Gay-Kiss

L’ultima fiaccolata della Sinistra

Eccoci qui, a parlare di fiaccolate, uno strumento molto amato dalla popolazione italiana, uno strumento che, sotto la bandiera di forti sentimenti comuni, riesce ad unire persone con ideali politici opposti e, soprattutto, porta nelle piazze persone che ideali politici non ne hanno mai avuti.

Quali sono i motivi che portano all’organizzazione di una fiaccolata? Non sono gli stessi di una manifestazione, come qualcuno potrebbe pensare, anzi, se la manifestazione è (o dovrebbe essere) razionale, informata, magari politicizzata, la fiaccolata è istintiva e si origina da sentimenti condivisi di indignazione o solidarietà. Durante l’anno appena trascorso ci sono state alcune fiaccolate molto partecipate: ricordo quando, dopo l’attentato del 29 maggio alla scuola Morvillo-Falcone, migliaia di persone scesero in piazza. Protestavano contro la mafia, come testimoniano i tanti cartelloni che apparvero nelle piazze italiane, anche qui a Mestre dove risiedo: era ovviamente un attentato mafioso, poiché era stata colpita una scuola che porta il nome di Falcone e poco importava se i boss in carcere sconfessavano l’atto, arrivando persino a ordinare ai loro di cercare il colpevole, poco importava se il modus operandi non era per nulla mafioso, e se tutti gli esperti dichiaravano che la mafia non colpisce così indiscriminatamente: nessuno si lasciava fermare dal dubbio, dall’idea che fosse meglio aspettare almeno i primi risultati delle indagini: la mafia è un nemico che unisce tutti nell’indignazione.
E poi, non passò troppo tempo che le indagini presero un’altra piega, una strada che portò inevitabilmente all’individuazione del  colpevole nella figura di Giovanni Vantaggiato: non un boss mafioso né membro di una qualche organizzazione criminale, ma un uomo comune, in preda a una sua personale follia. Adesso i pm sono pronti a chiedere il rinvio a giudizio dell’uomo, che avrebbe agito per vendetta contro la giustizia che a suo dire non aveva riconosciuto pienamente le sue ragioni come vittima di una truffa.

Le fiaccolate quindi avevano sbagliato obiettivo, non c’è altro modo per dirlo: avrebbero avuto un senso se ci si fosse limitati a esprimere solidarietà, ma ci si è voluti sostituire alla giustizia, in rete e nelle strade i sostenitori dell’ipotesi mafiosa erano feroci con chi invitava alla moderazione e non hanno neppur ritenuto di dover correggere il tiro a ragion veduta, perché una delle peculiarità della fiaccolata è che una volta che è fatta è fatta, inutile rimuginarci su o tentare di stabilire le ragioni o i torti,  passa l’ondata emotiva e tutto torna come prima.

Questo ragionamento ci conduce inevitabilmente ad un’altra grande fiaccolata, quella anti-omofobia indetta dopo il suicidio del cosiddetto “ragazzo con i pantaloni rosa”. Anche in  questo caso, come per la strage alla Morvillo-Falcone, il semplice fatto di voler attendere l’esito delle indagini era sentito come intollerabile, la condanna al presunto fenomeno di bullismo andava espressa senza reticenze come anche era impossibile introdurre un qualche tipo di distinguo: la parte sana della società è inflessibile su queste cose, fioccavano, su chi invitava ad aspettare di conoscere meglio i fatti, le accuse di omofobia o cripto-omofobia.

Giulia Boffa su Orizzonte scuola scriveva “Si è parlato di omofobia contro un ragazzo che manco era gay, ma che importanza ha che lo fosse o no? Ciò che importa è che il bullismo è una piaga sociale, per qualunque motivo si scateni, e va combattuta con tutte le nostre forze, insegnando i valori dell’amicizia verso tutti, verso la diversità.” Ma siamo proprio sicuri che sia così? Siamo proprio sicuri che non sia un errore sostituirsi regolarmente al lavoro dei magistrati? Siamo sicuri che leggi impegnative come una legge sull’omofobia debbano essere proposte e approvate sulla scia dell’emotività e non per un preciso programma politico ragionato? Perché il rischio è quello di aumentare sempre di più le pene per stupratori e omofobi senza effettuare un vero cambiamento sociologico, e io penso che invece la soluzione sia lì, sia nel non considerare l’omosessuale vergognoso e nel non esaltarlo come un eroe, ma nel superare le nostre angosce e riconoscere che i gay sono esattamente uguali a tutti gli altri, oppure, come adesso va più di moda dire, sono come tutti noi, ciascuno diverso da tutti gli altri. In comune fra loro hanno solo una scelta diversa dagli altri, minoritaria, che va considerata senza compassione e buonismo, come una questione privata.  In più la reazione emotiva al suicidio di Alessandro Meluzzi ha avuto altre conseguenze indesiderabili. Come la strage era sicuramente di origine mafiosa, così la causa del suicidio doveva essere l’omofobia dei suoi compagni quindicenni tanto che giornali, televisioni e l’opinione pubblica tutta li condannarono addirittura come istigatori al suicidio.

