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La centralità della lotta di classe

Sembra scomparso il termine lotta di classe dalle principali discussioni sulla crisi economica e sulle politiche di austerità imposte al sud Europa dal triumvirato BCE, Commissione Europea e FMI, la cosiddetta Troika. Eppure la lotta di classe, proprio lei, ancora plasma il nostro tempo, ancora riesce a fornirci delle lenti con le quali riuscire a comprendere quelli che sono i rapporti di forza e potenza tra Capitale e Lavoro. All’interno dell’attuale crisi economica europea mi sento di dire che, però, la lotta di classe è rovesciata ovvero è portata avanti dal Capitale (europeo) contro il Lavoro (europeo anch’esso) La situazione però si fa ancora più drammatica se, a tale manifestazione, aggiungiamo quella di una nulla o al massimo scarsa coscienza di classe da parte dei lavoratori europei.

La prima cosa da conoscere è il tuo nemico e le forze del lavoro sembrano non accorgersi da chi venga l’attacco e, di conseguenza, chi sia il nemico da affrontare in una lotta di classe. In Italia spesso i lavoratori dirigono le loro ire verso la classe politica, ormai impotente (ma prona servitrice della Troika) di fronte allo svuotamento di ogni autonomia imposto dalle direttive europee e dal funzionamento dell’Euro.

Ma se il nemico non è la classe politica, allora chi è? Non può che essere il grande Capitale europeo oggi imperante nella gestione delle relazioni di potere all’interno dell’area Euro e non solo. Grande Capitale che ha nomi e cognomi volendo, come ad esempio quello della ERT (European Roundtable of Industrialists), gruppo di pressione tra i più potenti al mondo composto da 50 grandi industriali europei. ERT che può essere vista come il frutto di un processo di centralizzazione di capitali in un unico grande conglomerato capitalistico.

La Germania, aderendo all’Euro (un progetto francese e non tedesco) ha assunto indubbiamente una enorme potenza politica. Potenza politica che è stata tradotta nietzschianamente in “volontà di potenza”, cioè volontà di voler imperare sugli altri paesi membri dell’UME. A tal proposito mi sento di condividere quanto scritto dallo scienziato politico Ingo Stützle, il quale vede la Germania come quel paese in cui convergono gli interessi del Capitale a livello europeo. Le politiche derivanti dall’Euro e dall’Europa, allora, non sono altro che chiari attacchi ai lavoratori europei, ai loro diritti sociali conquistati con lotte di classe.

Riccardo Bellofiore, a tal proposito, dice che «il progetto di unificazione monetaria è stato l’alibi per imporre “con le mani legate” quelle politiche di classe che sarebbero state portate avanti – comunque». Affermazione che, a mio avviso, è sostenuta da quanto scritto da Alain Parguez, ovvero che «la Francia [negli anni ’80, nda] sperò di poter guidare l’Europa ritenendosi capace di imporre una “politica” ben più letale di quella vigente in ogni altro Paese» e che quindi «l’Euro è stato, sin dall’inizio, il capro espiatorio della decadente classe tecno-governativa francese» al fine di attuare quelle colossali austerità imposte dal regime di Mitterand alla Francia e ora imposte a livello europeo grazie all’Euro.

A fronte di quanto pocanzi descritto, la Sinistra si trova smarrita, non ha un programma e non conosce il Capitale, come ricordato da Riccardo Bellofiore in una intervista del 2007. C’è la vitale necessità di una riscoperta della centralità della lotta di classe e di una Sinistra di classe in grado di fornire una alternativa a questo disastro capitalistico senza precedenti chiamato Eurozona.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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