Leukämie-uni

Sperimentazione e Leucemia: analisi di un caso

di Luciano Giacò

La leucemia è una un tipo di tumore che colpisce le cellule del sangue: globuli rossi e globuli bianchi. Questi ultimi fanno parte del sistema immunitario, cioè rappresentano le difese dell’organismo nei confronti degli organismi patogeni e delle malattie in generale. Le fasce di età in cui c’è la maggiore incidenza della malattia sono i bambini e gli anziani e la prognosi varia dal tipo di leucemia e dalla precocità della diagnosi. Grazie alle nuove terapie e ad una maggiore conoscenza del funzionamento del sistema immunitario, oggi in alcuni casi è possibile guarire dalla leucemia. Ciò non vale per tutte le forme di tale malattia e la ricerca ha molta strada da percorrere prima di poter trovare una cura per tutte le forme in cui si presenta questo tipo di tumore.

Il trattamento della leucemia comprende la chemioterapia e la radio terapia; a volte è necessario un trapianto di midollo osseo per alcune forme aggressive di tumore perché è proprio nel midollo osseo che hanno origine le cellule del sangue.

Viene da sé che risulti indispensabile comprendere i meccanismi di funzionamento del sistema immunitario per poter trovare una cura ad una malattia che colpisce le fasce anagraficamente più deboli della popolazione.

Uno studio considerato fondamentale per comprendere i meccanismi che portano alla generazione di linfociti (globuli bianchi) maturi risale al 1994 da parte di R. M. Zinkernagel. Grazie ad una serie di esperimenti effettuati su topi, Zinkernagel ha dimostrato che i linfociti prima di entrare in circolo subiscono una doppia selezione che li rende “capaci di riconoscere” gli organismi patogeni ma anche “incapaci di reagire” contro lo stesso organismo di cui fanno parte. Questa scoperta non solo ha gettato le basi per lo sviluppo di terapie contro le leucemie, ma anche contro quelle forme di patologie definite “autoimmunitarie”, fornendo informazioni preziose nel campo dei trapianti.

E’ indubbio che senza l’utilizzo del modello animale non ci sarebbe mai stata questa scoperta e naturalmente oggi non ci sono più studi che prevedono l’uso di animali per la comprensione di questi meccanismi, visto che i dati sono stati largamente confermati dalla comunità scientifica internazionale.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Il modello animale è ancora utilizzato negli esperimenti scientifici e questa scoperta non ha portato a nessuna diminuzione dell’uso animale”. Falso: la comprensione di determinati meccanismi biologici permette che ci sia una lenta ma graduale diminuzione dell’uso di animali semplicemente perchè non è più necessario fare esperimenti su cose che già si conoscono a fondo. Tali meccanismi saranno progressivamente chiariti e la scienza utilizzerà sempre meno animali.

Altri potrebbero dire: “Perchè sperimentare sugli animali? Non lo si potrebbe fare direttamente sull’uomo?”. Parzialmente vero, la sperimentazione clinica prevede una fase di test sull’uomo, ma ciò non esclude un passaggio precedente nel modello animale. Perchè? Semplice: ci sono studi che prevedono il monitoraggio di diverse generazioni e farlo sull’uomo richiederebbe centinaia di anni, sul topo o sul moscerino della frutta (Drosophila melangaster), invece, si hanno diverse generazioni in un breve lasso di tempo. Questo è uno dei motivi che rende indispensabile l’uso di animali nella saprimentazione clinica.

Un’altra obiezione potrebbe essere: “Perchè utilizzare gli animali quando ci sono metodi alternativi?”. Anche questo è parzialmente vero. Se per metodi alternativi si intende esperimenti in vitro, cioè su semplici cellule, anche questa metodologia è utilizzata nel lungo percorso della sperimentazione clinica. Rimane la limitazione che le singole cellule non corrispondono ad un organismo complesso con miliardi di cellule che interagiscono tra loro. Per questo i test in vitro sono utilizzati nelle fasi precoci di sperimentazione. Se invece si intendono metodi alternativi quelli effettuati con simulazioni al computer (in silico), è facile comprendere che non è possibile simulare quello che non si conosce. Inoltre la potenza di calcolo necessaria per simulare soltanto i processi in atto in una singola cellula (quelli che si conoscono), è immensa. Figuriamoci per un sistema complesso come quello di un organismo vivente.

Si potrebbe chiedere: “La scienza potrà in futuro fare a meno dell’uso di animali nella sperimentazione?”. Probabilmente sì, gli studi sono rivolti anche in questo senso. Le implicazioni etiche sono innumerevoli, così come quelle economiche. Questo non significa che ad oggi si possa fare a meno dell’uso di animali. Significherebbe fermare tutto e congelare le conoscenza solo su quello che si sa. Non di darebbe risposta a tutti quei bambini e anziani che aspettano una cura per la loro leucemia. Non si darebbe risposta a tutte quelle persone che hanno malattie che non hanno cura.

Grazie all’utilizzo del modello animale di oggi, avremo un futuro senza l’impiego di animali nella sperimentazione clinica.

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