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#NoTav, l’indignazione a due pesi e due misure

Viviamo in un paese dove tutte le principali questioni economiche, politiche e sociali vengano quasi sempre ridotte a mere questioni di ordine pubblico. Questa strategia ricorre ultimamente soprattutto in occasione delle azioni e dei cortei del movimento No-tav. Quello che sta avendo luogo in questi giorni in seguito ai fatti di Via dei Giubbonari, non è altro che il solito teatrino politico-mediatico imbastito dalla stampa italiana fedele al potere, il classico modus operandi di tutta l’informazione di destra (ma non solo): criminalizzare l’intero movimento strumentalizzando alcuni episodi di violenza, (in questo caso l’attacco alla sede del PD) serve a spostare tutta l’attenzione su fatti di secondaria importanza, riuscendo così a far passare in secondo piano le scelte (folli) della nostra classe politica, in questo caso del Presidente del Consiglio.

Mercoledì 20 dicembre il movimento no-Tav indice un sit in di protesta a Roma, in Campo dei Fiori, in occasione del vertice Italo-Francese che si stava nel frattempo tenendo all’interno di Palazzo Farnese, a pochi metri di distanza, al quale erano presenti i Presidenti Letta ed Hollande, asserragliati all’interno. Nel tardo pomeriggio si sarebbe aggiunto ai militanti No-Tav anche un corteo non autorizzato dei movimenti per la casa, giunto in Campo dei Fiori dopo una serie di tappe attraverso il centro della città, tra le quali anche un circolo del PD, ed il Cipe, il Comitato interministeriale per la Programmazione Economica, davanti ai quali vi sarebbero stati momenti di tensione tra polizia e manifestanti.

A quel punto il movimento avrebbe trovato una delle piazze più vive di Roma completamente militarizzata, con le saracinesche dei negozi abbassate (i negozianti sarebbero stati proprio invitati dalla Polizia ad abbassarle). Nonostante la tensione, i portavoce del movimento avrebbero provato a chiedere alla questura l’autorizzazione a sfilare lungo il centro della città, ma la richiesta sarebbe poi stata  rifiutata, lasciando i manifestanti in preda alla frustrazione più totale. E tale frustrazione non è solo colpa del clima di tensione che si respira nell’aria, creato a tavolino da chi dovrebbe gestire correttamente e trasparentemente l’ordine pubblico, ma  è dovuta anche ai contenuti dell’accordo tra Francia e Italia sulla Tav.

Verso le cinque il corteo avrebbe provato a ripartire, anche se non autorizzato, inizialmente imboccando via Baullari, chiusa poi dalla polizia, poi confluendo in via dei Giubbonari, strada che ospita una delle sedi storiche del PCI, ora del PD. Proprio davanti a questa sarebbero avvenuti gli scontri più accesi tra manifestanti e le forze dell’ordine. Proprio in questa  hanno avuto luogo i duri momenti di tensione tra il corteo e i militanti del PD, uno dei quali avrebbe preso un pugno nel tentativo di difendere la sede ed i suoi simboli. Alcuni manifestanti poi hanno stupidamente e inutilmente imbrattato la sede e la targa dedicata all’operaio comunista e antifascista Guido Rattoppatore, fucilato dalle SS a forte Bravetta nel 1944.

Dopo mezz’ora di cariche il corteo riprende a marciare, e, attraverso via dei Giubbonari, giunge in seguito in Piazza Venezia. La manifestazione si conclude a Circo Massimo verso le 8.

Le reazioni di alcuni esponenti del PD non si fanno attendere. Per Cuperlo quello che è successo “non è buona cosa per la democrazia italiana”, mentre per Alessandra Moretti “questi non sarebbero No-tav ma vigliacchi fascisti”. Il segretario Epifani ha sostenuto invece quelle del movimento no-tav “azioni intollerabili intraprese da un gruppo di estremisti”.

Ovviamente condanno la violenza verso i militanti e l’imbrattamento della targa, anche perché tutto ciò non ha proprio nulla a che vedere con il Movimento No-Tav e con i suoi contenuti. Ovviamente nessun media mainstream ha minimamente parlato della manifestazione contro la Torino-Lione che ha avuto luogo in Val Susa lo scorso 16 Novembre, assolutamente pacifica.

Così da una parte la stampa italiana condanna a cori altisonanti la “guerriglia”, enfatizzando e dando un’eccessiva importanza agli scontri, e gli esponenti del PD si indignano, anche giustamente, per quello che è successo in via dei Giubbonari , dall’altra invece si tace completamente:  innanzitutto nulla si ha da ridire sulla gestione dell’ordine pubblico. Ma soprattutto non si accenna minimamente al folle accordo raggiunto tra Letta e Hollande. È la classica indignazione a due pesi e due misure.

I due leader hanno dichiarato infatti che l’opera è di primaria importanza, e che andrà sicuramente fatta. “L’opera va avanti con la tempistica indicata perché è un asse strategico europeo ed è fondamentale che il nostro Paese sia dentro questi assi strategici europei”, ha dichiarato il nostro Presidente del Consiglio Enrico Letta. Ma non si sa di quale asse parli, visto che il  progetto Corridoio 5 Lisbona-Kiev è stato abbandonato da tempo, perchè ritenuto inutile e dispendioso.  Inoltre il Presidente Hollande ha ribadito l’impegno, da parte francese che i lavori cominceranno nel 2014, sapendo comunque di mentire: la Francia prevede di iniziare i lavori non prima del 2030!

Se fossi in Cuperlo, nella Moretti o in Epifani mi indignerei anche per questo. In un paese dove ci sono oltre 3 milioni di disoccupati e oltre 4 milioni di persone che vivono a ridosso della soglia di povertà si impiegano le poche risorse disponibili per progetti inutili, dannosi e costosi come la Tav: questa costrebbe ai contribuenti all’incirca 20 miliardi di euro; inoltre la linea tutt’ora esistente è inutilizzata al 50%. E mentre chi propone il reddito di cittadinanza viene bollato come “populista”, perché “i soldi non ci sono”, appena qualcuno prova a criticare un’ ‘opera inutile come la Tav viene immediatamente bersagliato da stampa (Repubblica compresa) e politica di palazzo, mentre le istanze dei favorevoli alla Tav, vengono considerate “democratiche” e “razionali”. Trovo che sia odioso e anche fascista imbrattare una targa alla memoria di una persona che diede la vita per il nostro paese, contro il fascismo. Ma trovo spregevole  che nel partito erede del PCI e di Berlinguer (hahaha)  ci si indigni solo quando fa comodo. E provo sempre più rabbia per il servilismo dell’informazione nei confronti del potere.+

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Giacomo Pellini

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