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Un’occasione persa o guadagnata?

Non ce l’ha fatta nemmeno stavolta. Alcuni non la voterebbero mai, altri la votano “turandosi il naso”, altri ancora invece la giudicano invotabile per natura. La sinistra italiana, questa volta impersonata dal duetto PD-SEL, non è riuscita a vincere le elezioni e ad ottenere una forte maggioranza parlamentare. O per dirla con le parole del suo segretario “siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto”.

È dal lontano 1996 che il centrosinistra non riesce a vincere la competizione elettorale ottenendo una maggioranza degna di tale nome. Non c’è riuscita nemmeno nel 2006, quando, nonostante la vittoria, conseguì al Senato un vantaggio molto ridotto sui propri avversari (solo due senatori in più). Colpa del “Porcellum” di calderoniana memoria si dirà. Certo. Ma non solo. C’è molto di più.

Una cosa è evidente in queste elezioni. La grande sconfitta è risultata essere la coalizione di centro guidata dall’ex (?) premier Mario Monti. Quest’ultimo ed il suo governo, nell’ultimo anno e mezzo sono stati i promotori di una politica improntata all’austerità, ossia taglio della spesa pubblica, riduzione dei servizi e aumento della tassazione (soprattutto indiretta).

Con l’appoggio dei due principali partiti (PDL e PD) e dell’UDC, in un clima di concordia tra le parti e di sobrietà, sono state approvate tutta una serie di riforme volte a liberalizzare e deregolamentare l’economia italiana, come disponeva la famosa lettera della BCE inviata al governo italiano nell’agosto del 2011.

Tra la riforma delle pensioni e l’introduzione dell’IMU, tra una manovra da 30 miliardi di euro e la riforma del mercato del lavoro, i cittadini italiani si sono visti gradualmente più poveri. L’austerità anziché risolvere la crisi ha fatto piombare il nostro paese in una spirale di recessione, con una conseguente riduzione dei consumi da parte delle famiglie, costretti, per fare un esempio, a destinare i propri risparmi al pagamento dell’IMU, anziché al soddisfacimento di qualche desiderio personale.

Così l’attuazione di tali politiche neoliberiste ha visto come feedback la nascita di una crescente opposizione. Opposizione che però non è stata efficacemente captata dal PD e dalla sinistra in generale, ma dal Movimento 5 Stelle, i cui guru sono il comico Beppe Grillo ed il miliardario Gianroberto Casaleggio.

Forse forte è ancora la memoria di quel Pacchetto Treu varato dall’allora governo Prodi nel lontano 1997. Ma sicuramente molto ha pesato l’appoggio, per non dire la “docile obbedienza” al governo del Professor Monti, e la scelta di non chiedere le elezioni anticipate (che con molta probabilità avrebbero vinto poiché all’epoca la popolarità del Cav era data intorno all’8%). La sinistra sta pagando il prezzo dell’aver votato sempre a favore, in primis alla riforma Fornero sulle pensioni.

Così il voto di protesta è stato intercettato da una nuova formazione politica.

Il movimento di Grillo non fa una critica organica e radicale al liberismo di stampo europeo, tedesco e montiano. Il programma è invece di ispirazione “populista” e accosta elementi di varia natura, come l’introduzione di un reddito di cittadinanza, di ispirazione keynesiana e statalista, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, tanto caro ai neoliberisti di ispirazione statunitense. Tutta la carica della protesta si perde così in un programma dai contenuti vaghi e indistinti, che fa proposte differenti se non in contraddizione tra loro, il tutto contornato da una fiducia quasi religiosa verso la rete e le nuove tecnologie.

Negli ultimi giorni il Movimento è spaccato sul voto di fiducia da dare al futuro (?) governo di centro sinistra che si insedierà il prossimo mese. Anche qui la posizione di molti attivisti non è chiara e sono emersi molti punti di rottura all’interno.

Così con l’ennesima impasse della sinistra abbiamo perso le occasioni di una critica radicale verso vent’anni di politiche di destra che hanno ridotto questo paese ad essere un laboratorio del liberismo.

Una delle alternative più credibili rimane solo cavalcare la protesta assieme agli attivisti 5 stelle e “tifare rivolta” come dice il collettivo bolognese Wu Ming, ossia far esplodere le opposizioni ed i mal di pancia interni.

Ce la faremo questa volta?

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Giacomo Pellini

4 commenti

  1. Cinque Ottobre attraverso Facebook

    Temo di no, che non ce la faremo…

  2. “Tutta la carica della protesta si perde così in un programma dai contenuti vaghi e indistinti, che fa proposte differenti se non in contraddizione tra loro, il tutto contornato da una fiducia quasi religiosa verso la rete e le nuove tecnologie.” Invece lo smacchiatore di giaguari quali contenuti a proposto? Arrivare primi e non vincere, la dice tutta. Fatevene un ragione.

  3. Luigi Giordano “Così l’attuazione di tali politiche neoliberiste ha visto come feedback la nascita di una crescente opposizione. Opposizione che però non è stata efficacemente captata dal PD e dalla sinistra in generale” sai leggere? Al prossimo commento provocatorio e inutile scatta il ban.
    LB

  4. Cinque Ottobre attraverso Facebook

    A proposito, “Ha proposto”…

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