Il vero volto del maggioritario

Uno spettro si aggira per l’Italia: si tratta del fantasma di una legge elettorale proporzionale. Matteo Renzi, segretario in pectore del Partito Democratico, continua a scagliarsi in questo periodo contro l’ipotesi di un sistema proporzionale che vada a sostituire il tanto vituperato Porcellum, partorito dal leghista Roberto Calderoli. Una legge, quella venuta alla luce nel 2005, che è a dir poco sciagurata e che nel febbraio scorso è riuscita a consegnare un premio di maggioranza abnorme alla coalizione di Centrosinistra: dopo aver ottenuto il 29,5% dei voti, infatti, il PD, SEL ed il Centro Democratico hanno conquistato ben il 55% dei seggi alla Camera dei Deputati!

Il rimedio proposto dal principale partito della sinistra (?!) italiana consiste in una nuova legge elettorale maggioritaria a doppio turno. Il ritorno alla normativa proporzionale che fu in vigore nel corso della cosiddetta “Prima Repubblica”, magari corretta con uno sbarramento al 5% come avviene in Germania, è invece visto come il fumo negli occhi dai Democratici. Il disegno strategico del sindaco di Firenze, infatti, assomiglia molto alla “vocazione maggioritaria” di veltroniana memoria ed una legge elettorale proporzionale taglierebbe le ali a questo progetto politico.

È desolante constatare il fatto che all’interno dello schieramento progressista italiano le voci favorevoli al ritorno del proporzionale siano nettamente minoritarie. Le cose non sono state sempre così, basti pensare alla battaglia del PSI per l’adozione di un sistema elettorale proporzionale dopo la Grande Guerra oppure alla lotta contro la “legge truffa” democristiana del 1953 portata avanti dal PCI e dal PSI. A ricordarcelo è Luciano Canfora, che nel suo saggio “La trappola. Il vero volto del maggioritario” (Sellerio) pone all’attenzione dei lettori alcune tesi a favore del ritorno del proporzionale.

Per lo storico barese, infatti, i sistemi elettorali di stampo proporzionale sono gli unici che rispettano (o che violano il meno possibile, come nel caso tedesco) il principio del suffragio universale ed eguale. Le leggi elettorali maggioritarie invece lo calpestano, dato che alcuni voti, cioè quelli che si riversano nei partiti maggiori, sono più eguali degli altri e quelli meno eguali, cioè quelli dati alle forze politiche minori, non hanno diritto ad una rappresentanza parlamentare.

Inoltre, in una società complessa come la nostra, il proporzionale è l’unico strumento capace di dar voce a questa complessità nelle aule parlamentari. Il maggioritario, invece, fa sì che si semplifichi in modo del tutto arbitrario un quadro ben più composito. Canfora scrive che “nelle società complesse la ricerca del compromesso è l’unica alternativa al conflitto, ed è perciò necessaria. Né dovrebbe essere disturbata da una finta (o largamente finta) contrapposizione, ormai che la sinistra ha rinunziato a rappresentare una “alternativa di sistema” (per usare un lessico antico). […] La rivoluzione, più o meno palingenetica, è sfumata nel nulla: la coalizione di forze diverse presenti nella società, in vista di obiettivi delimitati e possibili, diventa una necessità”.

Senza contare che il desiderio di “governare da soli” denota una totale incapacità di fare politica nelle aule parlamentari, dove l’arte del compromesso dovrebbe essere sempre all’ordine del giorno. Per di più, non bisogna dimenticare che le leggi elettorali maggioritarie tendono molto spesso a ridurre i partiti a meri “comitati elettorali” al servizio dei leader di turno. Nel caso italiano questo dato di fatto è sotto gli occhi di tutti.

Inoltre, Canfora ci ricorda che da alcuni anni stiamo assistendo ad un fenomeno inquietante, che i linguisti hanno definito “analfabetismo di ritorno”. Con l’adozione di una legge elettorale marcatamente maggioritaria potrebbe verificarsi in un prossimo futuro l’affermazione di partiti che fanno leva sulle fasce meno preparate della popolazione. Con il proporzionale, invece, queste forze politiche sarebbero rappresentate in parlamento secondo la loro effettiva forza numerica e non potrebbero quindi conquistare la maggioranza assoluta dei seggi a causa di più o meno sofisticati marchingegni maggioritari.

Gli spunti di riflessione suggeriti da Luciano Canfora probabilmente non avranno alcun effetto sul dibattito politico italiano. A sinistra una legge elettorale maggioritaria a doppio turno è ben vista soprattutto perché molte persone sperano che, tramite questo strumento normativo, si possano archiviare le “larghe intese” con la destra berlusconiana. Con un sistema proporzionale, invece, questo scenario potrebbe replicarsi e gli elettori progressisti sono terrorizzati di fronte a questa ipotesi. Il “peccato originale”, però, risale all’inizio degli anni Novanta. In quel periodo, infatti, la sinistra italiana cedette alle sirene maggioritarie dei referendum promossi da Mario Segni. Se non avessimo avuto il Mattarellum prima ed il Porcellum poi, forse l’avventura politica di Berlusconi non sarebbe nemmeno incominciata e, soprattutto, l’attuale leader della rinata Forza Italia non avrebbe mai avuto i numeri necessari in parlamento per poter perpetrare le nefandezze che invece ha commesso negli ultimi vent’anni.

Il verbo della nuova “sinistra” renziana è, tuttavia, quello di “vincere” grazie ad una nuova legge elettorale maggioritaria a doppio turno. Ma “vinceremo” veramente?

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Luca Quaglia

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