Anche qui poco importa che Anna Paola Concia, parlamentare del  PD da sempre in lotta per i diritti degli omosessuali e promotrice di una legge anti omofobia, dopo aver parlato coi ragazzi abbia affermato: “Oggi ho incontrato per due ore i compagni di classe e i professori del ragazzo suicida del Liceo Cavour di Roma. Ho voluto farlo per capire cosa fosse accaduto davvero. I ragazzi mi hanno spiegato che hanno un doppio dolore: quello della perdita del loro compagno di classe e quello di essere stati descritti oggi su tutti i siti come i responsabili della sua morte. Li ho trovati sconvolti e ho riscontrato un contesto scolastico assolutamente non ostile alla diversità”.

E anche quando arriva la smentita ufficiale e gli  inquirenti della Procura di Roma dichiarano che “la decisione di togliersi la vita non fu dovuta ad eventi di bullismo od omofobia” e che l’attività di indagine svolta, che ha riguardato anche i messaggi apparsi sul social network  Facebook, ha «portato ad escludere» che il giovane si sia suicidato perché oggetto di bullismo o vessato per questioni omofobe, c’è chi continua a dubitare poiché, si sa, la polizia protegge gli omofobi, soprattutto se ragazzini di un prestigioso liceo romano.

Come nel caso della scuola nessuno fa marcia indietro, nessuno tra quelli che avrebbero linciato quei ragazzi, che auguravano loro la morte, ha fatto pubblica ammenda.

Perché poi stiamo qui a prenderci in giro, a chiederci se la rete fa bene o male, quando è l’imperare di una visione manichea e l’abolizione completa della critica che ci sta condannando a essere marionette, che si indignano, che piangono e che ridono a comando: questo non è colpa di facebook, ma solo nostra.

Certo stare a casa dietro una tastiera col sapere del mondo sotto le mani può portare a sentirsi infallibili, ma è una tendenza comunque presente nella vita quotidiana. Di fiaccolate ce ne sono state altre e l’indignazione dilaga, si può solo sperare che la giustizia e l’attività legislativa siano indipendenti dalle grandi ondate di opinione manipolate dai media: è inutile lamentarsi dei “tecnici” se noi, ogni volta, rinunciamo alla nostra possibilità di esercitare il pensiero critico come bisognerebbe fare in una democrazia.

