Sei disoccupato? La colpa è tua.

di Laura Bonaventura

Quando la Fornero chiamò i giovani choosy, collezionando un’altra gaffe epocale, più di qualcuno cascò dal pero. Veramente è da molto prima che la Ministra si insediasse (e pontificasse) che la questione “choosy” era entrata a far parte del pensiero unico.

Avete mai letto titoli (di giornale, blog, tg) del tipo “i lavori che nessuno vuole più fare”? Oppure “lavori anticrisi, ci sono ma nessuno li vuole”? E non vi siete sentiti delle schifezze a volervi addirittura laureare, a non saper aggiustare frighi o a non sapere come si fa la malta?

Mi è capitato qualche giorno fa di leggere un pezzo su Linkiesta sulla possibile introduzione delle Hochschule tedesche anche da noi. Le Hochschule (o Fachhochschule) sono un canale alternativo all’università (in grado di rilasciare bachelor e master ma non titoli di dottorato) rivolte prevalentemente al mondo del lavoro e meno alla ricerca.

Le fonti della crisi dell’occupazione in Italia, quindi, sembrano essere tre:

  1. La scuola non lavora in sinergia con le aziende e in più troppi si diplomano al liceo o vogliono laurearsi a tutti i costi.
  2. Nessuno vuole più fare lavori di tipo artigianale o agricolo, oppure turni in catena di montaggio, pulizie e assistenza agli anziani. Questi posti vengono presi dagli immigrati, mentre gli italiani si lamentano della disoccupazione.
  3. L’Italia è un Paese la cui economia è retta da piccole e medie imprese, perciò bisogna dialogare prima con queste persone. Il sindacalismo, ad esempio, fa parte della vecchia politica.

Il punto 1 è in assoluto il più farlocco di tutti, eppure è stato ripetuto anche in occasione delle primarie del centrosinistra ed è condiviso anche da molti della cosiddetta “base”. La scuola, per quello che ne so io, è un luogo in cui formare i cittadini, non il luogo in cui un  ragazzo deve imparare un mestiere sotto l’occhio vigile dell’azienda che ci mette i soldi e che un domani lo assumerà.

Tornando alla Germania scrivere che lì esistono scuole che indirizzano al lavoro e non menzionare i salari è una svista un po’ grossolana. Un giovane medico in Germania percepisce uno stipendio lordo di 45 mila euro all’anno, un medico specializzato inizia a lavorare in ospedale per 84 mila euro. Andando nel privato, nel mio settore (quello chimico) un laureato percepisce più di 40 mila euro l’anno, dopo il dottorato, nel momento in cui si viene assunti, si parte da 58 mila lordi. A 5 anni dalla laurea (secondo Almalaurea) un lavoratore dello stesso settore, in Italia, percepisce 1700 euro netti di media al mese. Anche tenendo conto della tassazione (quindi dello scarto lordo/netto) guadagna sempre meno del suo collega tedesco appena assunto.

Le aziende che attendono con ansia la sinergia con la scuola, sono disposte ad elargire questi stipendi a un neo-laureato o a un neo-dottorato? E badate bene, non c’è nessuna differenza tra la formazione universitaria tedesca e quella italiana: in nessuno dei due casi è la prassi lavorare con un’azienda già durante gli studi, in nessuno dei due casi si insegna quello che poi si farà fuori, in entrambi i casi si fa ricerca, spesso di base.

Veniamo alle scuole professionali o agli istituti tecnici. Anche in questo caso si lamenta la lontananza dell’insegnamento dalle aziende (spesso definite anche come mondo reale), così quando un ragazzo si affaccia per la prima volta nel mondo del lavoro la scusa per giocare al ribasso (secondo l’ISTAT, in media, il primo stipendio è sotto i 900 euro) è sempre la stessa: non ha esperienza, non sa fare nulla. Cosa ci sarebbe da saper fare non è noto, però si dovrebbe entrare in azienda già “imparati”. Se poi l’azienda usa un altro software rispetto ad AutoCad o fa il Conto Economico su papiro anziché su carta la colpa è dello studente, che ovviamente una volta fatta la maturità non è in grado di imparare queste cose nuove e difficilissime e quindi non merita retribuzione.

Se cercate un impiego nel settore artigianale preparatevi: in tintorie e affini lo stipendio da cui si parte è di 7-800 euro, un apprendista nel settore della lavorazione del legno al secondo anno di lavoro può finalmente aspirare ai 1000 euro. Ma attenzione, anche qui, non sono loro che vi pagano poco, siete voi che non siete nati lavandai e falegnami. Anzi, a volte vi fanno anche un favore perché vi insegnano un mestiere, dovreste ringraziarli, altro che ferie, contributi ai fini pensionistici e via dicendo.

Sì, lo so che non tutti gli imprenditori sono così, come so che ci sono ragazzi che vorrebbero guadagnare senza lavorare. Ci sono e ci saranno sempre. Non è il singolo caso ad essere un problema, è la visione che abbiamo adottato del mondo del lavoro ad essere sbagliata. In una società come la nostra, dove a contare è il prezzo (o lo stipendio), la mia unica “merce” è  il mio lavoro, sono le mie capacità, il potenziale e l’esperienza. Se cominciamo a pensare a queste cose come a un regalo di altri, che non hanno valore se non sono come le vuole il mercato X nel momento Y ci fregheranno sempre, altro che tirare i pomodori alla Fornero o a Brunetta e poi tutti a casa contenti.

8 commenti su “Sei disoccupato? La colpa è tua.”

  1. va a paripasso co il commento di ieri sera a romanzo personale…
    “la crisi non è colpa dei banchieri…pure il cittadino che va sull’autobus senza il biglietto..è un evasore”

  2. Benvenuti nel mondo del capitalismo globalizzato. In America è così da un paio di decenni: si chiama meritocrazia, ossia l’idea che chi ha successo se lo merita e gli altri non meritano niente. Oggi in Italia le inefficienze del sistema pubblico e gli abusi della Casta (entrambe cosa vere e da eliminare) sono i pretesti usati da chi vuole solo imporre un libero mercato integrale, cancellando le conquiste sociali del secondo novecento. A questo lavorano, in modo diverso ma con identico fine, Berlusconi, Grillo, Monti, Renzi. Contro di loro e contro le multinazionali che li sostengono non basta l’indignazione: occorre organizazione.

  3. Io ho una professionalita’ alta, ma tutte le donne dell’est che si son svendute hanno fatto in maniera che con 35 anni di esperienza mi vengano proposti lavori mezzo a nero e l’altra meta’ a chiamata… a 4,50 euro l’ora. fate un po’ voi.

  4. Qualcosa di Sinistra, mi piacerebbe che dedicaste un post al lavoro degli Educatori, mia figlia è Educatrice (non baby sitter come pensano anche molti insegnanti) di due gemelli autistici. Lavoro bellissimo che pochissimi sono in grado di fare con la giusta professionalità ma pagato meno di 7 (sì, sette) euro all’ora.
    Questa è un’altra vergogna italiana, infatti ha deciso di trasferirsi in Francia, dove sicuramente non sono tutte rose e fiori, ma dove questo lavoro è riconosciuto per il suo valore, anche remunerativamente.
    Grazie!

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