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L’Accademia della Crusca insorge: ‘Basta con gli aggettivi a caso!’

E’ in atto un’accesa querelle tra l’Accademia della Crusca, prestigioso istituto per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana, e i giornalisti di alcune tra le maggiori testate italiane.

In una recente pubblicazione gli accademici avevano rilevato come in Italia si sia perdendo un concetto non marginale, il concetto di ‘significato’ delle parole.

‘Ma che mi significa ‘sto significato?’ – avrebbe affermato il direttore dell’Eco di Vinchiaturo – ‘L’Accademia si comporta come la sorella brutta di Cenerentola, come si chiamava quel roito? Ah sì: Genoveffa!’

Sin da subito nessuno degli Accademici ha ceduto sul piano dell’attacco. ‘Non hanno ribattuto perché non sanno neanche chi è Genoveffa! Altro che accademici, questi non hanno visto neanche i cartoni di Walt Disney, ma dove vogliono andare?! Chi li paga? Venduti!’

Non volendo scontrarsi sul piano del”aggettivo in libertà’, l’Accademia ha pubblicato una nota in cui si auspica un nuovo modello di redazione delle pagine dei giornali, ovvero con l’inserimento di una nota a piè di pagina nella quale si fornisca la definizione di ogni aggettivo, come da vocabolario della lingua italiana. ‘E’ un’inversione possibile di questo stato delle cose’ – è spiegato nella nota.

‘Statisti!’ ‘Cosisti!’- rilancia Mino Pacchialone, vicedirettore de ‘La carta straccia’ – ‘Possibilisti della domenica!’.

Anche una delle maggiori eminenze del giornalismo italiano è intervenuto sottolineando come, sebbene l’Accademia sia un istituto che da lustro alla storia del nostro Paese, è possibile leggere nella loro azione ‘gravi ingerenze della lobbie degli stitici’. Continua nel suo editoriale: ‘Sappiamo bene che a tutti coloro a cui piace la crusca sono invisi alcuni comportamenti alimentari tipici dell’italianità più autentica. Anche se con rammarico, la mia onestà intellettuale mi costringe ad ammettere che sono degli snob e dei repressi!’

Un parlamentare, ex giornalista, raccoglie il sospetto dell’eminente giornalista e propone una commissione parlamentare che indaghi per capire chi ci sia veramente dietro questa accademia della crusca. ‘Pauperisti!’ – li epiteta il politico – ‘Perché scegliere come farina la crusca, e non quella ’00’? Perché scegliere la tipologia fatta con gli scarti? Scarti di che? Forse loro sono gli scarti della cultura! Scartati!’
L’occhio del ciclone nel mezzo del quale si trovano gli accademici non pare placarsi.

L’ultima accusa vedrebbe l’intervento dell’Accademia come un progetto studiato di viral marketing sovvenzionato dalla Kellog’s per pubblicizzare la nuova linea di cereali per la colazione.

Dopo l’ennesimo attacco il direttore dell’Accademia ha deciso di intervenire con un editoriale su un noto giornale, che per l’occasione è andato in stampa con il doppio delle pagine a causa di tutte le note a piè di pagina costretto a inserire. Il direttore ricorda come – “un altro caso nella storia di ‘delirium aggettivensis’ si registri durante l’ultima peste bubbonica scoppiata in Italia agli inizi dell’ottocento. Gli intellettuali del tempo si inviavano lettere in cui gli aggettivi utilizzati erano poco pertinenti, ma è da considerare che a quei tempi l’epidemia causava stati febbricitanti molto duraturi, quindi per allora possiamo spiegarla così mentre ciò che sta accadendo ai nostri giorni non so. Sono confuso.”
Dall’ultimo editoriale del direttore dell’Accademia si sono perse le tracce, le ultime risalgono al ritrovamento della fattura per l’acquisto di un abbonamento annuale in un centro benessere della Val Brembana.

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Maddalena Licciardi

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