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Giovan Zane

4 commenti

  1. Giovanni. Ovviamente sono d’accordo con te su molte delle cose che hai scritto, e credo che molti altri lo siano. In particolare la “irrazionalità” delle fiaccolate o la smania di trovare subito persone da incolpare per qualsiasi evento spiacevole, in modo da sentirsi liberi nella propria coscienza individuale o di gruppo: «Io non sono omofobo, Io non sono razzista, Noi siamo quelli contro la mafia, Noi siamo gli antifascisti…».
    Però mi permetto, con molta calma e senza pretendere di aver ragione a tutti i costi, di dissentire con te su un paio di punti.
    Intanto quella che alle orecchie di una persona LGBT suona come una bestialità: «I gay hanno solo in comune una scelta diversa dagli altri». Ma stiamo scherzando? Una scelta? Ma pensi che sarebbero in molti, ancora oggi, quelli che sceglierebbero di essere gay. È vero che io posso scegliere COME vivere il mio orientamento sessuale, nella serenità o nella paura o rimanendo nascosto, ma non posso chiamarlo “scelta”. È per me il mio modo di essere, che mi piace e amo perché – a parte quando faccio qualche stronzata – io “mi piaccio” nei diversi dettagli della mia personalità, ma non è una scelta. Sarà una cosa innata, scritta nei geni (non è la mia opinione), sarà un orientamento che si è venuto a formare nei primi 10-12 anni di vita a seconda delle diverse esperienze, proprio come l’eterosessualità o la bisessualità, ma non l’ho scelto, l’ho “accolto”.
    Secondo punto. Il ragazzo di Roma non era gay. E allora? A parte che a dire che non era gay è stata soprattutto la famiglia, il nonno ha parlato persino di una fidanzatina… Io ci ho visto tanto il desiderio della famiglia di salvare l’onorabilità propria o del povero ragazzo. Ma anche se non fosse stato gay, ripeto, chi se ne frega? Era bisex? Ok. Era etero? Va benissimo. Semplicemente non si era ancora capito bene? D’accordo. Stava emergendo una disforia di genere che magari lo avrebbe condotto a un percorso transessuale? Magari anche… Chi può dirlo?
    Sta di fatto che gli piaceva molto vestirsi e truccarsi secondo canoni di genere che dalla maggioranza vengono bollati come “da donna”. E per questo motivo veniva preso in giro. Anche pesantemente. E chi se ne frega se i violenti o i bulli hanno preso di mira un bersaglio “sbagliato” perché magari non era gay? Sta di fatto che lo facevano PROPRIO per questo motivo. E l’errore sta dalla loro parte.
    Perché quel povero ragazzo si è impiccato? Perché in facebook scrivevano che metteva ribrezzo? Perché qualcuno glielo diceva in faccia? Perché soffriva di depressione clinica? Perché i suoi genitori lo vessavano? E magari non può essere stato un mix di tutte queste cose?
    E per concludere. La sera stessa dell’incontro della Concia con i compagni di classe, mi ha chiamato un ragazzo gay, di due o tre anni piú grande di quello di cui stiamo parlando. Ragazzo gay che studiava al Cavour e che ha cambiato scuola perché non ce la faceva piú a stare lì dentro. Le sue parole sono state piú o meno: «Hanno vinto ancora loro. Hanno preso per il culo pure la Paola Concia. Figli di famiglie borghesi straricche, ovviamente tutti di sinistra. Basta piangere un po’ e si dimostra di essere tutti brava gente». Magari è un giudizio esagerato pure quello, perché magari i ragazzi erano addolorati davvero, o perché magari i violenti erano una minoranza, ovvio che non mi interessa dire: “I colpevoli sono loro”. Anche perché è davvero pericoloso cercare i colpevoli di un suicidio.
    Insomma, e chiudo, scusa per il commento chilometrico: una legge contro la violenza omofoba (fisica, verbale, in ogni forma) ci vuole. Esattamente come l’odio razzista o la violenza di genere presentano delle aggravanti specifiche. Perché certe categorie di persone si trovano piú bersagliate di altre. Non occorre una legge contro l’eterofobia perché… trovami 10 gay in Italia che menano un etero perché è etero! Per trovare 10 etero in Italia pronti a menare un gay perché è gay, beh un giretto in qualsiasi scuola superiore di Mestre o per qualche piazza di Marghera o Treviso è piú che sufficiente. Ovvio che IO come singolo sono uguale-diverso come tutti gli altri, però che ci siano persone che ancora debbano ancora trovare piena libertà è un dato di fatto.
    Marco

    • mi dispiace sinceramente che tu mi dia ragione visto come il tuo commento ricalchi esattamente la posizione di quelle persone che nell’articolo attacco. intanto non ho mai puntato l’attenzione su se il ragazzo forse o non fosse gay perché, come dici tu, non ha importanza. invece è allarmante la presunzione di chi crede di saperne più dei PM perché ” un suo amico gli ha detto…” i PM hanno escluso il movente omofobico e questa per ora è la verità per qualunque garantista.

    • alla parte che inizia con una legge ci vuole non rispondo perché le risposte sono contenute nell’articolo, saluti Giovan battista.

  2. Ciao. La pensiamo diversamente su qualche questione: a me non “dispiace sinceramente” per questo: semplicemente è normale avere punti di vista diversi, e dal confronto ci si arricchisce tutti.

    Hai ragione: la mia osservazione su “un mio amico mi ha detto” era abbastanza debole (il fatto è vero, ma il valore della citazione è debole).
    La magistratura inquirente ha escluso che si possa indagare per istigazione al suicidio, verissimo, ma sono altrettanto vere le prese in giro che si scrivevano su quel ragazzo.

    Resta invece la mia reazione all’uso della parola “scelta” per l’orientamento sessuale. E’ una piccola parola, è vero, ma c’è dietro tutta una posizione culturale che non condivido.

    Sulla legge contro l’omofobia, invece, non ho capito come la pensi. Chiaro che non bisogna fare le leggi come reazione ad un episodio, ma non ho capito se secondo te, in un programma politico, una legge così andrebbe messa o no? Perché tu difendi l’assoluta normalità delle persone LGBT, che non sono né vergognosi né eroi, e naturalmente sono d’accordo con te. Ma molte persone, soprattutto di destra, traggono da questa affermazione una conseguenza abbastanza logica: quindi non ha senso fare leggi contro l’omofobia, bastano le leggi contro la violenza. Perché i gay vogliono essere diversi dagli altri, vogliono essere più protetti degli altri? Non credo che tu la pensi così, giusto? Quindi, secondo te una legge contro l’omofobia va fatta o no? indipendentemente dalla conseguenza che un atto omofobo possa avere provocato, ma semplicemente perché si ritiene che anche la legge (ovviamente non solo quella) possa avere una funzione educativa in vista del “cambiamento sociologico” che entrambi auspichiamo?

    Saluti
    Marco

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