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Ernesto “Che” Guevara, anch’io ti ricorderò

Quarantasei anni or sono moriva, dopo la cattura nella gola dello Yuro, Ernesto Rafael Guevara de la Serna, detto il Che.
Il rivoluzionario argentino, leader indiscusso insieme a Fidel Castro della rivoluzione cubana, conquistò le anime ed i cuori di milioni di poveri e sfruttati dalle logiche barbariche del capitalismo, quella “pirateria organizzata da pochi che si appropriano del lavoro di molti” per usare le sue parole, durante la sua vita ma soprattutto dopo la sua scomparsa.

Il 9 di Ottobre del 1967 “Il Terzo Mondo piange”, canta Francesco Guccini in “Stagioni”, raccontando così la fine di quel “sogno di una cosa”, potremmo dire con Marx; il sogno di un altro mondo possibile, incarnato da uno degli uomini che più di tutti sfidò il dogma capitalistico dell’intrasformabilità del mondo e, quindi, della mera sopportazione delle sue contraddizioni.

Non ricorderò qui, oggi, le sue imprese rivoluzionarie da Cuba fino alla Bolivia, la sua esperienza come ministro dell’Economia a Cuba, dato che numerose opere possono raccontarlo molto meglio di me. Con questo articolo voglio ricordare il messaggio che il Che ancora oggi trasmette, che mi permetto di riassumere con questa sua citazione a me cara:

Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!

Dopo 46 anni quella libertà dalla “schiavitù salariata” e dalla logica onni-mercificante del modo di produzione capitalistico, nonché dall’imperialismo, non è ancora stata conquistata.

Quello spirito rivoluzionario di un tempo si è assuefatto. Ci siamo rassegnati ad una mera sopportazione dell’attuale, lasciando che la lotta di classe venisse perpetrata dal Capitale contro di noi, contro noi “venditori di forza-lavoro”, direbbe Marx, o noi “classe subalterna”, per dirla con Gramsci.

Se Che Guevara ci ha lasciato qualcosa, è proprio quella rinuncia ad accettare così com’è il mondo in cui viviamo la nostra esistenza, a lottare per elevare noi stessi e per sviluppare la piena ontologia umana, la “libera individualità”.
Quarantasei anni dopo il Che è ancora lì a mostrarci che quell’imperialismo (fase suprema del capitalismo direbbe Lenin), contro cui si batté fino a morire, nelle terre boliviane, è ancora lì ad operare barbarie indisturbato da critiche (si pensi all’Iraq, all’Afghanistan, alla Libia, alla Siria e a tanti altri casi).

Riscoprire e ricordare Ernesto Guevara vuol dire tornare ad essere anti-capitalisti, uscire da questo lager mentale del “capitalismo sive natura” (Fusaro), cioè un capitalismo naturalizzato e perciò stesso intrasformabile, e tornare a credere che “un altro mondo è possibile”, un mondo in cui le catene capitalistiche vengano spezzate poichè, come Guevara ci insegnò, “nessuno è libero finché anche un solo uomo al mondo sarà in catene”.

Questo penso, da 46 anni, continui a dirci Ernesto Guevara. Non possiamo avere la libertà senza la lotta.
Onore al Comandante Ernesto Rafael Guevara de la Serna! Hasta la Victoria, Siempre!

Oggi ti ricorda la tua gente, Cuba viva sotto il sole, la Sierra che ti ha visto vincitore! Addio addio, chi mai ti scorderà! Addio addio, anch’io ti ricorderò!

Sergio Endrigo – Anch’io ti ricorderò

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

1 Commento

  1. La frase citata (Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!) non è di Guevara, ma di Fidel Castro: si trova sull’introduzione del Diario del Che in Bolivia.

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