Enrico Letta

Queste piccole, larghe intese

Lo scenario politico italiano è sempre più caotico. In questi ultimi giorni si sono succeduti alcuni avvenimenti che certificano in modo incontestabile la situazione critica di molti soggetti politici. Nell’area progressista il leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola è uscito completamente distrutto dalle vicende giudiziarie riguardanti l’Ilva di Taranto, mentre nel Partito Democratico sono fioriti i tesseramenti gonfiati ed il dibattito congressuale si sta dimostrando a dir poco inconsistente. Al centro, invece, in Scelta Civica sono esplose le contraddizioni che hanno caratterizzato fin dalla sua nascita questa formazione politica e sono volati gli stracci tra i cattolici popolari, coalizzatisi attorno al Ministro della Difesa Mario Mauro, ed i montiani duri e puri, legati al senatore a vita bocconiano. A destra, infine, il Popolo della Libertà è defunto. Silvio Berlusconi ha battezzato sabato mattina la nuova Forza Italia, mentre Angelino Alfano ha dato il la ad un Nuovo Centrodestra, che vuole continuare a sostenere l’esecutivo guidato da Enrico Letta.

Il governo dell’ex vicesegretario del Partito Democratico naviga dunque in cattive acque, in balia delle fibrillazioni che scuotono la sua strana maggioranza. Al Senato la base numerica a sostegno dell’esecutivo si è assottigliata e la sopravvivenza delle larghe intese dipende ormai da personaggi imbarazzanti come Formigoni e Giovanardi. Inoltre, l’orizzonte programmatico del governo è a dir poco oscuro e Letta dà sempre più l’impressione di voler tirare a campare per non tirare le cuoia, mostrandosi quindi come un fedele discepolo della scuola democristiana di Giulio Andreotti. Del resto, la difesa ad oltranza dell’ormai impresentabile Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri evidenzia questa strategia della sopravvivenza adottata da Letta.

L’esecutivo di “grande coalizione” è nato male e sta continuando peggio. In questi mesi l’unico provvedimento significativo partorito dal governo è stato lo smantellamento dell’IMU, che è individuabile come un successo della destra visto che ha riguardato anche le case di lusso. Mentre in Germania si stanno svolgendo da due mesi riunioni quotidiane tra la CDU di Angela Merkel ed i socialdemocratici della SPD per stilare un programma di governo molto dettagliato ed il principale partito della sinistra tedesca sta ponendo come condizione irrinunciabile per il suo ingresso nell’esecutivo come il varo di un salario minimo fissato a 8,50 euro all’ora. In Italia invece le larghe intese sono sorte nell’arco di pochissimi giorni e senza un accordo scritto in maniera precisa. Per di più, il Partito Democratico non ha saputo imporre nell’agenda governativa nessun punto programmatico qualificante e si è piegato a quasi tutti i diktat propinati dall’apprendista stregone dell’economia Renato Brunetta. La povertà è dilagante e le classi sociali più deboli stanno pagando un prezzo altissimo per la crisi economica, ma il principale partito della “sinistra” è per lo più silente su questi argomenti e si appresta a vendere sul mercato elettorale soltanto un’immagine più “cool”…

Queste “larghe intese”, in seguito alla scissione del PDL, assomigliano quindi a delle “piccole intese”, incapaci di proporre qualcosa di utile per il Paese. Forse il governicchio guidato da Letta riuscirà a sopravvivere ancora per alcuni mesi, ma il suo fallimento è sotto gli occhi di tutti. La soluzione migliore consiste nel cambiamento della legge elettorale ed in un ritorno in tempi rapidi alle urne. Gli Italiani sono stanchi di assistere a questo scempio senza senso.

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Luca Quaglia

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