In Francia Le Pen sbaraglia i Socialisti sull’Euro

In Francia, dopo le elezioni a Villeneuve-sur-Lot, roccaforte dei socialisti francesi, in cui il candidato 23enne del Front National Étienne Bousquet-Cassagne ha sbaragliato il suo avversario del Partito Socialista, il Front National di Marine Le Pen sembra puntare all’Eliseo.

Nell’attuale contesto di crisi economica che sta divorando vite, famiglie, affetti imponendo sofferenze inimmaginabili, il Front National punta tutto sulla battaglia contro l’Euro e la tecnocrazia europea, al fine di rilanciare e tutelare il modello sociale francese.

Come riporta il giornale britannico The Telegraph, Marine Le Pen è convinta che “l’Euro cessa di esistere nel momento in cui la Francia lascerà, ed è questa la nostra grande forza. A quel punto cosa faranno? Manderanno i carri armati?” si chiede la leader dell’estrema destra.

“L’Europa è un grande bluff” – continua Le Pen – perchè “da un lato c’è l’enorme potere dei popoli sovrani mentre dall’altro ci sono pochi tecnocrati”

Insomma, l’estrema destra sembra occupare le sterminate praterie del disastro dell’Euro lasciatele dalla Sinistra, cavalcando anche tematiche quali l’anticapitalismo e la difesa del modello sociale francese, una volta baluardi dei socialisti e della Sinistra. A fronte di ciò non c’è da sorprendersi che parte dell’elettorato una volta di sinistra, si stia spostando al Front National.

Per la prima volta, il Front National sembra aver raggiunto il livello dei partiti che, dal secondo dopoguerra ad oggi, hanno governato la Francia, ovvero i Socialisti ed i Gaullisti. Le Pen può così puntare all’Eliseo e rompere la camicia di forza dell’Euro che sta strangolando i paesi del Sud Europa.

L’avanzata dell’estrema destra è un fattore molto preoccupante che, però, ha le sue radici nella mancanza di volontà della sinistra di opporsi ad un sistema monetario fondato su una filosofia economica intrinsecamente di destra. Sembra che in Francia, comunque, nel Front de Gauche di Mélenchon si stia dibattendo se uscire o meno dall’Euro a fronte delle analisi portate dall’economista francese Jacques Sapir, direttore de L’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales,  vicino al Front de Gauche, sulle quali si basa anche la campagna contro l’Euro di Marine Le Pen.

In Italia tutto tace. Del PD è inutile parlare, poiché sempre inginocchiato di fronte ai diktat di Bruxelles e del FMI e alle politiche di austerity che stanno portando questo paese alla fame.

Nell’opinione pubblica italiana sembra emergere un fievole dibattito a riguardo ma, purtroppo, si è tuttora lobotomizzati da quello che Noam Chomsky ed Edward S. Herman chiamerebbero “il modello della propaganda”. Eppure in Italia numerosi sono gli economisti vicini (chi più chi meno) alla Sinistra che tentano di aprire un dibattito sull’uscita dall’Euro.

Per l’economista Emiliano Brancaccio l’Euro è ormai un morto che cammina. Occorre tentare una exit strategy da sinistra”. Nella discussione sull’uscita dall’Euro le destre sono in vantaggio, ricorda Brancaccio e “questo appiattimento delle forze di sinistra in difesa dell’Unione monetaria è un fatto sconcertante, che tra l’altro deprime la loro stessa capacità di agire dialetticamente per riformarla […] Io credo invece che la sinistra, per restare fedele a sé stessa e maggiormente ancorata alla realtà della crisi, dovrebbe dichiarare che esiste un limite ai sacrifici che si possono imporre a un paese in nome della permanenza nella zona euro. Lasciare soltanto alla destra e alle forze cosiddette populiste la elaborazione di una eventuale strategia di uscita è un errore che potrebbe rivelarsi fatale.”

