#Leopolda13: sotto #Renzi il niente

Si è chiusa ieri, a Firenze, la quarta edizione della Leopolda, gli “stati generali” dei sostenitori di Matteo Renzi. E’ stato un weekend all’insegna dell’entusiasmo, come sempre quando si tratta del sindaco di Firenze, e dello “stupore”, parola con cui lo stesso Renzi definisce quello che vuole essere il suo manifesto programmatico.
Gli occhi di tutti gli osservatori politici, ma anche dei semplici appassionati di politica, erano puntati sull’evento organizzato dal (probabile) futuro segretario del PD, e anch’io mi sono armato di pazienza e buona volontà e mi sono ascoltato il discorso con cui lo stesso Renzi ha chiuso l’evento, e alcuni punti in particolare hanno destato la mia attenzione:

Leadership:La sinistra ha paura della leadeship, la demonizza”*.
Ora, vero o meno che sia (personalmente, non concordo, la sinistra non ha paura della leadership: la sinistra non ha una leadership seria, è ben diverso), occorre, a mio modo di vedere, una precisazione: leadership e leaderismo non sono la stessa cosa. La sinistra ha alle spalle, in un passato purtroppo ormai quasi remoto, una storia di grandi leader: Gramsci, Togliatti, Berlinguer, per dire dei tre più rappresentativi, erano tre leader estremamente autorevoli, con un grande seguito all’interno del loro partito. Quello che la sinistra ha sempre giustamente osteggiato è, appunto, il leaderismo, la fede cieca ed incrollabile di un gregge in un semi-dio sceso sulla terra ad “insegnare la politica” (Mussolini, Craxi, Berlusconi, prima dello stesso Renzi).

Scuola:Per la scuola abbiamo già alcune idee, non sto a spiegarvi, vedrete”*.
D’accordissimo, la scuola italiana è in una situazione disastrosa, va sistemata, migliorata, riformata. Come? Si rimetterà al centro dell’attenzione la scuola pubblica, le si daranno più risorse, la si modernizzerà o si continuerà a foraggiare quella privata? Si cercherà di migliorare la situazione dei tantissimi precari che nella scuole lavorano (o vorrebbero lavorare)? “Vedrete!”. Vedremo.

Riforma della giustizia: come per la scuola, anche sulla giustizia dei cambiamenti sono necessari. Ma quali? Renzi vuole inseguire il PDL sul tema della responsabilità civile dei giudici o no? Vuole velocizzare la giustizia italiana o vuole abortire i processi sul nascere come fece il governo Berlusconi con l’imbarazzante norma del “processo breve”?

“Bacino elettorale”: Voglio prendere i voti degli scontenti del PDL”*.
E’ chiaro, anche da un punto di vista puramente logico: per vincere le elezioni, bisogna rubare i voti degli avversari; lampante, oserei dire. Ma non sarebbe il caso, prima di tutto, di ascoltare gli scontenti del proprio partito e di andare a riprendere quei voti che da sinistra si sono riversati verso il M5S e l’astensione? Sì, perché può sembrare impossibile, vedendo cos’è il PD nazionale, ma la base del partito è e resta ancora una base profondamente e prevalentemente di sinistra. Ecco, Matteo, che ne dici di parlare un po’ anche a quella base?

Lavoro:Un imprenditore che crea ricchezza non lo fa per il quattrino. Lo fa per creare lavoro. Sono di destra perché dico che è un eroe?”*
Risposta breve: Sì. Assolutamente.
Risposta articolata: Qualsiasi imprenditore ha come scopo primario quello “del quattrino”, ed è pure ovvio sia così, figuriamoci! Chi investe si aspetta di avere un ritorno economico, è la base del capitalismo. Che poi vi siano degli imprenditori “illuminati” che cercano anche di produrre lavoro e di fare del bene all’economia ed al proprio Paese, è fuor di dubbio, ma un imprenditore che non cerca guadagno non sta facendo impresa, sta facendo volontariato-mecenatismo-beneficenza. Sul fatto che questi “imprenditori dal cuore buono” possano essere definiti “eroi”, lascio ad ognuno la propria opinione; di certo meritano rispetto, ma lo merita anche un operaio che fa mangiare una famiglia con 1000€ al mese, un esodato o un giovane (magari pure laureato) precario o disoccupato (ma quelli non finanziano le campagne elettorali, forse…).

Matteo Renzi vincerà a mani basse la corsa alla segreteria del Partito Democratico e, a meno di sorprese dell’ultimo minuto, anche le prossime elezioni politiche. E così il centrosinistra andrà a governare, ma che centrosinistra sarà? Ma soprattutto che politica sarà?

L’entusiasmo che i sostenitori di Renzi portano nel PD è indubbiamente positivo, ma, come non è sufficiente ad uscire dalla crisi economica (contrariamente a quanto diceva Berlusconi), non è nemmeno sufficiente a creare una buona politica, quella politica “nuova” di cui lo stesso sindaco fiorentino si riempie la bocca.

In Matteo Renzi rivedo, personalmente, molto del Craxi delle origini (NON mi riferisco, alla storia giudiziaria di Craxi, bensì a quella politica): un “homo novus”, un giovane che si propone di scardinare i vecchi schemi, di cambiare il partito, di cambiare la politica, di cambiare l’Italia, di “cambiare verso”, come recita lo slogan dello stesso Renzi, senza però in realtà specificare concretamente come si intende attuare questa inversione a U.

Renzi si riempie la bocca di parole che sono indubbiamente belle, parole che danno fiducia, che danno entusiasmo, speranza, ma poi non resta nulla, nulla di tangibile, nulla di rilevante a livello politico: parla da liberale, ma con un accenno socialdemocratico che non fa mai male se ci si vuole candidarsi nel centrosinistra; tira un colpo al cerchio ed uno alla botte, e per questo piace, a destra come a sinistra, perché dice ciò che la gente vuole sentirsi dire, nella tradizione del “miglior” populismo italiano.

Renzi è un grande comunicatore, non c’è dubbio, ma è troppo pretendere che la sinistra-i progressisti-il centrosinistra-i postcomunisti, chiamateli come volete, abbiano un leader che, oltre ad essere un ottimo comunicatore, abbia anche qualcosa da comunicare?

(*le citazioni non sono letterali, per ovvie questioni di spazio, ma nessuna cambia il senso delle parole pronunciate da Renzi stesso.)

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Dennis Turrin

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