aaa

Il Porcellum è anticostituzionale?

Martedì 3 gennaio, si è riunita la Corte Costituzionale, per decidere se il Porcellum, la tento contestata legge elettorale che porta la firma di Roberto Calderoli (e proprio da lui definita una “porcata”), abbia o no legittimità costituzionale.  Dopo un intervento introduttivo del giudice relatore, Giuseppe Tesauro, ha preso la parola l’avvocato Aldo Bozzi, proprio colui che in qualità di cittadino elettore ha presentato nel 2009 un ricorso in Tribunale contro la Presidenza del Consiglio ed il Ministero dell’interno per “lesione del diritto di voto”. Secondo Bozzi le elezioni politiche del 2006 e del 2008 (e quindi anche quelle del 2013) si sarebbero svolte secondo modalità del tutto anticostituzionali.

Nella primavera del 2013 la Corte di Cassazione, ha demandato alla Corte Costituzionale la responsabilità di giudicare la costituzionalità della legge Calderoli in quanto compromissiva degli “equilibri istituzionali”. I punti in cui la Consulta si dovrebbe esprimere e che sono stati ritenuti oggetto di revisione da parte della Cassazione sono soprattutto due, ossia quello relativo al premio di maggioranza e al voto di preferenza.

Nel merito vengono contestate innanzitutto le liste bloccate, che impediscono all’elettore di esprimere il relativo voto di preferenza, lasciando ai partiti di decidere in quale ordine saranno eletti i loro candidati, con l’aggravante che la legge consente anche che gli stessi nomi siano candidati in più collegi elettorali (27 in totale), di modo che i partiti possano mettere ai primi posti delle liste i loro leader principali in tutti i collegi. In secondo luogo il premio di maggioranza, che senza una soglia minima violerebbe il principio di uguaglianza del voto. In questo punto la Cassazione ha criticato soprattutto il meccanismo di traduzione di voti in seggi del Senato, ritenuto “una sommatoria casuale dei premi regionali” che spesso finiscono per annullarsi a vicenda rovesciando il risultato ottenuto dalle liste e dalle coalizioni su base nazionale alla Camera. Inoltre, assegnandosi un premio maggiore alla regione più grande, per la Cassazione “il peso del voto è diverso a seconda della collocazione geografica degli elettori”. In terzo luogo il fatto che vengano inseriti nella lista elettorale i nomi del Capo del partito come capofila, limitando l’autonomia del Presidente della Repubblica di nominare il Presidente del Consiglio.

I giudici hanno fissato il 4 dicembre come data in cui decidere se il ricorso di Bozzi sia ammissibile oppure no. Se i punti contestati della legge venissero dichiarati incostituzionali dalla Consulta, a quel punto toccherebbe all’autorità competente il ruolo di riformare interamente il Porcellum, ossia quella legislativa, il Parlamento.

Sicuramente il fatto che la Consulta dibatta in merito alla costituzionalità della legge elettorale contribuisce in maniera significativa al dibattito sul suo cambiamento. È oramai da otto anni che questa legge regola l’elezione di deputati e senatori, ma nonostante i continui appelli rivolti al cambiamento della legge, (provenienti dal mondo delle associazioni e dell’informazione, e sempre caduti nel vuoto) i principali partiti politici italiani si sono sempre mostrati sordi verso di essi, limitandosi a delle semplici promesse di revisione della legge, quasi mai rispettate. L’unica eccezione è quella della proposta del deputato PD, Roberto Giachetti, la cui mozione, poi respinta alla Camera, prevedeva un ritorno al Matarellum, la legge elettorale in vigore prima del Porcellum, che prevedeva un sistema elettorale misto, per 2/3 maggioritario e per 1/3 proporzionale. I gruppi parlamentari non riescono a trovare un accordo su questo tema anche per la loro disomogeneità, e questo complica ulteriormente la situazione, contribuendo a procrastinare questioni che dovrebbero essere risolte immediatamente dalla politica.

La Corte Costituzionale si è dimostrata sicuramente molto più risoluta della politica nell’affrontare immediatamente uno dei problemi fondamentali del nostro paese. Speriamo che il 4 dicembre la Consulta dichiari anti-costituzionali i punti della legge Calderoli ritenuti giustamente oggetto di revisione da parte della Cassazione. Solo così il Parlamento sarà finalmente obbligato a rivedere una delle leggi più vergognose e antidemocratiche della storia della nostra repubblica.

Commenta con il tuo account Facebook

Giacomo Pellini

Lascia un Commento