Altro economista italiano favorevole all’uscita dell’Italia dall’Euro è Alberto Bagnai, secondo il quale “Rivendicando l’euro la sinistra italiana si è suicidata politicamente, perché l’euro è il coronamento di due progetti non esattamente di sinistra: il progetto imperialistico della Germania, e il progetto di “disciplina” dei sindacati mediante il vincolo esterno, caro alle classi dominanti dei paesi periferici. L’ideologia del “vincolo esterno”, tra l’altro, era intrinsecamente di destra perché disconosceva in modo paternalistico il diritto dei cittadini di orientare le scelte economiche del proprio paese, delegandolo a istanze tecnocratiche spacciate per indipendenti, e si basava su un ampio progetto di disinformazione, volto a nascondere i costi economici dell’euro ampiamente documentati dalla letteratura economica […]”

In conclusione Bagnai è assolutamente convinto che “continuando a difendere l’euro, per evitare una spiacevole autocritica, la sinistra si espone al rischio di essere sorpassata a sinistra. Lascerà cioè un argomento vero e inoppugnabile (l’euro ha strangolato l’economia italiana) in mano alle destre più becere e nazionaliste (dalla Lega in giù). E allora la situazione diventerà difficilmente reversibile.”

Molti altri economisti di caratura internazionale da anni, se non decenni, descrivono tecnicamente e minuziosamente perché “l’Euro è un disastro economico e sociale senza precedenti nella storia” per citare il Professore emerito di Economia Alain Parguez. Alcune dichiarazioni dei suddetti economisti si possono leggere qui.

Eppure in Italia, a Sinistra, (quasi) tutto tace…

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

3 commenti

  1. Non sono assolutamente d’accordo. Ogni volta che si parla dell’Euro in maniera cosi negativa ci si dimentica sempre di cosa c’era prima. Con il vecchio sistema dei tassi di cambio, la Lira era una moneta debole il che creava dei forti costi d’importazione, in particolar modo per le materie prime. E siccome il nostro sistema industriale è sempre stato più debole rispetto agli altri, la politica invece di favorire gli investimenti in innovazione del sistema industriale, ha “drogato” tutti con le svalutazioni competitive, che oltre ad avere effetti di breve periodo (quindi non risolutive) aveva anche ripercussioni negative sull’inflazione e i salari fissi (che fa ci dimentichiamo di quando ci lamentavamo dell’inflazione al 10% l’anno quando andava bene?). Per non parlare degli effetti sul debito pubblico…
    L’Euro piaccia o meno ci ha fatto uscire da quella situazione; ci da un vantaggio sulle importazioni, e le esportazioni sono comunque riuscite a tenere il passo. Abbiamo avuto per le mani una grande possibilità cioè quella di pagare tassi d’interesse bassissimi sul debito pubblico tra il 2001 e il 2010. Tuttavia i governi Berlusconi che avrebbero dovuto gestire quella fase delicatissima, invece di investire quelle risorse in ricerca e innovazione hanno scialacquato tutto in spesa improduttiva (aumentando sia debito che deficit). Sicuramente questo Euro non piace neanche a me.. ma ripeto “questo” Euro, cosi come “questa” Europa.. invece di proporre l’appiattimento della Sinistra sulle posizioni dell’estrema destra e dei populismi, dovremmo cercare di riaprire il dibattito sulla costruzione Europea non per rinegoziarla ma per rilanciarla e superare le istituzioni attuali. Serve trasformare la zona Euro in un’area non solo di unione monetaria ma di unione politica, con una BCE che assuma lo stesso ruolo della Federal Reserve statunitense, l’Unione di bilanciio, con un governo Europeo che sia espressione diretta dei cittadini europei e del Parlamento Europeo; un governo con i poteri necessari per poter effettuare politiche di investimento su scala continentale superando le sterili politiche d’austerity degli ultimi anni volute dai governi conservatori. Ecco la Sinistra che serve! Una Sinostra europeista che rilanci la costruzione europea in chiave FEDERALE come sostenuto da Spinelli nel Manifesto di Ventotene. Una Sinistra che in chiave Europea rinsalda il welfare state, contrasti l’austerity, crei vincoli di solidarietà tra i Paesi membri per impedire che casi come quello greco possano ripetersi.
    Io non voterei mai una Sinistra la cui unica risposta è alzarsi dal tavolo da gioco e rovesciare la scacchiera pensando stupidamente che cosi si risolvi tutto. Lasciamo fare questi ragionamenti alle Le Pen di turno..cerchiamo insieme di puntare più in alto.

