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#Cancellieri dimettiti

Il 17 luglio del 2012 la Procura di Torino decise di disporre la custodia cautelare per il finanziere e imprenditore 81enne Salvatore Ligresti, per i suoi tre figli (tra i quali vi è Gioacchino, latitante in Svizzera) e per altri 3 ex dirigenti della società FondiariaSAI. Secondo la Procura, Ligresti e gli altri avrebbero falsificato i bilanci dell’azienda, nascondendo un buco di 600 milioni di euro al fine di evitare conseguenze negative legate alla quotazione del titolo FonSAI in borsa. L’accusa sarebbe quindi di falso in bilancio e aggiotaggio.

Una delle figlie, Giulia, che secondo una perizia medica soffrirebbe di anoressia, fu scarcerata il 28 agosto, e le furono concessi gli arresti domiciliari. Attualmente è uscita anche dagli arresti domiciliari dopo aver patteggiato la pena di due anni e otto mesi.

Ambiguo è il ruolo che ha giocato in tutta questa vicenda il Ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri. Furono infatti intercettate alcune telefonate tra il Ministro e la compagna di Salvatore Ligresti, Gabriella Fragni, in cui la Cancellieri esprimerebbe la propria solidarietà per tutta la vicenda. In una telefonata inoltre il Ministro della Giustizia pronuncerebbe la frase “comunque guarda: qualsiasi cosa io possa fare, conta su di me, non lo so cosa possa fare, però guarda son veramente dispiaciuta”. A complicare le cose intervengono altre due gravi questioni: innanzitutto una telefonata tra la Fragni e il cognato, Antonino Ligresti, in cui la prima nomina “un’amica” che potrebbe intervenire per mettere a posto le cose. In secondo luogo, il fatto che il figlio della Cancellieri, Piergiorgio Peluso, fu Direttore Generale della FonSai dei Ligresti dal 2011 al 2012, e che, secondo alcune fonti non ufficiali, starebbe intrattenendo ancora rapporti con la famiglia Ligresti.

Dopo che la Cancellieri ha ammesso di aver effettivamente telefonato alla signora Fragni, e di aver interceduto per la concessione degli arresti domiciliari al fine di tutelare la salute di una persona malata, l’opinione pubblica si è subito divisa. Mentre il PDL, Scelta Civica, e alcuni esponenti del PD esprimono solidarietà al Ministro in quanto si sarebbe interessata ad una persona che, come dice Cicchitto “in carcere rischiava la vita per anoressia”, buona parte del PD, SEL e M5S chiedono le dimissioni immediate del titolare del Viminale, che secondo loro avrebbe commesso una atto di concussione simile a quello che fece Berlusconi nel 2010, quando chiamò la Procura di Milano sostenendo che Ruby fosse la Nipote di Mubarak.

La vicenda è, a mio parere, oscura e molto grave. Come sono andate le cose mi sembra abbastanza evidente, e non ci dovrebbe essere unica soluzione all’infuori delle dimissioni del Ministro. Innanzitutto è indecente che a Cancellieri interessino solo le sorti di Giulia Ligresti, una persona “potente”, in una situazione di sovra-affollamento delle carceri, in cui la maggior parte dei detenuti vive in condizioni pessime. In secondo luogo tutta questa vicenda è l’ennesima prova dell’esistenza nel nostro paese di una rete di relazioni, favori e scambi tra il mondo politico e quello imprenditoriale-finanziario. Il malaffare e la malapolitica hanno completamente contagiato l’intera classe dirigente italiana, e le conseguenze di tutto ciò sono sotto gli occhi di tutti: disaffezione e avversione da parte della cittadinanza verso le istituzioni e i partiti, disinteresse verso la politica da parte dei giovani, disagio generalizzato, che viene spesso cavalcato e strumentalizzato dal capopopolo di turno, ovviamente in salsa populista e demagogica, e non attraverso partecipazione e democrazia.

Il berlusconismo ha completamente infettato questo paese, e con la sua cultura antidemocratica, malavitosa, elitaria e di disprezzo per le istituzioni, ha fatto sì che episodi gravi come questo siano percepiti dalla popolazione come assolutamente normali, o peggio che il problema sia proprio quella magistratura “comunista”, che con le proprie sentenze politiche destabilizzerebbe i governi al fine di sostituirsi ad essi nel ruolo di guida dello stato.

Se vogliamo mettere fine a tutto ciò è doveroso che il Ministro si dimetta, per la propria dignità, per quella del Governo, e per quella di questo paese, che da troppi anni sta vivendo questa situazione.

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Giacomo Pellini

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