Il nodo iraniano

Nella notte tra sabato 23 e domenica 24 novembre, a Ginevra, è stato siglato un accordo storico tra l’Iran degli Ayatollah, i cinque stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito e Francia) e la Germania. Questo testo diplomatico riguarda l’annoso problema dello sviluppo dell’energia nucleare nel territorio dell’antica Persia. In base ai termini di questa intesa, l’Iran ha assicurato che interromperà il prima possibile l’arricchimento dell’uranio sopra il 5%, che non costruirà altre centrifughe e che neutralizzerà le sue riserve di uranio arricchito attorno al 20%. In cambio, le maggiori potenze mondiali non imporranno nuove sanzioni economiche al regime di Teheran per i prossimi sei mesi. Il presidente iraniano, Hassan Rohani, potrà pertanto disporre di sette miliardi di dollari precedentemente “congelati”.

Questo accordo è stato salutato in modo entusiasta dall’opinione pubblica iraniana. Il Ministro degli Esteri, Javad Zarif, è stato accolto come un eroe al suo ritorno in patria. Il governo israeliano, guidato dal leader conservatore del Likud Benjamin Netanyahu, ha invece criticato in modo deciso l’intesa raggiunta in Svizzera. Secondo Netanyahu, il compromesso ginevrino sarà foriero di ripercussioni molto pericolose nell’area mediorientale e quindi Israele continuerà a tenere gli occhi ben aperti per evitare che gli Ayatollah possano dotarsi di armi nucleari. Inoltre, l’accordo con l’Iran potrebbe influenzare gli sviluppi concernenti la spinosa questione israelo-palestinese. L’esecutivo dello stato ebraico, anche per “ripicca” contro l’intesa tra l’Iran ed il gruppo di stati denominato “5+1”, sta infatti per costruire novecento nuovi insediamenti coloniali nei territori palestinesi occupati e le trattative di pace con l’A.N.P. di Abu Mazen potrebbero quindi arenarsi molto presto.

Il ruolo dell’Iran in Medio Oriente è diventato sempre più rilevante nel corso degli ultimi anni ed il conflitto tra gli Ayatollah sciiti di Teheran e la dinastia sunnita dell’Arabia Saudita per assicurarsi l’egemonia politica su questa importantissima area geografica è ormai sotto gli occhi di tutti gli osservatori internazionali. La disastrosa guerra in Iraq, portata avanti da George W. Bush e da Tony Blair, ha condotto gli sciiti al potere a Baghdad, mentre nella Siria di Bashar al-Assad, martoriata dalla guerra civile, l’Iran sta giocando un ruolo cruciale per mantenere lo status quo dittatoriale. Per di più, il regime di Teheran potrebbe essere determinante per il futuro del vicino Afghanistan quando le truppe occidentali lasceranno questo Paese al termine del 2014.

Il compromesso ginevrino è comunque un buon punto di partenza per ristabilire delle relazioni diplomatiche civili con l’Iran. Le voci critiche sostengono che questo accordo sarà deleterio perché gli Ayatollah saranno più forti nel reprimere l’opposizione interna al loro Paese e potranno aiutare il sanguinario al-Assad a rimanere al potere in Siria. Questi punti di vista sono più che legittimi, ma l’alternativa sarebbe stata inasprire ancora di più i rapporti con Teheran e, forse, bombardare i siti nucleari iraniani, seguendo quindi i piani sciagurati predisposti da Israele. Il Medio Oriente è una polveriera ed un eventuale attacco all’Iran avrebbe scatenato un incendio assai pericoloso. L’intesa ginevrina, almeno per il momento, ha scongiurato questo scenario catastrofico.

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Luca Quaglia

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