Estendiamo la legge Bacchelli anche a Giuseppe Ferrara

Giuseppe Ferrara, fiorentino di nascita, 81 anni, è stato uno dei più grandi registi del nostro paese, ed è sempre stato un esponente di primo piano di quel tipo di cinema caratterizzato dall’impegno e dalla passione civile. Con la sua vena documentaristica ha raccontato i più oscuri decenni di storia dell’Italia Repubblicana, indagando i fatti legati ai misteri ancora insoluti successi nel nostro paese. Egli fondò la cooperativa Cine 2000 proprio per perseguire opere libere dai condizionamenti dell’industria e del potere. Tra i suoi capolavori voglio ricordare: Cento Giorni a Palermo, del 1984, in cui ricostruisce i cento giorni che il generale Dalla Chiesa passò a Palermo in funzione di Prefetto prima di venir ucciso dalla Mafia; in Il caso Moro (1986) analizza gli avvenimenti accaduti nel periodo in cui il Presidente della Democrazia Cristiana fu tenuto in ostaggio dalle Brigate Rosse nel loro covo romano, che va dalla strage di via Fani sino al tragico ritrovamento del suo corpo in via Caetani; in I Banchieri di Dio il protagonista è Roberto Calvi, il Presidente del Banco Ambrosiano, morto misteriosamente a Londra nel 1982, (fu ritrovato impiccato sotto a un ponte) e indissolubilmente legato ai poteri occulti del nostro paese.

Attualmente il maestro Ferrara, oltre a vessare in cattive condizioni di salute, percepisce una piccola pensione mensile e rischia lo sfratto dall’appartamento romano in cui vive. Per questo la famiglia, alcuni senatori del Partito Democratico e altre componenti della società civile e del mondo del cinema ,tra cui il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) hanno indirizzato un appello alle istituzioni ed in particolare al Presidente del Consiglio affinché anche al regista possano essere concessi i benefici della Legge Bacchelli, che prevede la concessione di un vitalizio straordinario alle persone che si sono distinte nel mondo della cultura, dell’arte, della scienza, dello spettacolo e dello sport, e che ora sono in stato di necessità. Questa legge fu varata dal Parlamento nell’agosto del 1985 dal Governo Craxi, e porta il nome dello scrittore Riccardo Bacchelli, che fu il primo a usufruirne. Tra i beneficiari più famosi ricordiamo anche la scrittrice Anna Maria Ortese, Gavino Ledda, la poetessa Alda Merini, i cantanti Umberto Bindi, Ernesto Bonino e Joe Sentieri, le attrici Alida Valli e Tina Lattanzi, il pugile Duilio Loi, l’attore Salvo Randone. Della legge ha goduto anche la prima annunciatrice della Rai, Fulvia Colombo, l’eroe di guerra Giorgio Perlasca e il poeta di Andreis, in provincia di Pordenone, Federico Tavan.

Dalla pagina del SNCCI è possibile leggere l’appello a favore di Giuseppe Ferrara. È inoltre possibile partecipare attivamente inviando una mail allo stesso SNCCI (redazione@sncci.it), specificando il sostegno dell’estensione dei benefici della legge Bacchelli al regista fiorentino. Lunedì 28 ottobre, giorno in cui era prevista l’esecuzione dello sfratto, dopo che amici e colleghi si sono dati appuntamento per sostenere il regista in questo difficile momento sotto casa sua, è arrivata una buona notizia: l’Assessore alle Politiche abitative del Comune di Roma, Daniele Ozzimo, ha ottenuto il rinvio dello sfratto e ha fatto sapere che lavorerà per trovare una soluzione alla faccenda.

Faccio tanti auguri a Giuseppe Ferrara e mi auguro che la richiesta fatta sia accolta favorevolmente dalla Presidenza del Consiglio.

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Giacomo Pellini

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