#Caporalato: in Italia esiste ancora la schiavitù

Il termine schiavitù richiama, a noi occidentali, immagini di campi di cotone dove intere popolazioni africane deportate lavoravano per i latifondisti bianchi. Oppure, seminterrati in Asia dove persone ammassate producono le griffe dell’occidente. Immagini lontane dal (relativo) benessere dei paesi industrializzati, infatti una delle conquiste di cui l’Europa va orgogliosa è l‘abolizione della schiavitù nel Vecchio Continente a partire dal X secolo.

Questo almeno sulla carta. Perché accade che nella Puglia del 2013 ci sia una nuova forma di schiavitù, quella dei braccianti agricoli. Per chi non lo sapesse, in Puglia arrivano stagionalmente decine di migliaia di immigrati, soprattutto dal nord Africa, per la raccolta del pomodoro. Chi vive in quelle zone, è abituato a vedere gruppi di immigrati chini sotto il sole cocente mentre raccolgono “l’oro rosso”. Lo stesso lavoro duro e logorante del protagonista del racconto di Tommaso Fiore, il cafone all’inferno. E’ qui che lavorano gli schiavi del XXI secolo.

Nelle campagne del Tavoliere delle Puglie, sul confine dei comuni di Foggia, San Marco in Lamis e Rignano Garganico, sorge una vera e proprio bidonville chiamata “Il Ghetto”. Qui vivono in estate centinaia di immigrati, che ogni mattina vengono reclutati dai così detti caporali per il lavoro nei campi. Le condizioni di vita nel Ghetto sono disumane, non c’è luce, acqua, fognature. Dal 2011 Emergency, che di solito opera in zone martoriate da conflitti bellici, mette a disposizione un ambulatorio mobile, a dimostrazione del fatto che nelle campagne del nord della Puglia ci sono le stesse condizioni dei paesi in guerra. Questi moderni schiavi sono per la maggior parte immigrati irregolari, il che li rende ricattabili dai loro aguzzini (ecco un altro esempio della scelleratezza della legge Bossi-Fini) e vengono pagati una miseria, 20 euro circa al giorno. Sempre che il caporale sia disposto a pagare, perché può succedere che voglia tenersi i soldi per se, e chi protesta viene preso a sprangate.

Il 18 settembre, la trasmissione televisiva francese Cash Investigation (paragonabile al nostro Report) in onda su France 2, si è occupata del fenomeno del caporalato. I giornalisti di Cash Investigation sono partiti dai prodotti a basso costo in vendita nei supermercati francesi, fino ad arrivare al luogo di produzione: la Puglia. E’ lecito chiedersi come mai certi prodotti hanno un prezzo così basso, può succedere che dietro un “basso costo” si nasconda lo sfuttamento di esseri umani nell’Europa premio Nobel per la Pace 2012. A parte la cecità cronica delle istituzioni di fronte a questo dramma, fa rabbia sapere che la ricchezza di certe aziende agricole deriva dalla schiavitù, che alcune famiglie hanno patrimoni miliardari in virtù del loro status di moderni latifondisti. Una sub-cultura capitalistica senza etica dove l’unica legge è il guadagno, poco importa se deriva dalla sofferenza di altri esseri umani, tanto “…si è imprenditori”. 

Per chi volesse ascoltare le voci di questi nuovi schiavi, può farlo con le registrazioni di Radio Ghetto. Una radio che trasmetteva proprio dal Getto, raccontando le storie di chi ci vive.

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