L’impossibile default degli Stati Uniti

E’ di ieri la notizia del probabile “shutdown” degli Stati Uniti, ossia la sospensione di diverse attività del Governo Federale.
La problematica nasce a seguito del rifiuto dei Repubblicani di approvare il bilancio contenente anche la legge sulla Sanità proposta da Obama. Senza l’ok sul bilancio, la spesa pubblica resta immobilizzata, e a farne le spese saranno quei servizi classificati come “non essenziali”.
Stiamo parlando, ad esempio, di musei, di parchi nazionali, dei siti della Guerra Civile, dello zoo nazionale e molto altro.

Saranno comunque garantite, invece, quelle spese obbligatorie nelle quali rientrano le spese sanitarie (Medicare e Medicaid), gli assegni per la disoccupazione, il pagamento delle pensioni, ecc…
Ciò che si avrà, almeno stando alle ultime notizie, quindi è uno shutdown, un blocco di numerose attività governative non essenziali.

Stando a quanto riportato da Il Fatto Quotidiano però, se nei prossimi giorni l’accordo sul budget dovesse continuare a mancare, lo shutdown si trasformerebbe nel rischio default su circa il 30% degli obblighi finanziari degli Stati Uniti.

Come chi ha letto diversi miei articoli ormai sa, quella del probabile default americano è una colossale falsità.
Senza scomodare le tonnellate di letteratura scientifica in materia di Economia Monetaria e/o Macro-Economia, qualsiasi Stato monopolista della propria valuta fiat (di cui le caratteristiche sono: 1) è di proprietà dello Stato che la emette, 2) ha un tasso di cambio fluttuante, 3) il suo valore non è agganciato a nessun’altra valuta o commodity) potrà sempre onorare il proprio debito pubblico denominato nella sua valuta, e far fronte potenzialmente a tutte le voci di spesa pubblica.

A tal proposito interviene anche il Premio Nobel Joseph Stiglitz, il quale ammette tranquillamente che per gli Stati Uniti c’è “zero probabilità di default”:

Anche l’ex Presidente della Federal Reserve Alan Greenspan (non certo un eterodosso) ammette l’impossibilità del default americano, poichè “possiamo sempre stampare moneta” per ripagare i nostri debiti:

Come ultima testimonianza possiamo portare quella di Charles Goodhart, eminente economista inglese, Professore Emerito alla London School of Economics ed ex membro del Bank of England’s Monetary Policy Committee dal 1997 al 2000:

Sono 300 anni che ci dicono che il debito pubblico è un problema, ma sono 300 anni che non lo è!

Quella del default americano, quindi, è l’ennesima falsità frutto della non comprensione di come operino i sistemi monetari.
Il problema è che, per tali incomprensioni, ci rimette l’intera comunità, come gli 800.000 lavoratori del settore pubblico americano che rischiano il posto di lavoro.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell’Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna.
Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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