Karl-Marx-008

La dissoluzione dell’anti-capitalismo e la necessità di ripartire da Marx

Di Capitalismo non si parla più. Dalle macerie del Muro di Berlino ad oggi viviamo in quello che, con formula spinoziana spesso ricordata dal filosofo Diego Fusaro, potrebbe chiamarsi “Capitalismo sive Natura”.
Un Capitalismo che si naturalizza e per ciò stesso diventa mero oggetto di contemplazione e di interpretazione, indisturbato da critiche.

In questa supina accettazione dell’attuale status-quo capitalistico, la (fu) Sinistra la fa da protagonista. Negli ultimi 30 anni, essa ha abdicato totalmente al Capitale e alle sue leggi tanto da essersi resa la sua più strenua protettrice.
Eppure, l’anti-capitalismo caratterizzò spesso nel ‘900 le formazioni politico-culturali dei comunisti e del movimento operaio.

Oggi, invece, come pocanzi detto, viviamo nell’epoca in cui il capitalismo si naturalizza, diventa una realtà immutabile che dobbiamo semplicemente contemplare e sopportare, in tutte le sue contraddizioni. Come se esso fosse l’unico mondo possibile, come se dal 1989 vivessimo “la fine della Storia” (Fukuyama).

Una Sinistra, quindi, che ha deposto le armi della critica marxiana di fronte al modo di produzione capitalistico e che ne accetta totalmente il modus operandi.
Riprendendo nuovamente la brillante analisi di Diego Fusaro, la Sinistra è passata dall’elogio del rivoluzionario anti-capitalista a quello del ribelle nel capitalismo.

Come Norberto Bobbio scrisse nel 1994, la Sinistra si caratterizza dalla Destra per “l’eguaglianza”. Ma come è possibile garantire l’eguaglianza se si accettano le leggi del mercato e il capitalismo?
Questa è una domanda che non trova risposta.

Un “capitalismo egualitario” è un tremendo ossimoro. Il capitalismo procede sullo sfruttamento, sulle diseguaglianze, sulla povertà e sulla miseria. Nonostante la mega-macchina della produzione capitalistica potrebbe potenzialmente generare le risorse per l’esistenza di tutti, nella realtà troviamo che essa crea aree del mondo totalmente marginalizzate, dove la fame e la miseria regnano sovrane in nome del “progresso” e del Capitale.
Il Capitalismo genera distruzione dell’ecosistema nel quale trascorriamo la nostra esistenza.

Nell’attuale panorama politico, dove assistiamo a una estremizzazione di centro, ovvero con partiti di centro-destra, centro e centro-sinistra, vige un pluralismo di facciata, dove le forze politiche si differenziano solo su questioni che potremmo definire marginali, senza mai e poi mai scontrarsi su quelle che sono le tematiche fondamentali: la supremazia dell’economico sul politico, l’accettazione supina del nomos dell’economia e della globalizzazione come eventi naturali e, collegata a queste, la strenua difesa dell’Euro e delle istituzioni europee.

Se l’anti-capitalismo scompare tra le fila di quella che un tempo poteva chiamarsi Sinistra, accettando quindi l’attuale status-quo come realtà immutabile, restano questioni marginali a dividerla dalla Destra.
Come si potrebbe dire di voler “difendere i lavoratori” se si accettano le leggi dell’Euro di deflazione salariale e di distruzione dei diritti sociali conquistati con il sangue sulle strade?
Come si può dire di volere “l’eguaglianza” se poi si accetta il mondo capitalistico che mostra l’eguaglianza legale (tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, ecc…) nascondendo la diseguaglianza sociale e la subordinazione del lavoro al Capitale, legittimando la presenza di dominanti e dominati?

Destra e Sinistra, oggi, si caratterizzano quindi per essere i poli di un unico sistema: quello capitalistico.

In tutto questo (e in molto altro) sta l’attualità di Marx, benchè molti ne celebrino i funerali, recitando un esorcismo che vuole mettere a morte colui che più di ogni altro ha criticato chirurgicamente la società capitalistica, e per ciò stesso è vivo.
Marx, quindi, come segnalatore di una società insita di contraddizioni e di diseguaglianze che, lungi dall’essere “libera” (come ne dicono i suoi sostenitori), è invece caratterizzata da una nuova forma di schiavitù: la schiavitù salariata.

Per questo (e non solo) bisogna tornare all’anti-capitalismo, ripartendo da Karl Marx.

Commenta con il tuo account Facebook

Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

Lascia un Commento