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Grecia, i numeri di una barbarie

Quella della violenza dell’economia è, oggi, una realtà perfettamente evidente. Gli strumenti dello “spread”, del “debito pubblico” e idilliache parole come “riforme strutturali” (che significano SAPs –Structural Adjustment Programs-) vengono utilizzate come clava contro i più basilari diritti dell’uomo e come armi volte alla distruzione di diritti sociali conquistati in decenni di lotte.

Tra le tante vittime della violenza economica vi troviamo la Grecia, culla della democrazia e della filosofia.
Eppure Rosa Luxemburg nel 1915 ci avvertì, con la nota frase “Socialismo o barbarie”.
E come non definire “barbarie” ciò che oggi la nuova tipologia di gerarca (quello europeo) sta compiendo sul popolo greco? Come non definire “barbarie” l’unica ideologia dominante dopo il 1989, quella capitalistica e della forma merce?
Utilizzando brevemente la filosofia per comprendere l’attuale tempo storico (Hegel avrebbe detto che “la filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero”), potremmo dire che come un tempo il gerarca nazista controllava e uccideva i prigionieri nei campi di concentramento e di sterminio, oggi il gerarca europeo, non più attraverso i fucili ma attraverso le armi dell’economia, uccide e violenta le sue vittime, tra cui il popolo greco.
Ed è curioso che molti “intellettuali” (non a caso il filosofo Costanzo Preve li definisce “un gruppo dominato della classe dominante”, riprendendo il sociologo francese Pierre Bordieu) non identifichino come violenza quella dell’economia appena descritta, ma sono però pronti ad etichettare come violenza quella di chi resiste (ad esempio quella dei NO TAV, su cui consiglio di leggere questo articolo del filosofo Diego Fusaro).

Ebbene, veniamo ai numeri della barbarie.

Da quando la Grecia ha iniziato ad essere violentata dai “salvataggi” della Troika (FMI, BCE, Commissione Europea), la crescita della sua popolazione ha cominciato a diminuire bruscamente fino a divenire negativa, come si può notare dal seguente grafico.

Un crollo spaventoso, frutto soprattutto delle politiche barbariche imposte dal triumvirato sopraccitato. I greci, ridotti anno dopo anno a mera merce da sacrificare sull’altare del Capitale, per sfuggire a tale inumano processo hanno percorso, purtroppo, quella via che ha posto fine alle loro sofferenze: il suicidio.
Come si può notare dal grafico sottostante, nel solo 2011 sono 477 i greci che hanno voluto porre fine alla loro esistenza.

Il tasso di suicidi in Grecia, come riportato dall’Hellenic Statistical Authority, dal 2007 al 2011 è cresciuto del 43%  (nel solo 2011 l’aumento è stato del 26,5% rispetto all’anno precedente).

A sbugiardare le false litanie sul “salvataggio” e “la ripresa” (suona familiare?!) della Grecia, ci sono, purtroppo, anche i dati relativi alla disoccupazione.
Il grafico seguente mostra che il tasso di disoccupazione in Grecia tocca il 27%, 16 punti in più rispetto alla media dell’Unione Europea.

A rendere ancora più drammatica la situazione occupazionale, vi sono i dati sulla disoccupazione giovanile. Come potete notare chiaramente dal grafico sottostante, la Grecia ha la massima disoccupazione giovanile tra i paesi europei, pari al 64,9%.
A dimostrazione dei dati mostrati nel grafico, anche un articolo del Telegraph

I numeri della barbarie greca si chiudono con 400.000 bambini che soffrono di denutrizione e che vivono in condizioni malsane. E nonostante ciò, sempre più bambini sono costretti ad essere abbandonati dai loro genitori, spogliati di qualsiasi dignità in nome del Dio mercato e dell’Europa, anche quella di poter accudire e crescere un figlio.

L’unica alternativa alla barbarie è quella di opporsi fermamente e di rifiutare le logiche predatorie del capitalismo (per dirla con il sociologo Zygmunt Bauman), di rifiutare il monoteismo del mercato imperante e gli ordini del gerarca europeo.
In nome della dignità umana, tutto ciò non è tollerabile.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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