprio voto ad un candidato che ha pubblicamente ammesso di essere liberista, di essere a favore della riforma Fornero che ha massacrato lavoratori vicini alla pensione e pensionati, che ha nel suo pantheon personaggi come Zingales, Ichino e Blair.
Quell’insostenibile deriva neoliberale di cui parlava Bauman, ha quindi colonizzato le menti di quasi tutti i vecchi comunisti, operai e le classi subalterne.

Ecco qui con quali parole Matteo Renzi loda la filosofia neoliberista:

Dimostreremo che non è vero che l’Italia e l’Europa sono state distrutte dal liberismo ma che al contrario il liberismo è un concetto di sinistra, e che le idee degli Zingales, degli Ichino e dei Blair non possono essere dei tratti marginali dell’identità del nostro partito, ma ne devono essere il cuore

Capite? Il liberismo è un concetto di sinistra!

Se prima il PD tentava di mascherare (molto malamente) la sua chiara posizione capitalistica, anti-lavoro, anti-sociale, pro-privatizzazioni e quant’altro, ora con Renzi si mostra per quello che è sempre stato: un partito della peggior destra ultra-capitalistica.
Renzi rappresenta spudoratamente ed emblematicamente quella “insostenibile deriva neoliberale” di cui dicevamo prima.

Per non parlare di quello che il suo economista di riferimento, Filippo Taddei, propone: diminuzione della spesa ordinaria a seguito della diminuzione della tassazione, tra cui l’Irpef.
Ovviamente sono balle! Rimanendo all’interno dell’Eurozona lo Stato italiano è costretto a tassare in maniera sempre crescente il suo settore privato al fine di reperire risorse volte al pagamento degli interessi sul debito pubblico; interessi che vengono gestiti dai mercati dei capitali privati e non più dalla Banca Centrale (Banca d’Italia). Questo è un chiaro spostamento della ricchezza dal lavoro al capitale (come avviene sin dal 1981).
Per non parlare del Fiscal Compact, pietra tombale sull’Italia, sostenuto prontamente dal PD.

Se oggi ci troviamo in quello che Platone definiva “il mare infinito della disuguaglianza” lo dobbiamo soprattutto a questi pensatori della sinistra (?) moderna (??) che hanno rinnegato le lotte di classe del movimento operaio e hanno gettato via l’arsenale della critica marxiana per prostrarsi indegnamente e senza vergogna alcuna alle leggi del Capitale.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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