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Liberalizzazione #Taxi, la missione impossibile

I Taxi italiani sono cari? Negli anni abbiamo assistito a una vera guerra di cifre. Alle lamentele dei consumatori, i tassisti hanno risposto con un rapporto del 2010 che confronta le tariffe di varie città in tutto il mondo. Rapporto però che non considera lo stipendio medio degli abitanti delle città prese in esame:  pagare 20€ di taxi quando guadagni 1200€ al mese è diverso di pagare la stessa cifra con uno stipendio doppio o triplo. Come suggerito anche dall’indagine dei tassisti, ho confrontato quindi le attuali tariffe dei taxi europei e americani con il livello salariale medio rintracciabile nella ricerca “Price and Earnings” della UBS che confronta i parametri economici di 72 città nel mondo. Escono fuori i seguenti risultati:

Qds Taxi1-3

Roma e Milano si attestano in alta classifica per quanto riguarda la “spostata”, ovvero la tariffa di partenza del taxi, e per quanto riguarda la tariffa oraria di attesa. Va  meglio invece per la tariffa chilometrica, dove le città italiane si attestano a metà classifica:

Qds Taxi2Prezzi medio-alti, quindi, se rapportiamo le tariffe con i salari degli italiani. Il distacco con Madrid e Barcellona, città gemelle di Milano a livello di salario, è notevole. La Spagna, una delle mete turistiche più ambite, è probabilmente uno dei motivi per cui i consumatori tornati dalle vacanze, toccano con mano la differenza, andando ad aumentare le schiere di chi si lamenta delle tariffe dei taxi nostrani. I prezzi alti non sono dovuti alle poche licenze in circolazione, la densità di taxi a Milano, per esempio, è una delle più alte in Europa. Il problema è l’atavica incapacità della politica italiana di smantellare i privilegi corporativi. Siamo un paese in cui il bene pubblico passa sempre in secondo piano rispetto a quello delle lobby e dei poteri più o meno forti. Bersani e Monti hanno dovuto cedere alla corporazione dei tassisti, che è obiettivamente organizzata: quando protesta si fa sentire e, soprattutto localmente, influisce di parecchio sulle sorti elettorali.

Quello che un cittadino comune non capisce è perchè un lavoro, che come requisiti minimi ha praticamente solo la licenza taxi e la patente B, possa di fatto permettere un introito mensile più che ragguardevole, al confronto dello stipendio medio da fame, per esempio, dei ricercatori o degli insegnanti. Qui si entra ovviamente in un’altra questione spinosa: ha ragione Panorama a dire che un tassista se ha un mese fortunato si porta a casa 4.600 euro netti, oppure bisogna dare retta alla dichiarazione media dei redditi dei tassisti che parla di 14.000 euro all’anno circa?

Servirebbe chiarezza e trasparenza in un settore troppo autogestito, dove le licenze non tornano al Comune ma vengono passate di mano a 150.000€. Servirebbe un Governo con le palle, perchè non si possono lasciare gli Enti Locali da soli a smazzarsi un problema troppo grosso per loro. Ma per ora nulla all’orizzonte, e i tassisti possono stare tranquilli.

Fonti:
amsterdam, athens, barcellona, berlino, bratislava, bruxelles, bucharest, budapest, chicago, copenhagen, dublin, frankfurt, geneva, helsinki, kiev, lisbon, ljubljana, londra, los angeles, luxembourg, lyon, madrid, miami, milano, monaco, montreal, new york, nicosia, oslo, parigi, prague, riga, roma, sidney, sofia, stoccolma, tallinn, toronto, vienna, vilnius, warsaw, zurigo

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dario_parazzoli

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