    • Le opinioni sono tutte rispettabili ovviamente , ma Caro sig. Vanni nella Sua analisi di condivisibile c’è solo la parte in cui vorrebbe un’Europa diversa con una Banca Centrale che faccia la il suo dovere come la FED o come tutte le banche centrali di quei paesi a sovranità monetaria. Nessuno pensa che gli USA , il Regno unito od il Giappone possano fallire , nonostante il debito colossale, ha mai pensato il perchè??
      La parte iniziale del suo ragionamento sposa la tesi dei media e della propaganda che io chiamerei di regime , ma non c’è assolutamente niente di realistico.
      Le ricordo che abbiamo già fatto l’esperienza di agganciare il cambio della lira ad una moneta forte , il marco , con lo SME e dopo qualche anno ci siamo resi conto che la nostra economia aveva subito un tracollo enorme e ne siamo usciti , fortunatamente. Nonostante tutte le previsioni dei soliti economisti a disposizione del sistema , che preannunciavano catastrofi per le aziende che importavano materie prime e per i consumatori per i costi dell’energia ecc., esattamente come adesso , niente di tutto quello che fù previsto si avverò.
      Questa Europa non ha senso e non sarà mai possibile cambiare la situazione per cui , l’unica alternativa possibile è quella di riprenderci la ns. sovranità monetaria e il debito non sarebbe più un problema cosi grave. Fra le altre cose la componente essenziale del ns. debito pubblico è dovuta ad interessi pagati al famoso mercato.
      Purtroppo capisco che l’opinione diffusa è quella descritta nel suo post che i media hanno contribuito a diffondere.
      Ha mai approfondito quello che i nostro governi hanno concesso all’Europa con i vari trattati da Lisbona in poi e sopratutto con il fiscal compact?? Le consiglio di farlo e forse cambierà opinione. Solo il fiscal compact costerà agli Italiani 45miliardi l’anno per 20anni e come crede che riusciremo a sopravvivere???
      La Grecia è ormai alle porte con buona pace degli Italiani creduloni , indifferenti che non amano capire cosa decidono i ns. politici e magari preferiscono osannarli e difenderli in tutte le situazioni.
      Io sono o meglio ero di sinistra non saprei dove collocarmi adesso , ma non esiterei un’attimo a seguire una destra che abbia come obbiettivo quello di riprenderci la nostra SOVRANITA’.

  2. Se le mie opinioni sono influenzate dalla “propaganda” di regime.. le sue sono influenzate dalla propaganda populista che naviga spinta dal vento della menata del “riprendiamoci la sovranità monetaria”.
    Forse prima non mi sono spiegato bene. L’Euro indubbiamente è stato fatto male, è un processo incompleto che i governi conservatori non hanno voluto portare avanti con l’unione politica dopo quella monetaria. Tuttavia è falso affermare che l’Euro non abbia avuto dei vantaggi potenziali che l’italia non ha saputo sfruttare ringraziando B. e Tremonti. Le ripeto, i tassi d’interesse pagati sul debito pubblico fino al 2008 erano praticamente uguali a quelli pagati dalla Germania (l’1% circa) e il tanto odiato SPREAD era sotto i 100 punti. Il problema dell’Italia non è la moneta, è la miseria di investimenti che sono stati fatti nel settore industriale e produttivo. La nostra perdita di competitività non può essere imputata all’Euro, o peggio ancora non possiamo pensare di risolvere il problema della competitività, ritornando alla Lira. Si è competitivi sulla qualità dei prodotti, sull’innovazione, sull’efficienza energetica di tutto il comparto produttivo (L’ILVA ha macchinari e tecnologie indietro di 20 anni minimo rispetto al resto del settore siderurgico Europeo).
    Ritornando al discorso sull’Euro io voglio dire questo: ci sono 2 modi per “riprenderci la sovranità”. uno di Destra, facile (apparentemente), populista, nostalgico e quasi rassicurante che è il ritorno alla Lira, i cui effetti sarebbero catastrofici (almeno seconndo me che vanto una certa autonomia gli studi che faccio e le informazion che ricevo). L’altro difficile, che vorrei fosse di Sinistra, che è quello della costruzione dell’Unione Politica dell’Eurozona e creare una Sovranità condivisa con gli altri Stati. Una sovranità che trovi la sua legittimazione non nelle stanze chiuse dei palazzi di Bruxelles ma in una riformata democrazia europea con delle istituzioni elette e responsabili di fronte ai cittadini di tutta l’Eurozona. Un governo federale europeo può tranquillamente superare le rigidità imposte dai Trattati come il Fiscal Compact che da solo certo rappresenta un grosso problema. Senza un patto per la crescita non si va avanti, è la crescita la si deve ricercare insieme.

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