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Larghe coincidenze?

Perchè Grillo non attacca mai Berlusconi? E’ la domanda che si pone Pietro Salvatori sull’Huffington Post. Se si prendono i post delle ultime settimane, su beppegrillo.it non si troverà mai un attacco diretto contro il Frodatore. I bersagli preferiti da Grillo e Casaleggio paiono essere Enrico Letta, “Matteo Renzie” e Giorgio Napolitano, con rapide puntate contro il malcapitato di turno, che un giorno è Pippo Civati e quello dopo la Corte Costituzionale.

La linea politica del Movimento è tutta sbilanciata in un attacco frontale ai soggetti tradizionalmente attaccati da Berlusconi, se ci facciamo caso: il Parlamento, i giudici, la sinistra (che poi, di per sè, risulta una definizione alquanto vaga), il Presidente della Repubblica. E questo non significa che tutti questi soggetti siano dei santi e agiscano sempre come dovrebbero agire, ma non si può non notare come la comunicazione di Grillo (di cui tutto si può dire tranne che non sia efficace) sia sempre più raramente indirizzata all’attacco alle destre. Cosa che – a dirla tutta – non è frutto di un caso, ma esprime la volontà del M5S di incunearsi nel parziale vuoto che la decadenza di Berlusconi ha lasciato aperto.

A detta di Salvatori, la strategia è duplice. Da un lato non cadere nell’errore storico del centrosinistra, che nel suo continuo attaccare Berlusconi ha portato ad una polarizzazione dello scenario politico che spesso non gli ha giovato, anzi. Dall’altro iniziare a battere, pur con altri modi e con altri toni, sui temi strutturali rispetto a cui gli elettori del berlusconismo potrebbero sentirsi orfani: immigrazione, euroscetticismo, attacco continuo alle istituzioni. Il V-day di Genova ne è stato una prova.

A quest’analisi occorre però aggiungere almeno un paio di altri fattori fondamentali. La leva culturale su cui Grillo fa appoggio è la medesima usata da Berlusconi in questi venti anni: la paura. Paura del diverso, paura dell’Europa, paura del futuro. Ed è pur vero che lo slogan del Vday era “Oltre” esprime una certa ambiguità, come d’altronde ben si addice a chi si definisce “nè di destra nè di sinistra”. Una definizione che dovrebbe far tremare tutte le persone che si riconoscono nella Costituzione e nella lotta per la Giustizia sociale. La sintesi perfetta l’ha fatta il senatore Walter Tocci: definirsi nè di destra nè di sinistra è la cosa più di destra che si possa dire.

Ed è vero, perchè esprime l’odio per l’idea stessa che sia possibile tirare fuori il Paese dalle secche “solo” grazie alla cultura, all’impegno e all’intelligenza: è un odio quasi viscerale, è l’odio di quelli che vorrebbero una rivoluzione reazionaria, una democrazia diretta (da Lui, mio caro Lei), una politica che cambi tutto per non cambiare niente. E in questo, dispiace dirlo, c’è enorme continuità politico-culturale tra Berlusconi e Grillo.

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Gill Gastaldelli

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